SOCHI/ANTERSELVA – Una medaglia contesa, un oro che brilla di polemiche a dodici anni di distanza. La staffetta maschile di biathlon 4×7.5 km dei Giochi Olimpici Invernali di Sochi 2014 è tornata prepotentemente alla ribalta delle cronache sportive. Da una parte, il netto rifiuto dell’ex biatleta russo Anton Shipulin di restituire la sua medaglia d’oro. Dall’altra, la gioia, seppur tardiva, del quartetto tedesco che ha finalmente ricevuto il metallo più prezioso.
La genesi del caso: la squalifica di Ustjugov
Tutto ha origine dalla squalifica per doping di Evgenij Ustjugov, uno dei componenti della staffetta russa che trionfò in casa. Le analisi effettuate a posteriori sui campioni prelevati all’atleta hanno rivelato l’uso di oxandrolone, uno steroide anabolizzante. La sentenza, emessa dall’International Biathlon Union (IBU) e confermata in via definitiva dopo i ricorsi, ha portato all’annullamento di tutti i risultati di Ustjugov nel periodo incriminato, inclusa la vittoria olimpica. Di conseguenza, il Comitato Olimpico Internazionale (CIO) ha disposto la riassegnazione delle medaglie.
La ferma posizione di Shipulin: “L’ho conquistata lottando, è mia”
La reazione di Anton Shipulin, oggi deputato alla Duma di Stato, non si è fatta attendere ed è stata perentoria. “L’ho conquistata lottando. È mia, non la restituirò“, ha dichiarato all’emittente russa Match Tv, ribadendo il concetto con forza. Per Shipulin, quella medaglia rappresenta il frutto di un lavoro onesto e non intende privarsene. In un successivo post su Instagram, ha rincarato la dose, legando la sua decisione a una questione più ampia di orgoglio nazionale: cambierà idea solo se “restituiranno ai nostri atleti bandiera e inno, smettendo di umiliarli con lo ‘status neutrale’“. Una presa di posizione che riflette le tensioni esistenti tra lo sport russo e le istituzioni internazionali, acuite dalle sanzioni seguite allo scandalo del doping di Stato.
La cerimonia di Anterselva e l’ironia tedesca
Mentre in Russia la polemica infuria, in Italia, nella cornice di Anterselva, si è celebrata la giustizia sportiva, seppur con un ritardo di dodici anni. I biatleti tedeschi Erik Lesser, Daniel Böhm, Arnd Peiffer e Simon Schempp hanno finalmente potuto appendere al collo la medaglia d’oro. La cerimonia è stata carica di emozione, ma non sono mancate le frecciate. Erik Lesser, con pungente ironia, ha risposto a chi gli chiedeva se avesse ricevuto la medaglia originale di Shipulin: “Credo proprio di no, visto che non ci sono graffi“, alludendo al fatto che il russo avrebbe potuto danneggiarla prima di una ipotetica restituzione. A differenza della Russia, la Germania ha prontamente consegnato le proprie medaglie d’argento al CIO, che le ha poi meritatamente assegnate al quartetto austriaco. Il podio di Sochi 2014 risulta così riscritto: Germania oro, Austria argento e Norvegia bronzo.
Un’ombra lunga sul biathlon e lo sport russo
La vicenda della staffetta di Sochi 2014 è solo l’ultimo capitolo di una lunga e complessa saga legata al doping sistematico che ha inquinato lo sport russo per anni. La squalifica di Ustjugov e la conseguente riassegnazione delle medaglie rappresentano una vittoria per la lotta al doping, ma evidenziano anche le profonde ferite e le controversie che continuano a dividere il mondo dello sport. La ferma opposizione di Shipulin, sostenuta da una narrativa di umiliazione nazionale, getta un’ulteriore ombra su un periodo buio, lasciando l’amaro in bocca a chi crede nei valori fondamentali dell’agonismo leale e del rispetto delle regole.
