CAGLIARI – Un colpo durissimo, quasi letale, per l’agricoltura del Sud Sardegna. Le ultime settimane sono state segnate da un’ondata di maltempo di eccezionale intensità che ha messo in ginocchio un intero comparto, flagellando senza sosta i territori del Sarrabus, del Medio Campidano e del Villacidrese. Piogge incessanti hanno trasformato i campi in laghi, mentre raffiche di vento violente hanno sferzato le coste e l’entroterra, lasciando dietro di sé una scia di distruzione. A lanciare l’allarme, con toni drammatici, è Coldiretti Cagliari, che parla di una crisi diffusa con conseguenze potenzialmente catastrofiche non solo per la redditività delle aziende, ma per l’intero sistema agroalimentare regionale. “La perdita delle produzioni oggi significa meno cibo domani“, è il monito dell’associazione, che sollecita un intervento immediato e non più procrastinabile da parte delle istituzioni.
Medio Campidano: la “strage” del carciofo, eccellenza sarda
Nel cuore agricolo del Medio Campidano, e in particolare nell’area di Samassi, si sta consumando quella che gli stessi agricoltori definiscono una “strage dei carciofi”. Questa coltura, fiore all’occhiello della produzione sarda, è oggi sommersa dall’acqua. I terreni, saturi a causa delle piogge persistenti, non riescono più a drenare, causando l’asfissia radicale delle piante e il marciume dei capolini. In alcune aree, la situazione è stata aggravata dalla tracimazione di dighe, che ha riversato ulteriori volumi d’acqua nei campi coltivati. La crisi non si limita ai carciofi: tutta l’orticoltura in pieno campo è paralizzata. Le semine sono bloccate, gli ortaggi già cresciuti marciscono prima di poter essere raccolti e le perdite economiche sono ingenti, colpendo le aziende in un momento cruciale della stagione.
Sarrabus: la furia del vento si abbatte sugli agrumeti
Se nel Campidano è stata l’acqua a devastare i campi, nel Sarrabus è stato il vento a portare distruzione. Le campagne di Villaputzu, San Vito, Muravera e Castiadas, famose per le loro produzioni agrumicole di eccellenza, sono state colpite da raffiche che hanno raggiunto velocità eccezionali. Il risultato è una cascola massiccia: quintali di arance e agrumi, già indeboliti dalle piogge dei giorni precedenti, sono caduti a terra, diventando invendibili. A peggiorare un quadro già critico, la distruzione delle infrastrutture di protezione. I frangiventi, progettati per proteggere le colture, sono stati sradicati dalla furia del vento e si sono abbattuti sugli alberi, spezzando interi filari e moltiplicando i danni. Anche nel Villacidrese la situazione è critica, con gli agrumeti sommersi dall’acqua e i frutti irrimediabilmente persi.
Danni strutturali e aziende isolate: un’emergenza nell’emergenza
L’impatto del maltempo va oltre la perdita dei raccolti. Si registrano gravissimi danni alle infrastrutture rurali che aggravano ulteriormente la situazione. Molte strade di campagna sono compromesse o interrotte, isolando le aziende agricole e rendendo difficili gli spostamenti e le operazioni quotidiane. A questo si aggiungono blackout elettrici prolungati, causati dalla caduta di pali e tralicci, che paralizzano le attività che necessitano di energia, dalla mungitura all’irrigazione di soccorso, ove possibile. Questa crisi colpisce simultaneamente produzioni, strutture e la redditività stessa delle imprese, minacciandone la sopravvivenza.
L’appello di Coldiretti: “Subito il monitoraggio e lo stato di calamità”
Di fronte a questo scenario, Coldiretti Cagliari ha chiesto formalmente alla Regione di avviare con la massima urgenza il monitoraggio per una stima precisa e puntuale dei danni. Questo passo è ritenuto indispensabile per poter attivare le procedure per la dichiarazione dello stato di calamità naturale, strumento necessario per sbloccare misure di sostegno e indennizzi per le aziende colpite. “Non c’è tempo da perdere”, ribadiscono Giorgio Demurtas e Giuseppe Casu, rispettivamente presidente e direttore di Coldiretti Cagliari, assicurando il pieno supporto dell’associazione agli agricoltori in difficoltà. La richiesta non è solo di un intervento emergenziale, ma di una risposta strutturale e di una programmazione a lungo termine per proteggere un comparto che rappresenta un pilastro economico e identitario per l’intera Sardegna.
