Un cauto ottimismo emerge da Ginevra, dove si è tenuto un nuovo round di colloqui indiretti tra Iran e Stati Uniti sul delicato dossier del programma nucleare di Teheran. Secondo quanto riferito dal ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, le due parti avrebbero raggiunto un’intesa su una “serie di principi guida”, un primo passo che potrebbe spianare la strada verso un accordo più ampio e strutturato. Nonostante questo sviluppo, definito “costruttivo” da Araghchi, la strada per una soluzione definitiva appare ancora lunga e complessa, con nodi cruciali da sciogliere e un contesto geopolitico carico di tensioni.
Un dialogo costruttivo ma senza accordo immediato
I colloqui, svoltisi nella città svizzera martedì 17 febbraio, rappresentano il secondo incontro di questo tipo dopo un precedente round tenutosi in Oman all’inizio del mese. La delegazione iraniana, guidata da Araghchi, ha qualificato il dialogo come “più costruttivo” rispetto al precedente, sottolineando come si sia aperta “una nuova finestra” grazie alla mediazione di paesi amici nella regione, con un ruolo di primo piano svolto dal Sultanato dell’Oman. Anche il ministro degli Esteri omanita, Badr al-Busaidi, ha parlato di “buoni progressi verso l’individuazione di obiettivi comuni e di questioni tecniche rilevanti”. Tuttavia, entrambe le parti hanno precisato che non è stata ancora fissata una data per un prossimo incontro e che “resta ancora da fare molto lavoro”.
L’intesa sui “principi guida” costituisce una base, una sorta di quadro di riferimento su cui iniziare a lavorare alla stesura di un potenziale accordo. “Inizieremo a lavorare al testo di un potenziale accordo”, ha spiegato Araghchi alla televisione di stato iraniana, lasciando intendere che il prossimo passo sarà lo scambio di bozze tra le due delegazioni.
I nodi cruciali della trattativa
Nonostante i segnali di apertura, le posizioni di partenza rimangono divergenti su questioni fondamentali. Gli Stati Uniti continuano a chiedere a Teheran di azzerare la sua capacità di arricchimento dell’uranio, eliminare le scorte di uranio già arricchito e porre restrizioni al suo programma di missili balistici. L’Iran, dal canto suo, pur mostrandosi disposto a discutere la diluizione delle sue riserve di uranio arricchito, pone come condizione imprescindibile la revoca totale delle pesanti sanzioni economiche che gravano sul paese. “La revoca delle sanzioni è parte integrante di qualsiasi accordo”, ribadiscono fonti iraniane, evidenziando come la questione economica sia centrale tanto quanto quella nucleare.
Un altro punto di frizione riguarda la richiesta statunitense che l’Iran cessi il sostegno finanziario e politico alle milizie sciite filo-iraniane nella regione, il cosiddetto “Asse della Resistenza”. Su questo fronte, Teheran rivendica il proprio diritto a un programma nucleare per scopi pacifici e si dichiara pronta a “verifiche” per dimostrare di non perseguire la costruzione di armi atomiche.
Un contesto di alta tensione
I negoziati di Ginevra si svolgono in un clima di forte tensione. In concomitanza con i colloqui, le Guardie della Rivoluzione iraniane hanno condotto esercitazioni militari, arrivando a chiudere per alcune ore lo Stretto di Hormuz, un passaggio strategico per il commercio globale di petrolio e gas. Questa mossa è stata interpretata come una dimostrazione di forza da parte di Teheran. Parallelamente, fonti statunitensi hanno rivelato un crescente nervosismo a Washington, con indiscrezioni che parlano di una probabilità del 90% di un’azione militare contro l’Iran nelle prossime settimane se non si dovesse raggiungere una svolta diplomatica. Gli Stati Uniti hanno inoltre intensificato la loro presenza militare nella regione, inviando decine di aerei da combattimento.
La Guida Suprema iraniana, Ali Khamenei, ha risposto a queste mosse affermando che l’Iran dispone di “armi potenti” in grado di colpire la flotta americana. Questo scambio di minacce rende il percorso diplomatico ancora più fragile e incerto.
Il ruolo della diplomazia internazionale
In questo scenario complesso, il ruolo della diplomazia internazionale è fondamentale. L’Oman si conferma un mediatore chiave, facilitando il dialogo indiretto tra le due parti. Anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) gioca un ruolo cruciale, con il suo direttore generale, Rafael Grossi, che ha avuto contatti con il ministro Araghchi e ha espresso la disponibilità dell’agenzia a supportare i negoziati. L’Unione Europea e i paesi del cosiddetto P5+1 (i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU più la Germania), firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015 (JCPOA), seguono con attenzione gli sviluppi, auspicando una soluzione negoziata e duratura.
Il raggiungimento di un accordo non solo allenterebbe le tensioni in una delle aree più instabili del mondo, ma avrebbe anche importanti ripercussioni economiche, scongiurando interruzioni nelle forniture energetiche globali che potrebbero colpire anche l’Italia, la quale importa una quota significativa di gas naturale liquefatto dal Qatar, paese che transita proprio per lo Stretto di Hormuz.
I prossimi passi, con lo scambio delle bozze di accordo, saranno decisivi per capire se lo spiraglio aperto a Ginevra potrà trasformarsi in un reale percorso di pace o se le tensioni prenderanno il sopravvento. Il mondo osserva con il fiato sospeso, consapevole che la stabilità del Medio Oriente e l’equilibrio geopolitico globale passano anche attraverso i delicati equilibri di questi negoziati.
