Il Perù, nazione dalla storia tanto ricca quanto politicamente travagliata, si trova ancora una volta sull’orlo di una crisi istituzionale di vaste proporzioni. Il Presidente della Repubblica, José Jerí, affronterà domani un plenum straordinario del Congresso che potrebbe segnare la fine prematura del suo mandato. All’ordine del giorno vi è la discussione e il voto di diverse mozioni di censura presentate da agguerriti settori dell’opposizione, che potrebbero sfociare in un procedimento di impeachment immediato.
Al centro della bufera politica vi è una pesante accusa di presunto traffico di influenze. La Procura Generale ha infatti aperto un’indagine preliminare sul Presidente Jerí per fare luce sulla sua partecipazione a riunioni definite “semi-segrete” con alcuni imprenditori cinesi, sollevando sospetti su possibili favoritismi e accordi poco trasparenti. In un’intervista televisiva rilasciata domenica, il Presidente ha fermamente respinto ogni addebito, appellandosi al rispetto della legalità e chiedendo “che il procedimento scelto dal Parlamento si attenga strettamente alla Carta Costituzionale”.
Una Crisi Annunciata in un Contesto di Instabilità Endemica
La possibile destituzione del Presidente Jerí non è un fulmine a ciel sereno, ma l’ultimo capitolo di una saga di instabilità che attanaglia il Perù da quasi un decennio. Dal 2016, il paese ha visto succedersi ben sette presidenti, un dato che testimonia la profonda fragilità del sistema politico e la costante conflittualità tra potere esecutivo e legislativo. Jerí, 39 anni, ha assunto la presidenza con il compito di traghettare il paese fino a luglio 2026, quando si insedierà il vincitore delle elezioni presidenziali previste per il 12 aprile. Un compito reso ora quasi impossibile.
Il suo mandato è iniziato dopo la destituzione di Dina Boluarte, rimossa a sua volta dal Congresso per “incapacità morale permanente”. Questa clausola costituzionale, estremamente vaga e soggetta a interpretazioni politiche, è diventata negli anni lo strumento privilegiato del Parlamento per rimuovere capi di stato sgraditi. Prima di Boluarte, la stessa sorte era toccata a Pedro Castillo, il maestro rurale progressista e ultimo presidente eletto democraticamente, destituito nel dicembre 2022 dopo aver tentato di sciogliere il Congresso in quello che fu definito un “auto-golpe”.
Il Meccanismo dell'”Incapacità Morale Permanente”
La Costituzione peruviana prevede, all’articolo 113, la possibilità di dichiarare la “vacanza” della presidenza per “permanente incapacità morale o fisica” dichiarata dal Congresso. Per avviare il processo di impeachment sono necessarie le firme di un numero specifico di parlamentari, e per la destituzione finale è richiesta una maggioranza qualificata di 87 voti su 130 membri del Congresso unicamerale. Negli ultimi anni, questa procedura è stata utilizzata con una frequenza allarmante, trasformando di fatto il Perù in una repubblica semi-parlamentare de facto, dove il presidente è costantemente sotto la minaccia di rimozione da parte di un legislativo frammentato e spesso ostile.
- Pedro Pablo Kuczynski: dimessosi nel 2018 per evitare l’impeachment legato allo scandalo Odebrecht.
- Martín Vizcarra: destituito nel 2020 per accuse di corruzione, scatenando proteste di massa.
- Pedro Castillo: rimosso nel 2022 dopo il tentativo di sciogliere il Parlamento.
- Dina Boluarte: destituita per “incapacità morale permanente” a causa della gestione della sicurezza e di scandali di corruzione.
Le Conseguenze Economiche e Sociali di una Crisi Infinita
L’approvazione di un eventuale impeachment contro Jerí sprofonderebbe il paese in una nuova, ennesima crisi politica e istituzionale, con conseguenze imprevedibili. La prossimità delle elezioni generali e presidenziali rende la situazione ancora più delicata. L’instabilità politica cronica mina la fiducia degli investitori internazionali e ostacola lo sviluppo economico di una nazione ricca di risorse minerarie come rame, argento e oro. Sebbene l’economia peruviana abbia mostrato una sorprendente resilienza in passato, grazie alla solidità di istituzioni come la Banca Centrale, l’incertezza politica a lungo termine rischia di frenarne la piena capacità di crescita.
Sul piano sociale, questa perenne precarietà istituzionale alimenta la sfiducia dei cittadini verso la classe politica e le istituzioni democratiche, creando un terreno fertile per la protesta sociale e la polarizzazione. La popolazione, in particolare nelle regioni rurali e tra le comunità indigene, soffre le conseguenze di un modello economico che spesso non riesce a redistribuire equamente i proventi delle immense ricchezze naturali del paese.
Mentre il Congresso si prepara a decidere le sorti del Presidente Jerí, il Perù trattiene il fiato. La giornata di domani non determinerà solo il futuro politico di un uomo, ma potrebbe segnare un altro punto di svolta nella travagliata storia di una democrazia che lotta disperatamente per trovare stabilità.
