Monaco di Baviera – In un contesto geopolitico globale sempre più volatile e complesso, le parole pronunciate dalla presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, risuonano con particolare forza. Parlando a Monaco al prestigioso Forum transatlantico della CSU, tradizionale appuntamento che precede l’apertura della Conferenza sulla Sicurezza, von der Leyen ha delineato una visione chiara e decisa per il futuro del continente: un’Europa sovrana, capace di difendersi e, proprio per questo, partner ancora più solido all’interno dell’alleanza atlantica. “Un’Europa forte significa anche una Nato forte“, ha dichiarato, sintetizzando un concetto che è al contempo un obiettivo strategico e una risposta alle sfide attuali.

Accanto a figure di spicco come il governatore bavarese Markus Söder e il Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, la presidente della Commissione ha sottolineato come l’appello a un maggiore impegno europeo nella difesa non sia una novità, ma una richiesta che giunge da anni da oltreoceano. “Abbiamo sentito da anni che l’Europa deve fare di più e questo è vero“, ha ammesso, riconoscendo la necessità per l’Unione di assumersi maggiori responsabilità per la propria sicurezza. Un’esigenza non più procrastinabile, dettata da un mondo “diventato pericoloso, di guerre e pericoli”.

Un’accelerazione senza precedenti sugli investimenti

Il punto più rimarcabile dell’intervento di von der Leyen è stato l’enfasi sui progressi compiuti nell’ultimo anno, descritti come un’accelerazione storica. “Nell’ultimo anno abbiamo fatto di più per la difesa in Europa rispetto ai dieci anni precedenti“, ha affermato con orgoglio. A sostegno di questa tesi, ha fornito dati impressionanti: a fronte degli 8 miliardi di euro stanziati per la difesa nel precedente bilancio pluriennale settennale, solo nell’ultimo anno l’Unione Europea ha mobilitato risorse per circa 800 miliardi di euro per colmare le lacune nelle capacità difensive degli Stati membri.

Questa cifra monumentale testimonia un cambio di passo radicale, una presa di coscienza collettiva scaturita in gran parte dalla guerra in Ucraina, che ha agito da catalizzatore per politiche fino a poco tempo fa impensabili. L’era dei “dividendi della pace”, come l’ha definita in altre occasioni, è definitivamente tramontata, lasciando il posto alla necessità di un riarmo strategico e coordinato.

Il programma SAFE e l’industria della difesa europea

All’interno di questa massiccia mobilitazione di risorse, un ruolo centrale è ricoperto dal programma SAFE (Strumento per il rafforzamento dell’industria europea della difesa tramite appalti comuni). Con una dotazione di 100 miliardi di euro, questo strumento è progettato per incentivare gli acquisti congiunti tra gli Stati membri, favorendo così la standardizzazione degli armamenti, l’interoperabilità e, soprattutto, il rafforzamento della base industriale e tecnologica di difesa europea.

Von der Leyen ha posto l’accento su una condizione chiave del programma: almeno il 65% dei prodotti acquistati dovrà provenire dall’Europa o dall’Ucraina. Questa clausola è fondamentale per raggiungere un duplice obiettivo: da un lato, potenziare la capacità produttiva interna, generando innovazione, occupazione e sviluppo tecnologico nel continente; dall’altro, fornire un sostegno concreto e strategico all’industria della difesa ucraina, integrandola progressivamente in quella europea.

Autonomia strategica: non un’alternativa, ma un pilastro della NATO

La presidente ha voluto chiarire un punto cruciale, spesso oggetto di dibattito e fraintendimenti: l’indipendenza e l’autonomia strategica europea non sono in contrapposizione con l’alleanza transatlantica. Al contrario, ne rappresentano un rafforzamento. “Alcuni potrebbero dire che la parola ‘indipendenza’ è in contrasto con il nostro legame transatlantico. Ma è vero il contrario. Un’Europa indipendente è un’Europa forte. E un’Europa forte rende l’alleanza transatlantica più forte“, ha spiegato.

Questa visione è condivisa anche dal Segretario Generale della NATO, Mark Rutte, che ha parlato di un “cambio di mentalità” da parte dei paesi europei, i quali stanno finalmente facendo un passo avanti nell’assumersi le proprie responsabilità. La cooperazione tra UE e NATO, secondo entrambi i leader, non è mai stata così stretta e forte come ora, a simboleggiare un allineamento strategico fondamentale per la sicurezza collettiva.

In un momento in cui la Conferenza sulla Sicurezza di Monaco si appresta a discutere le più urgenti sfide globali, il messaggio di Ursula von der Leyen imposta un tono risoluto. L’Europa non intende più essere un attore passivo, ma un protagonista assertivo e proattivo, pronto a difendere i propri interessi e a contribuire in modo più equo e sostanziale alla stabilità dell’ordine mondiale. Un risveglio europeo, come è stato definito, che passa inevitabilmente dalla costruzione di una vera e propria Unione della Difesa.

Di atlante

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