Torino ha reso omaggio a una delle sue figure intellettuali più luminose e coraggiose, Piero Gobetti, in occasione del centenario della sua prematura scomparsa. Al Teatro Carignano, in una cerimonia solenne impreziosita dalla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, il giurista ed ex presidente della Corte Costituzionale, Gustavo Zagrebelsky, ha offerto una rilettura profonda e attuale del pensiero gobettiano. In qualità di presidente del Comitato nazionale per le celebrazioni, Zagrebelsky ha tenuto una lectio magistralis che ha scosso le interpretazioni tradizionali, proponendo una visione più dinamica e incisiva della celebre “rivoluzione liberale”.

“Invece che liberale, la sua rivoluzione dovrebbe dirsi ‘liberatrice'”, ha esordito Zagrebelsky, catturando l’attenzione della platea. Una rivoluzione, ha spiegato il giurista, intesa come la capacità di liberare “forze storiche latenti che attendevano energie intellettuali capaci di renderle consapevoli del compito storico al quale avrebbero dovuto e potuto accingersi”. Con questa affermazione, Zagrebelsky ha spostato l’accento dal liberalismo come dottrina storica consolidata a un processo attivo, un’energia trasformatrice che Gobetti seppe incarnare e promuovere.

Un Liberale Sui Generis Contro il Fascismo

Proseguendo nella sua analisi, Zagrebelsky ha sottolineato come l’opera di Gobetti non possa essere confinata entro i limiti del liberalismo ottocentesco. “A onta dell’aggettivo con il quale egli volle qualificare la sua Rivoluzione, rivoluzione ‘liberale’, la sua opera non ha a che vedere con il liberalismo come esperienza storica alla quale si richiamarono i liberali del secolo precedente”, ha chiarito. Gobetti, dunque, fu un “liberale sui generis”, una definizione che ne evidenzia l’originalità e la rottura con la tradizione. La sua fu una sfida culturale e morale al fascismo nascente, un’opposizione intransigente che gli costò la vita a soli venticinque anni, in esilio a Parigi, dopo ripetute aggressioni squadriste.

La cerimonia ha visto la partecipazione delle massime cariche istituzionali locali, tra cui il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, e il sindaco di Torino, Stefano Lo Russo, che hanno accolto il Capo dello Stato. Nel suo intervento, il sindaco Lo Russo ha evidenziato la sconcertante attualità del pensiero di Gobetti: “Aveva già compreso ciò che molti suoi contemporanei non vollero vedere: che le democrazie non muoiono sempre con un colpo di Stato, ma possono essere svuotate dall’interno, gradualmente, quasi senza che ce ne accorgiamo”. Un monito potente in un’epoca segnata da “fragilità democratiche e da una diffusa sfiducia nelle istituzioni”.

L’Eredità di un Pensiero Coraggioso

L’evento al Carignano ha inaugurato ufficialmente un triennio di iniziative promosse dal Comitato nazionale e dal Centro studi Gobetti, che si estenderanno fino al 2028. L’obiettivo, come spiegato dal direttore del Centro studi, Pietro Polito, è quello di “rimettere in circolo le idee gobettiane” e stimolare una riflessione collettiva sulla sua eredità intellettuale, sul valore della libertà e della cultura come strumenti di partecipazione civile. Le celebrazioni non vogliono essere una mera commemorazione, come ha sottolineato il presidente Cirio, ma “una continuazione di un impegno”.

Zagrebelsky ha descritto la morte di Gobetti come quella di un “martire” o di un “profeta che rende testimonianza della sua fede e della sua coerenza”. Ha ricordato il suo rigore intellettuale e la sua strenua opposizione al fascismo, che Gobetti definì con la celebre espressione “autobiografia della nazione”. La sua lezione, secondo il giurista, si riassume in “tanto studio, rigore, impegno, nessuna paura e soprattutto… nessun voltagabbanismo”.

La presenza del Presidente Mattarella ha conferito un valore particolarmente alto alla giornata. Il suo costante richiamo ai principi della Costituzione e alla dignità della persona trova una chiara eco nell’eredità di Gobetti, tracciando una linea di continuità ideale nella tradizione repubblicana fondata sul coraggio civile e sulla libertà di pensiero. Al termine della cerimonia, il Capo dello Stato si è intrattenuto a colloquio con Zagrebelsky e ha salutato il nipote di Piero Gobetti, Andrea, prima di recarsi in visita alla redazione de “La Stampa”, in un gesto di solidarietà dopo un recente assalto.

Un Messaggio per il Futuro

L’insegnamento di Piero Gobetti, come emerso dalla lectio magistralis e dagli interventi istituzionali, trascende il suo tempo. La sua “rivoluzione liberatrice” è un invito costante alla vigilanza, all’impegno e alla formazione di una coscienza critica. In un mondo che ripropone la tentazione di semplificare la complessità e di usare la paura come leva politica, la figura di questo giovane intellettuale, che la violenza fascista rese “giovane per sempre”, emerge come un faro. La sua eredità ci ricorda che la libertà non è un bene ereditato, ma una conquista quotidiana che richiede il lavoro di tutti, guidati da una mappa di valori come quella tracciata dalla nostra Costituzione.

Di veritas

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