GARLASCO (PAVIA) – A quasi due decenni di distanza, l’omicidio di Chiara Poggi continua a essere una ferita aperta nella cronaca italiana, un labirinto giudiziario e mediatico dal quale emergono ciclicamente nuove piste, vecchi sospetti e smentite categoriche. In questo scenario, si inserisce con determinazione l’intervento delle avvocatesse Orietta Stella e Cristina Castagnola, legali di Marco Panzarasa, amico e compagno di liceo di Alberto Stasi, condannato in via definitiva per il delitto. Con una nota ufficiale, i difensori denunciano “l’ennesima campagna diffamatoria” ai danni del loro assistito, ribadendo un punto fermo: la magistratura ha già stabilito, in modo inappellabile, la sua completa estraneità alla vicenda.
Una Posizione Processuale Chiara e Inattaccabile
Le legali Stella e Castagnola non usano mezzi termini nel ricordare come la posizione di Panzarasa sia stata meticolosamente vagliata nel corso degli anni. “La magistratura”, si legge nel comunicato, “ha da tempo e in più occasioni, irrevocabilmente stabilito che ogni accostamento – anche indiretto – del nostro assistito al tragico evento costituisce una grave diffamazione a suo danno, fondata su fatti falsi, inventati e dolosamente distorti”. Una verità processuale consolidata, prima dalla Procura della Repubblica dell’ex Tribunale di Vigevano, che all’epoca conduceva le indagini, e confermata anche dalle nuove attività investigative della Procura di Pavia.
L’avvocato Panzarasa, oggi professionista affermato, si è sempre messo a disposizione della giustizia. Anche recentemente, come sottolineano le sue legali, “si è prontamente sottoposto, come aveva sempre fatto in passato, agli accertamenti scientifici ammessi in sede di incidente probatorio su sollecitazione, nel suo caso, della parte civile, i quali hanno dato tutti esito negativo”. Un riferimento, questo, alla recente richiesta di comparazione del DNA nell’ambito della nuova inchiesta che vede indagato Andrea Sempio, amico del fratello di Chiara. Nonostante Panzarasa non sia mai stato indagato in questo nuovo filone, il suo nome è riapparso nell’elenco delle persone il cui profilo genetico sarebbe stato comparato con le tracce rinvenute.
Il Contesto: Un Nome Che Riemerge Ciclicamente
Ma perché il nome di Marco Panzarasa torna periodicamente alla ribalta? Ai tempi del delitto, nel 2007, Panzarasa era un giovane di 24 anni, amico stretto di Stasi, con cui aveva condiviso anche una vacanza a Londra poche settimane prima della morte di Chiara. Il suo alibi per il giorno dell’omicidio, il 13 agosto 2007, è sempre stato considerato solido: si trovava in Liguria, a Loano, ed è rientrato a Garlasco solo nel tardo pomeriggio, come comprovato da tutti gli accertamenti.
Recentemente, il suo nome è stato nuovamente tirato in ballo a seguito della diffusione, da parte di una youtuber, di un’intercettazione del 2007 tra la madre di Chiara Poggi, Rita Preda, e il suo avvocato. Nella conversazione si faceva riferimento a un biglietto anonimo trovato sulla tomba della ragazza con la scritta “A uccidere è stato Marco”. Sebbene quel biglietto non sia mai stato considerato un elemento probatorio rilevante e sia poi sparito dagli atti, l’associazione al nome di Panzarasa è stata immediata nel dibattito mediatico, alimentando nuove speculazioni.
La Tutela della Reputazione e le Azioni Legali
Di fronte a questo “battage giornalistico” che diffonde “illazioni che nulla hanno a che fare con la realtà dei fatti”, le avvocatesse Stella e Castagnola hanno dichiarato “inammissibile ed eticamente inaccettabile che la reputazione personale e professionale dell’Avv. Panzarasa sia ciclicamente oggetto di allusioni ed insinuazioni la cui falsità è evidente”. Per questo motivo, hanno annunciato che sono al vaglio diversi contenuti — articoli, video e post sui social media — per i quali si sta valutando di procedere legalmente. L’obiettivo è tutelare non solo il loro assistito, ma anche la sua famiglia, continuamente esposta mediaticamente “senza costrutto alcuno”. Già nel settembre 2025, ricordano i legali, era stato ottenuto il sequestro preventivo di una video-intervista ritenuta “gravemente diffamatoria e falsa”.
L’intervento dei legali di Marco Panzarasa getta una luce critica sulla responsabilità dei media e sulla diffusione di notizie non verificate, specialmente in casi giudiziari così complessi e dolorosi. Mentre la giustizia prosegue il suo corso, la difesa di Panzarasa traccia una linea netta tra il diritto di cronaca e la diffamazione, richiamando tutti a un’informazione corretta e rispettosa delle verità processuali acquisite.
