TREVISO – Un sospiro di sollievo che attraversa l’oceano. Lindsey Vonn è tornata a casa, negli Stati Uniti, portando con sé il calore e l’affetto ricevuti in Italia dopo una delle prove più dure della sua straordinaria carriera. La campionessa di sci, 41 anni, ha lasciato l’ospedale Ca’ Foncello di Treviso, dove era ricoverata da domenica 8 febbraio in seguito a una drammatica caduta durante la discesa libera delle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026. “Un enorme ringraziamento a tutti in Italia per essersi presi cura di me”, ha scritto la Vonn sul suo profilo X, affidando ai social il suo primo messaggio dopo il rientro.
Parole cariche di gratitudine che chiudono un capitolo doloroso, iniziato con le urla di dolore sulla neve di Cortina e proseguito con la complessa gestione di una frattura complessa alla tibia della gamba sinistra. Un infortunio che ha richiesto ben quattro interventi chirurgici in meno di una settimana. “Non mi alzo in piedi da più di una settimana – ha aggiunto la sciatrice -, sono stata in un letto d’ospedale immobile dopo la gara. E anche se non sono ancora in grado di stare in piedi, tornare a casa è una sensazione fantastica”.
Il Calvario di Cortina e l’eccellenza medica di Treviso
L’incidente, avvenuto pochi secondi dopo la partenza, ha scosso il mondo dello sport. La Vonn, che si era presentata al cancelletto di partenza già con un legamento crociato lesionato, ha perso il controllo in un tratto ad alta velocità, finendo rovinosamente a terra. Immediati i soccorsi e il trasporto in elicottero all’ospedale di Treviso, scelto dal team statunitense per la presenza di un reparto di neurochirurgia e per l’elevata specializzazione nella gestione di traumi complessi.
L’équipe medica dell’ospedale Ca’ Foncello, guidata dal primario di Ortopedia Stefano Zanarella, ha sottoposto l’atleta a una serie di delicate operazioni. I primi interventi sono serviti a stabilizzare la frattura, mentre i successivi sono stati necessari per prevenire complicazioni legate al gonfiore e alla circolazione sanguigna. “Abbiamo gestito una situazione clinicamente delicata, che non è ancora del tutto conclusa”, ha dichiarato il dottor Zanarella, definendo Lindsey Vonn “una paziente esemplare” per la sua disciplina e positività.
Il sostegno del mondo e la forza di una campionessa
Durante la sua degenza, la Vonn non è mai stata sola. Circondata dall’affetto della famiglia, in particolare della sorella Karin Kildow e del padre Alan, ha ricevuto un’ondata di sostegno da fan, colleghi e amici da tutto il mondo. Un video “riassuntivo” del ricovero, girato proprio dalla sorella e postato su Instagram, mostra una Vonn sorridente nonostante la sofferenza, tra peluches e messaggi di incoraggiamento. “Grazie per gli amici, la famiglia, la mia squadra – scrive nel post – e tutto lo staff medico che mi sta facendo tornare in me. Sto lentamente tornando a vivere, torno alle basi e alle cose semplici della vita che contano di più. Sorridere. Ridere. Amare. Questo video mi ha fatto subito piangere e mi ha riempito il cuore. Vi amo gente”.
Un messaggio di resilienza che ha commosso tutti, a testimonianza della straordinaria forza mentale di un’atleta che ha fatto della capacità di rialzarsi dopo ogni caduta il suo marchio di fabbrica. Anche il Team USA e campioni di altre discipline, come il tennista Jannik Sinner, le hanno dedicato messaggi di supporto.
Il futuro: una lunga riabilitazione e una carriera in bilico
Dimessa dall’ospedale sabato mattina, Lindsey Vonn è stata trasportata in ambulanza all’aeroporto Marco Polo di Venezia per il volo di ritorno. Prima di partire, ha compiuto un gesto di grande generosità, donando al reparto di Pediatria dell’ospedale tutti i peluches ricevuti dai fan.
Ora per lei inizia la fase più delicata: la riabilitazione. Un percorso che sarà lungo e complesso, e che richiederà ulteriori interventi chirurgici una volta negli Stati Uniti. Sebbene la parola “ritiro” non sia stata pronunciata direttamente da lei, le dichiarazioni del padre Alan Kildow lasciano poco spazio a interpretazioni: “Ha 41 anni e questa è la fine della sua carriera”. Indipendentemente da quello che sarà il suo futuro agonistico, l’incidente di Cortina ha mostrato ancora una volta la tempra di una leggenda, capace di trasformare il dolore in un messaggio di speranza e gratitudine.
