L’Unione Europea si prepara a una svolta protezionistica per difendere uno dei suoi settori industriali più strategici: l’automotive. Secondo una bozza del nuovo “Industrial Accelerator Act”, la cui presentazione è attesa per il 26 febbraio, Bruxelles intende vincolare la concessione di aiuti di Stato per i veicoli elettrici a criteri di produzione molto stringenti. L’obiettivo è chiaro: arginare la massiccia concorrenza dei produttori cinesi e rafforzare la filiera produttiva continentale.

Il Cuore della Proposta: Assemblaggio e Componenti “Made in Europe”

La nuova normativa, visionata da diverse testate internazionali, mette nero su bianco due condizioni fondamentali per accedere ai preziosi sussidi pubblici, che si tratti di incentivi all’acquisto per i cittadini o di appalti per le flotte pubbliche. Innanzitutto, i veicoli elettrici, ibridi e a idrogeno dovranno essere interamente assemblati nel territorio dell’Unione Europea. In secondo luogo, una quota significativa dei loro componenti dovrà essere di origine europea. La bozza indica una soglia di almeno il 70% di componenti fabbricati nei Ventisette, calcolata in base al valore. È importante sottolineare che da questo calcolo sarebbero escluse le batterie, per le quali sono comunque previste regole d’origine specifiche per alcuni elementi chiave, data la forte dipendenza attuale dalla Cina.

Questa soglia del 70%, indicata nel testo tra parentesi, segnala che il dibattito tra gli Stati membri è ancora acceso. Da un lato, paesi come la Francia spingono per una linea più dura in nome del principio “Buy European”; dall’altro, nazioni con un’industria automobilistica fortemente globalizzata potrebbero temere le conseguenze di una chiusura eccessiva.

Una Strategia Industriale Contro l’Avanzata Cinese

La mossa della Commissione Europea non è un fulmine a ciel sereno, ma la risposta a una crisi che colpisce duramente il settore manifatturiero europeo, un comparto da 2,6 trilioni di euro. L’industria dell’auto, in particolare, ha visto negli ultimi anni la chiusura di stabilimenti e la perdita di migliaia di posti di lavoro, schiacciata dalla concorrenza cinese a basso costo, dagli alti prezzi dell’energia e dagli oneri della transizione ecologica. I produttori cinesi, sostenuti da ingenti sussidi statali, stanno guadagnando rapidamente quote di mercato in Europa, mettendo a rischio la competitività dei costruttori del Vecchio Continente.

L'”Industrial Accelerator Act” si configura quindi come uno scudo. L’intento è dirottare i fondi pubblici europei verso le aziende che producono e creano valore in Europa, stimolando così l’intera filiera e garantendo una maggiore indipendenza tecnologica. La richiesta di un intervento era arrivata anche da importanti case automobilistiche europee, che in una lettera alla Commissione avevano chiesto di dare priorità alla produzione continentale.

Non Solo Auto: Un Piano a 360 Gradi

La strategia di Bruxelles non si limita al settore automobilistico. Il piano prevede infatti criteri analoghi per altri comparti industriali considerati strategici. Per poter accedere a sovvenzioni o partecipare ad appalti pubblici, si legge nella bozza, almeno il 25% dei prodotti in alluminio e il 30% delle materie plastiche utilizzate per porte e finestre nel settore edilizio dovranno essere prodotti in uno Stato membro. Questo approccio olistico dimostra la volontà di rafforzare la base manifatturiera europea nel suo complesso, introducendo criteri che non si basano solo sul prezzo, ma anche sulla localizzazione produttiva e sull’impatto ambientale.

Voci Discordanti nell’Industria

Se l’obiettivo è largamente condiviso, gli strumenti proposti hanno generato reazioni contrastanti all’interno dell’industria.

  • I Favorevoli: Associazioni della componentistica, come la Clepa, e costruttori come il Gruppo Renault, appoggiano la linea protezionista. Anzi, la Clepa chiede di alzare la soglia dei componenti europei al 75%, per evitare che i produttori cinesi possano aggirare le norme semplicemente assemblando in Europa kit di montaggio provenienti dall’Asia.
  • Gli Scettici: Colossi tedeschi come BMW e Mercedes, che hanno una presenza massiccia sul mercato cinese, guardano all’iniziativa con preoccupazione. Il timore è che una politica eccessivamente protezionistica possa innescare ritorsioni da parte di Pechino, danneggiare le catene di fornitura globali e, in ultima analisi, far aumentare i costi di produzione e i prezzi per i consumatori finali.

La sfida per l’Unione Europea sarà quindi trovare un delicato equilibrio: proteggere la propria industria dalla concorrenza ritenuta sleale senza però cadere in un protezionismo autolesionista, che potrebbe isolare il mercato unico e rallentare la transizione ecologica. La discussione delle prossime settimane sarà cruciale per definire i contorni di una politica industriale che segnerà il futuro dell’auto in Europa.

Di atlante

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