San Donato Milanese – Una notizia di grande rilievo scuote il settore energetico internazionale: Eni, il colosso italiano degli idrocarburi, ha confermato una nuova e importante scoperta di petrolio nell’offshore dell’Angola. Il successo è stato registrato nel pozzo esplorativo denominato Algaita-01, situato nel prolifico blocco 15/06, a circa 18 chilometri di distanza dall’unità galleggiante di produzione, stoccaggio e scarico (FPSO) Olombendo. Le stime preliminari, definite “importanti” dalla stessa compagnia, parlano di un volume di olio in posto pari a circa 500 milioni di barili, una quantità che potrebbe avere implicazioni significative per il mercato e per le strategie future del gruppo.
I dettagli tecnici della scoperta
Le operazioni di perforazione del pozzo Algaita-01 sono iniziate lo scorso 10 gennaio 2026 e sono state condotte con successo dall’impianto per acque profonde Saipem 12000. Quest’ultima è una nave di perforazione di sesta generazione, in grado di operare a profondità d’acqua che superano i 3.600 metri, un fiore all’occhiello della tecnologia italiana nel settore. Il pozzo è stato perforato a una profondità d’acqua di 667 metri e ha intercettato, in diversi intervalli del Miocene superiore, delle arenarie mineralizzate ad olio caratterizzate da “eccellenti proprietà petrofisiche”, come sottolineato da Eni in una nota ufficiale. Questo dettaglio tecnico è cruciale, poiché indica una roccia serbatoio particolarmente favorevole, che facilita l’estrazione degli idrocarburi.
Per confermare la portata della scoperta, è stata eseguita una campagna completa di acquisizione dati, che ha incluso il campionamento dei fluidi. I risultati hanno confermato sia la qualità del giacimento sia le caratteristiche ottimali dei fluidi, consolidando l’ottimismo sulle potenzialità produttive del nuovo pozzo.
Un contesto operativo strategico
Uno degli aspetti più rilevanti di questa scoperta risiede nella sua posizione strategica. La vicinanza con infrastrutture di produzione già esistenti, come la FPSO Olombendo, rappresenta un vantaggio competitivo notevole. Come spiegato da Eni, questo “aumenta ulteriormente il valore della scoperta e ne migliora le prospettive di sviluppo”. La possibilità di collegare rapidamente il nuovo pozzo a impianti già operativi, attraverso la tecnologia dei tie-back sottomarini, permette di ridurre drasticamente i tempi e i costi di messa in produzione, rendendo il progetto economicamente molto attraente.
Il blocco 15/06, dove è avvenuta la scoperta, è gestito da Azule Energy, una joint venture paritetica (50/50) tra Eni e la britannica BP, che detiene una quota del 36,84%. Gli altri partner della joint venture sono SSI (Sonangol Sinopec International) con il 26,32% e la compagnia petrolifera di stato angolana, Sonangol E&P, con il 36,84%. La creazione di Azule Energy, nel 2022, ha dato vita al più grande produttore indipendente di petrolio e gas dell’Angola, unendo gli asset delle due major europee per ottimizzare le operazioni e accelerare lo sviluppo dei progetti.
L’importanza per l’Angola e per Eni
Questa scoperta consolida ulteriormente la posizione dell’Angola come uno dei principali produttori di petrolio dell’Africa subsahariana. Il paese, che ha recentemente deciso di uscire dall’OPEC per perseguire una maggiore flessibilità nella sua politica energetica, punta ad attrarre nuovi investimenti per mantenere la produzione sopra il milione di barili al giorno. Il successo di Algaita-01 è una conferma della bontà di questa strategia e della continua attrattività del sottosuolo angolano.
Per Eni, l’Angola si conferma un paese chiave per la strategia di crescita organica. Il gruppo italiano è presente nel paese dal 1980 e, attraverso Azule Energy, gestisce un portafoglio di asset di grande valore. Questo nuovo successo, come dichiarato da Eni, “conferma ulteriormente la solidità del portafoglio Upstream in Angola”, dimostrando la capacità della compagnia di generare valore attraverso l’esplorazione, anche in bacini maturi. La scoperta non solo rafforza le riserve della compagnia ma contribuisce anche a garantire maggiori forniture energetiche, un tema di cruciale importanza nell’attuale contesto geopolitico.
