CALCUTTA – Si chiude un capitolo indimenticabile, ma se ne aprono innumerevoli altri per il futuro del cricket italiano. La Nazionale azzurra si appresta a disputare l’ultimo atto della sua prima, storica partecipazione alla Coppa del Mondo T20. Sul prestigioso prato dell’Eden Gardens di Calcutta, giovedì 19 febbraio alle 6:30 italiane, l’avversario saranno le temibili Indie Occidentali, due volte campioni del mondo e corazzata del cricket internazionale. Un test proibitivo, l’ultimo di un cammino che ha già regalato emozioni e consapevolezza ad un gruppo che ha dimostrato di meritare questo palcoscenico.
Un’avventura mondiale tra sogni e realtà
Il percorso dell’Italia nel Gruppo C di questo Mondiale è stato un crescendo di emozioni e prestazioni. L’esordio contro la Scozia è servito a rompere il ghiaccio e a misurarsi con il livello della competizione. Poi, è arrivata la giornata che resterà incisa a lettere d’oro nella storia dello sport italiano: la vittoria contro il Nepal. Un successo netto, per dieci wicket, contro una squadra che occupa una posizione ben più alta nel ranking mondiale (16ª contro la 27ª dell’Italia), che ha fatto calare il silenzio sul Wankhede Stadium di Mumbai e ha fatto esplodere di gioia il piccolo, ma appassionato, movimento tricolore. Infine, la sfida ai maestri dell’Inghilterra: una sconfitta, come da pronostico, ma arrivata al termine di una partita giocata con coraggio e qualità, che ha strappato applausi e complimenti persino alla stampa britannica. Il Telegraph ha parlato di un’Italia “uscita in un tripudio di gloria”, mentre la BBC ha sottolineato lo “spavento” corso dalla nazionale inglese.
Questi risultati, al di là della classifica che vede gli azzurri matematicamente eliminati, rappresentano il vero trionfo della spedizione italiana. Un’esperienza che, come sottolineato dal capitano Harry Manenti, ha proiettato i giocatori in una dimensione completamente nuova. “Abbiamo ragazzi che non avevano mai giocato sotto i riflettori prima di arrivare qui”, ha dichiarato il capitano. “Ora hanno appena affrontato Jofra Archer, Jamie Overton e Sam Curran, davanti a circa 15.000 persone”. Una crescita esponenziale, un salto quantico per atleti abituati a contesti ben diversi.
Le parole del Capitano: da Roma all’Eden Gardens in 18 mesi
Le parole di Manenti, australiano di origini italiane che con orgoglio veste la maglia azzurra, fotografano perfettamente la portata dell’impresa. “Venivamo da Roma giocando sul sintetico contro alcune nazioni europee di basso livello”, ha raccontato, riferendosi ai wicket artificiali. “Siamo passati da quello ad affrontare l’Inghilterra all’Eden Gardens nell’arco di 18 mesi”. Una scalata rapidissima che testimonia il lavoro e la dedizione della Federazione Cricket Italiana (FCrI), fondata nel 1980, e di un gruppo di giocatori eterogeneo, composto da “nuovi italiani” e oriundi, uniti dalla passione per questo sport e dall’amore per la maglia azzurra.
La squadra è un mosaico di storie e provenienze: giocatori con radici in Pakistan, Sri Lanka, Australia e Sudafrica, che di giorno lavorano come pizzaioli, corrieri o operai e che hanno trovato nel cricket un veicolo di integrazione e riscatto. Questa diversità è la vera forza di una nazionale che ha saputo stupire il mondo.
L’ultima sfida: onorare la maglia contro i “Windies”
Ora, l’ultimo ostacolo si chiama Indie Occidentali. Una squadra che domina il girone e che vanta una tradizione e un palmarès di prim’ordine. Il pronostico è chiuso, ma l’obiettivo degli azzurri è chiaro: giocare a testa alta, dare il massimo e chiudere in bellezza un’avventura che ha già superato ogni più rosea aspettativa. “Poter scendere in campo e competere con le Indie Occidentali, che siamo dalla parte giusta del risultato o meno, è fantastico per il cricket italiano”, ha concluso Manenti. Non c’è più nulla da perdere, solo l’opportunità di mostrare ancora una volta il proprio valore e di accumulare esperienza preziosa in vista dei prossimi impegni, a partire dal sogno di una qualificazione alle Olimpiadi di Los Angeles 2028, dove il cricket tornerà dopo oltre un secolo.
Questa partecipazione mondiale non è un punto d’arrivo, ma un trampolino di lancio. I risultati ottenuti permetteranno di attirare fondi, migliorare le infrastrutture e dare una visibilità senza precedenti a uno sport che in Italia è ancora di nicchia, ma che grazie a questi ragazzi ha dimostrato di avere un potenziale enorme. Il futuro del cricket italiano è appena iniziato, e promette di essere luminoso.
