Monaco di Baviera – In un intervento carico di significato politico e strategico alla prestigiosa Conferenza sulla Sicurezza di Monaco, l’Alto Rappresentante dell’Unione Europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, ha tracciato una visione audace e assertiva del ruolo dell’Europa nel mondo. Con un discorso che ha spaziato dalla geopolitica all’identità europea, Kallas ha respinto con fermezza la narrazione di un continente in declino, definendola al contrario un “club” a cui molti aspirano ad unirsi, e ha indicato nell’allargamento la più potente risposta all’aggressione imperialista della Russia.
Una replica decisa alla narrazione del declino
“Contrariamente a quanto alcuni potrebbero dire, l’Europa ‘woke e decadente’ non sta vivendo la cancellazione della sua civiltà. Anzi, le persone vogliono ancora unirsi al nostro club, e non solo i loro connazionali europei”. Con queste parole, Kaja Kallas ha aperto il suo intervento, affrontando direttamente le critiche, spesso provenienti da alcuni ambienti politici anche statunitensi, che dipingono un’Europa debole e ripiegata su se stessa. L’ex premier estone ha sottolineato come la forza attrattiva del modello europeo rimanga immutata, citando persino un sondaggio secondo cui oltre il 40% dei cittadini canadesi sarebbe interessato a un’ipotetica adesione all’UE. Questo desiderio di appartenenza, secondo Kallas, è la prova più tangibile della vitalità dei valori e del sistema socio-economico europeo.
Pur ammettendo le lentezze burocratiche e la necessità di riforme interne, un punto già sollevato dal presidente francese Emmanuel Macron a Davos, Kallas ha ribadito con forza: “Sappiamo assolutamente chi siamo e ciò per cui ci battiamo”. Un’affermazione identitaria che mira a consolidare la fiducia interna e a proiettare un’immagine di unità e determinazione all’esterno.
L’allargamento come strumento geopolitico
Il cuore strategico del discorso di Kallas è stato dedicato all’allargamento dell’Unione. In un’analisi che lega strettamente economia e sicurezza, ha definito l’integrazione dei paesi vicini come “l’antidoto all’imperialismo russo”. Per suffragare la sua tesi, ha presentato dati economici eloquenti: “Nel 1990 i russi erano due volte più ricchi dei polacchi. Oggi i polacchi sono circa il 70% più ricchi dei russi”. Ha inoltre evidenziato come gli Stati che si sono liberati dal giogo sovietico e hanno aderito all’UE abbiano registrato tassi di crescita più che doppi rispetto alla Russia.
Secondo Kallas, l’allargamento non è solo una questione economica, ma una priorità strategica per creare una “cintura di stabilità” a est e a sud, sottraendo i paesi all’influenza di Mosca e consolidando un’area di pace e prosperità. “Spero solo che chi aspetta da tempo non debba aspettare ancora a lungo”, ha aggiunto, con un chiaro riferimento ai processi di adesione di Ucraina, Moldavia e dei paesi dei Balcani Occidentali.
La Russia: non una superpotenza, ma un’economia a pezzi
L’Alto Rappresentante ha dedicato una parte significativa del suo intervento a ridimensionare la percezione della Russia come superpotenza globale. “Cerchiamo di essere lucidi riguardo alla Russia: non è una superpotenza”, ha dichiarato. Ha descritto un paese economicamente isolato, con un’economia “a pezzi”, scollegato dai vitali mercati energetici europei e con i suoi stessi cittadini in fuga.
Kallas ha inoltre sottolineato l’enorme costo umano e militare sostenuto da Mosca per avanzamenti territoriali minimi in Ucraina. “Dopo oltre un decennio di conflitti, inclusi quattro anni di guerra su vasta scala, la Russia ha avanzato di poco rispetto alle linee del 2014. Il costo? 1,2 milioni di vittime”. In questo contesto, la vera minaccia, secondo l’Alto Rappresentante, è che la Russia possa “ottenere più risultati al tavolo delle trattative di quanti ne abbia ottenuti sul campo di battaglia”.
Per una pace giusta e duratura, Kallas ha elencato condizioni non negoziabili: riparazioni per i danni causati, il ritorno dei bambini ucraini deportati, la piena responsabilità per i crimini di guerra e un equilibrio nelle limitazioni militari che non penalizzi solo l’Ucraina.
Relazioni transatlantiche e autonomia strategica europea
L’intervento ha anche toccato il delicato tema delle relazioni con gli Stati Uniti. Pur ribadendo la solidità dell’alleanza transatlantica, Kallas ha sottolineato la necessità per l’Europa di rivendicare una maggiore “agenzia europea”, ovvero la capacità di agire in modo autonomo e deciso. Rispondendo indirettamente ad alcune critiche emerse da parte di esponenti politici statunitensi, ha difeso il contributo europeo alla difesa comune e ha rivendicato con una punta di ironia il primato dell’UE in ambiti come la libertà di stampa.
Il messaggio finale che emerge da Monaco è quello di un’Europa che, pur rimanendo saldamente ancorata all’alleanza atlantica, è determinata a scrivere autonomamente il proprio futuro, a difendere i propri valori e a giocare un ruolo da protagonista sulla scena globale, non per concessione altrui, ma per propria volontà e forza.
