Roma – L’Italia meridionale e le isole sono state travolte da un’ondata di maltempo di eccezionale violenza negli ultimi giorni, che ha richiesto uno sforzo straordinario da parte dei soccorritori. Tra la Calabria, la Sicilia e la Sardegna, i Vigili del Fuoco hanno effettuato oltre 2.000 interventi nelle ultime 72 ore, operando in condizioni di estrema difficoltà per mettere in salvo la popolazione e arginare i danni ingenti causati da piogge torrenziali, forti venti e mareggiate.
Calabria in ginocchio: la provincia di Cosenza epicentro dell’emergenza
La Calabria è la regione che ha subito le conseguenze più gravi, con un bilancio di 521 interventi effettuati a partire dall’11 febbraio. Le province di Catanzaro, Vibo Valentia e Reggio Calabria sono state duramente colpite, ma è il Cosentino a registrare le criticità maggiori. L’esondazione dei fiumi Crati, Busento e Campagnano ha provocato allagamenti devastanti, trasformando le strade in fiumi di fango e acqua. A Cosenza e nelle aree limitrofe, numerose famiglie sono rimaste isolate e diverse automobili sono state sommerse dall’acqua.
La situazione più drammatica si è vissuta a Cassano allo Ionio, dove l’innalzamento del livello del fiume Crati ha reso necessaria l’evacuazione precauzionale di circa 500 persone. Il sindaco, Gianpaolo Iacobini, ha firmato un’ordinanza per l’attivazione del Centro Operativo Comunale di Protezione Civile e ha disposto l’evacuazione dei residenti nelle contrade Lattughelle e Piano Scafo, invitando i cittadini a lasciare i piani bassi delle abitazioni per il rischio di una nuova ondata di piena. Per chi non aveva alternative, è stato allestito un punto di accoglienza presso il Palazzetto dello Sport di Sibari.
Le operazioni di soccorso sono state complesse e in alcuni casi spettacolari. A Cosenza, l’elicottero Drago 165 dei Vigili del Fuoco si è rivelato fondamentale per trarre in salvo 10 persone, tra cui due bambini, rimaste intrappolate. A Grisolia, altre dieci persone sono state messe in sicurezza grazie all’impiego di gommoni fluviali. Anche a Lamezia Terme, i soccorritori sono intervenuti per salvare due cittadini a seguito di una frana.
Sicilia e Sardegna sferzate dal vento: centinaia di interventi per la messa in sicurezza
In Sicilia, l’ondata di maltempo si è concentrata sulle province di Palermo, Messina, Catania e Trapani. A partire dal 12 febbraio, sono stati eseguiti 647 interventi, focalizzati principalmente sulla rimozione di alberi pericolanti e sulla messa in sicurezza di elementi costruttivi, come cornicioni e tettoie, danneggiati dalle violente raffiche di vento. Le forti mareggiate hanno inoltre causato l’interruzione dei collegamenti marittimi con le isole Eolie per oltre 48 ore, isolando anche il borgo di Ginostra, a Stromboli, dove l’approdo degli aliscafi è stato danneggiato.
Anche la Sardegna ha dovuto fare i conti con condizioni meteorologiche avverse, che hanno richiesto il potenziamento del dispositivo di soccorso nelle province di Sassari, Nuoro, Cagliari e Oristano. Con un totale di 891 interventi dall’11 febbraio, le squadre dei Vigili del Fuoco hanno lavorato senza sosta per rimuovere ostacoli dalle strade, assistere la popolazione e mettere in sicurezza il territorio. Gli interventi hanno riguardato principalmente la rimozione di alberi caduti, che in alcuni casi hanno coinvolto linee elettriche e telefoniche, e la messa in sicurezza di tetti e comignoli. Si sono registrati anche il crollo di un muro a Sedilo e una frana a Sorradile. Fortunatamente, nella serata di ieri, si è registrato un primo miglioramento delle condizioni meteo sull’isola.
La macchina dei soccorsi e la prevenzione
L’impegno dei Vigili del Fuoco, supportati dalla Protezione Civile e dalle altre forze dell’ordine, è stato encomiabile in tutte le regioni colpite. Per fronteggiare l’elevato numero di richieste, in molte province è stato disposto il raddoppio dei turni e il potenziamento del personale. Questa emergenza, tuttavia, riaccende il dibattito sulla fragilità del territorio italiano e sulla necessità di passare da una gestione emergenziale a una politica di prevenzione strutturale, come sottolineato da diverse associazioni ambientaliste. La tropicalizzazione del clima mediterraneo impone una nuova visione nella pianificazione territoriale per mitigare gli effetti di eventi meteorologici sempre più estremi.
