VENEZIA – Un salto indietro nel tempo di quasi novecento anni, quando la storia della Serenissima si intrecciava con il mito e le tradizioni popolari. Questo pomeriggio, in una Piazza San Marco gremita di maschere e spettatori affascinati, è andata in scena la suggestiva e scenografica rievocazione del Taglio della Testa del Toro. Un rito antico, che affonda le sue radici nel lontano 1162, tornato a vivere nel cuore del Carnevale di Venezia 2026.
L’evento, curato con maestria dall’Associazione Compagnia L’Arte dei Mascareri in sinergia con la Compagnia teatrale Pantakin, ha visto anche la significativa partecipazione di una delegazione della città di Aquileia, a suggellare un legame storico che si rinnova. La rappresentazione rievoca la vittoria del doge Vitale II Michiel sul Patriarca di Aquileia, Ulrico di Treven, e i suoi dodici feudatari ribelli. Questi ultimi avevano tentato di conquistare Grado, allora sotto l’egida veneziana, ma furono sconfitti e catturati dalle truppe della Serenissima.
Le origini storiche di un rito simbolico
La cerimonia nasce dal tributo imposto da Venezia ad Aquileia come segno di perenne sottomissione. Ogni anno, nel giorno del Giovedì Grasso, il Patriarca doveva inviare a Venezia un toro, dodici maiali e dodici pani. Il toro simboleggiava il Patriarca stesso, mentre i maiali rappresentavano i dodici feudatari che lo avevano appoggiato nella fallita impresa. Gli animali venivano quindi condotti in Piazza San Marco dove, al culmine di una cerimonia pubblica, si procedeva al taglio della testa del toro. Un atto cruento e spettacolare che serviva da monito e da affermazione del potere dogale.
Da questo antico rituale deriva la celebre espressione “tagliare la testa al toro”, utilizzata ancora oggi per indicare la risoluzione netta e definitiva di una questione complessa. Le carni degli animali sacrificati venivano poi distribuite tra il popolo e i senatori durante un grande banchetto, trasformando un atto di giustizia in un momento di festa collettiva.
Una rappresentazione teatrale tra maschere e storia
La rievocazione moderna, pur mantenendo intatto il suo potente valore simbolico, è oggi uno spettacolo teatrale che unisce la narrazione storica all’arte della Commedia dell’Arte. Sul palco allestito in Piazza San Marco, l’inconfondibile maschera di Pantalone ha guidato il pubblico attraverso le vicende storiche, affiancato dalla nipote e dalla balia friulana. A dare vita al Patriarca e ai suoi alleati, una delegazione di Aquileia avvolta in suggestivi mantelli neri, gorgiere e mascheroni da maiale, che ha offerto un’interpretazione intensa e potente.
Il momento culminante, il “sacrificio” simbolico del toro, è stato accolto dagli applausi scroscianti della piazza, a testimonianza di come questa tradizione sia ancora profondamente sentita. A impreziosire la scena, la presenza elegante e regale delle 12 Marie del Carnevale, che hanno contribuito a creare un affresco vivente di rara suggestione, dove storia e folklore si sono fusi in un unico, coinvolgente racconto.
Le voci istituzionali: un ponte tra passato e presente
Presente alla cerimonia, il consigliere delegato alla Tutela delle Tradizioni del Comune di Venezia, Giovanni Giusto, ha sottolineato il profondo significato dell’evento. “Questa rievocazione è molto più di una semplice tradizione: è un ponte tra la storia della Serenissima e la sua capacità di trasformare il passato in spettacolo”, ha dichiarato Giusto. “Come il Carnevale stesso, il rito del Taglio della Testa del Toro unisce arte, cultura e partecipazione, raccontando al pubblico valori che parlano di coraggio, comunità e memoria collettiva, in perfetta sintonia con il tema di quest’anno, che celebra il gioco come linguaggio universale”.
Significativa anche la presenza del sindaco di Aquileia, Emanuele Zorino, che, interpretando il ruolo del Patriarca Ulrico, ha evidenziato l’importanza di celebrare queste tradizioni per mantenere viva la memoria storica condivisa tra le due città. La collaborazione tra Venezia e Aquileia in questa rievocazione rappresenta un gesto simbolico che rinsalda un legame secolare.
L’impegno delle compagnie artistiche
Un plauso va all’Associazione Compagnia L’Arte dei Mascareri, che dal 2015 si impegna a tutelare e promuovere il mestiere artigiano dei maestri mascareri e le tradizioni del mascheramento veneziano. Altrettanto fondamentale è il ruolo della Compagnia teatrale Pantakin, fondata nel 1995, che da decenni mantiene viva la tradizione della Commedia dell’Arte e del teatro di maschera, sviluppando un linguaggio capace di superare le barriere culturali.
La rievocazione del Taglio della Testa del Toro si conferma così uno degli appuntamenti più sentiti e spettacolari del Carnevale di Venezia, un evento che non è solo folklore, ma una lezione di storia a cielo aperto, capace di dialogare con il presente e di trasmettere alle nuove generazioni il valore inestimabile della memoria collettiva.
