Il Circus della Formula 1 è in subbuglio. La rivoluzione tecnica attesa per il 2026, pensata per rendere lo sport più sostenibile e competitivo, ha incontrato un ostacolo imprevisto e formidabile: il parere negativo dei suoi protagonisti più illustri. Durante le prime giornate di test pre-stagionali in Bahrain, i pluricampioni del mondo Max Verstappen e Lewis Hamilton hanno espresso senza mezzi termini il loro disappunto per la direzione intrapresa, scatenando un dibattito che infiamma il paddock e tiene con il fiato sospeso milioni di appassionati.
Verstappen: “Questa non è Formula 1”
La critica più tagliente è arrivata dal quattro volte campione del mondo in carica, Max Verstappen. L’olandese della Red Bull, dopo aver provato al simulatore e in pista la nuova RB22, equipaggiata con la power unit sviluppata in casa a Milton Keynes in collaborazione con Ford, non ha usato giri di parole. “È più una Formula E sotto steroidi”, ha dichiarato, un paragone che suona come una bocciatura netta. Secondo Verstappen, le nuove regole, che prevedono una ripartizione della potenza quasi equa (50/50) tra motore a combustione interna e componente elettrica, snaturano l’essenza della F1.
“Non è molto divertente da guidare”, ha aggiunto, lamentando una guida eccessivamente incentrata sulla gestione dell’energia piuttosto che sulla ricerca della prestazione pura. “In termini di guida, non è molto divertente. Forse sarebbe meglio guidare in Formula E. Perché lì è tutta una questione di energia, efficienza e gestione”, ha insistito il pilota Red Bull. La sua frustrazione è tale da fargli affermare che chi ha scritto il regolamento potrebbe non aver compreso le conseguenze pratiche, temendo gare “strane” e poco naturali.
Hamilton: “Serve una laurea per capirle”
Sulla stessa lunghezza d’onda si è espresso Lewis Hamilton. Il sette volte campione del mondo, ora al volante della Ferrari, ha definito le nuove norme “ridicolmente complesse”, prevedendo che saranno di difficile comprensione per il pubblico. “L’altro giorno ho partecipato a una riunione in cui ci hanno spiegato tutto. È come se servisse una laurea per comprenderlo appieno”, ha dichiarato il pilota britannico.
La principale preoccupazione di Hamilton riguarda, anche in questo caso, la gestione dell’energia. Ha evidenziato come, ad esempio, su un circuito come Barcellona si sia costretti a 600 metri di “lift and coast” (rilascio dell’acceleratore per ricaricare la batteria) in un giro di qualifica. “Non è questo lo spirito delle corse”, ha sentenziato, sottolineando come queste procedure complesse, a volte gestite da algoritmi che apprendono lo stile di guida, possano allontanare i fan. Hamilton ha anche lanciato una provocazione, affermando che le nuove vetture sembrano “più lente di una GP2”, un’iperbole per evidenziare la sua frustrazione.
Analisi tecnica: cosa cambia nel 2026?
Per comprendere appieno le critiche dei piloti, è fondamentale analizzare le modifiche regolamentari che trasformeranno la Formula 1. La rivoluzione si basa su tre pilastri principali:
- Power Unit: Come accennato, la potenza sarà divisa equamente tra il motore a combustione interna (ICE), che scenderà a circa 400 kW, e la parte elettrica (MGU-K), che vedrà un incremento del 300% arrivando a 350 kW. Verrà abolito l’MGU-H, semplificando l’architettura del motore, e si utilizzeranno carburanti 100% sostenibili (e-fuel).
- Aerodinamica Attiva: Per compensare la ridotta potenza dell’ICE e garantire velocità di punta adeguate, verrà introdotta un’aerodinamica attiva sia all’anteriore che al posteriore. Questo sistema, che sostituirà il DRS, permetterà di ridurre la resistenza all’avanzamento sui rettilinei. L’obiettivo è una riduzione della deportanza del 30% e della resistenza del 55%.
- Telaio e Dimensioni: Le monoposto saranno più piccole e leggere. La lunghezza si ridurrà di 20 cm, la larghezza di 10 cm e il peso minimo scenderà a 768 kg (-30 kg rispetto alle attuali). Questo, insieme a gomme più strette, dovrebbe rendere le vetture più agili.
La FIA difende la sua visione
Di fronte a queste critiche pesanti, la FIA non è rimasta in silenzio. Già in passato, di fronte alle prime perplessità emerse dai test al simulatore, Nikolas Tombazis, direttore dell’area monoposto della Federazione, aveva invitato alla calma, definendo i commenti “prematuri” e sottolineando che i regolamenti erano ancora in fase di finalizzazione. L’obiettivo della Federazione è chiaro: spingere verso una Formula 1 più sostenibile, rilevante per l’industria automobilistica di serie e in grado di attrarre nuovi costruttori, come dimostra l’ingresso di Audi e il ritorno in grande stile di Ford al fianco di Red Bull.
La sfida è trovare un equilibrio tra innovazione tecnologica, sostenibilità e lo spettacolo puro della corsa, quell’essenza “flat-out” che i piloti temono di perdere. Le parole di Verstappen e Hamilton, tuttavia, rappresentano un campanello d’allarme che non può essere ignorato. La Formula 1 del futuro si trova a un bivio: saprà evolversi senza tradire la sua anima?
