Un cauto ottimismo, misto a una palpabile prudenza, emerge dalla conclusione del secondo round di negoziati indiretti sul nucleare tra Iran e Stati Uniti, tenutosi a Ginevra. Le delegazioni, che non si sono incontrate direttamente ma hanno comunicato attraverso la cruciale mediazione del Sultanato dell’Oman, hanno lasciato la sede dei colloqui dopo una giornata intensa, segnando un passo avanti nel complesso percorso diplomatico volto a risolvere una delle questioni più spinose sullo scacchiere internazionale. Sebbene un accordo completo sia ancora lontano, le parti hanno concordato su una serie di “principi guida”, una base comune da cui partire per i futuri incontri.
Un Dialogo a Distanza: Il Ruolo Chiave dell’Oman
I colloqui si sono svolti in una sede diplomatica omanita vicino a Ginevra, confermando il ruolo fondamentale di Mascate come ponte di dialogo tra Washington e Teheran. Da anni, l’Oman agisce come un mediatore discreto e affidabile, capace di mantenere aperti canali di comunicazione anche nei momenti di massima tensione. La scelta di un formato indiretto sottolinea la profonda diffidenza che ancora divide i due paesi, ma allo stesso tempo evidenzia la volontà di esplorare ogni possibile via diplomatica per evitare un’escalation militare. A rappresentare l’Iran era presente il Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, mentre la delegazione statunitense includeva l’inviato per il Medio Oriente Steve Witkoff e Jared Kushner.
I “Principi Guida”: Un Primo Passo Incoraggiante
Il risultato più significativo di questo secondo round è l’intesa raggiunta sui “principi guida” che dovrebbero orientare i futuri negoziati. Sebbene i dettagli di tali principi non siano stati resi pubblici, il Ministro Araghchi ha definito i colloqui “costruttivi”, sottolineando come ora le delegazioni lavoreranno su bozze di accordo da scambiare prima di fissare una data per un terzo incontro. Questo approccio graduale, basato sulla definizione di un quadro condiviso prima di affrontare i dettagli tecnici più complessi, è visto come un segnale positivo. Si è discusso di un possibile percorso per la diluizione dell’uranio arricchito al 60%, un livello vicino alla soglia militare, e di un ritorno più esteso degli ispettori dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA) nei siti nucleari iraniani.
Le Posizioni in Campo: Tra Aperture e Linee Rosse
Le posizioni di partenza rimangono distanti. Gli Stati Uniti chiedono garanzie ferree che impediscano all’Iran di sviluppare armi nucleari, puntando a un azzeramento della capacità di arricchimento dell’uranio e a restrizioni sul programma di missili balistici. Teheran, dal canto suo, rivendica il diritto a un programma nucleare per scopi pacifici e pone come condizione imprescindibile per qualsiasi accordo la revoca totale delle sanzioni economiche che gravano sul paese. La Repubblica Islamica ha escluso categoricamente di negoziare sul proprio programma missilistico, considerato uno strumento di deterrenza fondamentale per la sicurezza nazionale.
Alla vigilia dell’incontro, la tensione era stata alimentata da dichiarazioni incrociate. L’ex presidente statunitense Donald Trump aveva avvertito Teheran delle “conseguenze di un mancato accordo”, mentre le Guardie della Rivoluzione iraniane conducevano esercitazioni militari nello strategico Stretto di Hormuz, un’arteria vitale per il commercio globale di petrolio. Questo contesto rende il dialogo ancora più fragile e complesso.
Il Contesto Economico e Geopolitico
La questione nucleare non può essere scissa dal contesto economico e geopolitico. Le sanzioni internazionali hanno avuto un impatto devastante sull’economia iraniana, e la loro revoca è una priorità assoluta per Teheran. D’altra parte, la stabilità del Medio Oriente e la sicurezza delle rotte energetiche globali sono preoccupazioni primarie per gli Stati Uniti e per la comunità internazionale. Un’eventuale chiusura dello Stretto di Hormuz, ad esempio, avrebbe ripercussioni immediate sui prezzi dell’energia, con conseguenze anche per l’Italia, che importa una quota significativa del suo gas naturale liquefatto dal Qatar attraverso quella rotta.
Prospettive Future: Un Percorso Incerto
Nonostante i progressi, la strada verso un accordo definitivo è ancora lunga e irta di ostacoli. Non è stata fissata una data per il prossimo incontro, subordinato allo scambio e all’elaborazione di bozze condivise. La presenza ai colloqui del direttore dell’AIEA, Rafael Grossi, è stata considerata utile, sottolineando l’importanza del monitoraggio tecnico e della trasparenza. Le prossime settimane saranno decisive per capire se lo spiraglio aperto a Ginevra potrà trasformarsi in un percorso negoziale solido o se le divergenze e le pressioni politiche, sia interne che internazionali, prenderanno il sopravvento. Il dialogo è ripartito, e in una partita così delicata, questo rappresenta già un risultato non trascurabile.
