Bruxelles – Si chiude un capitolo che ha scosso le fondamenta del calcio europeo. In una giornata che resterà negli annali, i presidenti di FIFA e UEFA, rispettivamente Gianni Infantino e Aleksander Ceferin, hanno annunciato con toni trionfali la fine della lunga e aspra disputa sulla Superlega. Il palcoscenico di questa storica riconciliazione è stato il 50° Congresso dell’UEFA, tenutosi a Bruxelles, dove è stato ufficializzato l’accordo tra la confederazione europea e il Real Madrid, club che più di ogni altro aveva trainato il progetto secessionista. Al centro di questa complessa operazione diplomatica, una figura si è imposta come protagonista indiscusso: Nasser Al-Khelaifi, presidente del Paris Saint-Germain e della European Football Clubs (EFC), il cui “ruolo decisivo” è stato pubblicamente elogiato dai massimi dirigenti del calcio mondiale.
La fine delle ostilità: un accordo per il futuro
L’intesa, formalizzata da una nota congiunta diffusa da UEFA, Real Madrid ed EFC, non si limita a porre fine al contenzioso legale che il club madrileno aveva intentato contro l’organo di governo del calcio europeo, ma getta le basi per una nuova fase di collaborazione. Dopo mesi di tensioni, trattative serrate e battaglie legali che avevano minacciato di spaccare in due il sistema calcistico, le parti hanno deposto le armi. “Il calcio in Europa e nel mondo hanno vinto, nessuno ha perso“, ha dichiarato un visibilmente soddisfatto Al-Khelaifi. Le sue parole riecheggiano il sentimento di sollievo e ottimismo che ha pervaso la sala del congresso: “I club sono la cosa più importante. Abbiamo perso molto tempo e denaro, e ora lavoreremo insieme per il futuro del calcio e vedremo come possiamo migliorarlo“.
Questo armistizio, più che un semplice accordo, segna il rientro ufficiale del Real Madrid nel dialogo costruttivo con le istituzioni calcistiche, rinunciando anche a una potenziale richiesta di risarcimento danni che si aggirava intorno ai 4,5 miliardi di euro. Un passo fondamentale che disinnesca una bomba legale e apre a scenari di riforma condivisa delle competizioni europee.
Il ruolo chiave di Al-Khelaifi, il grande mediatore
Se Infantino ha potuto affermare che “il calcio vince quando ci uniamo“, gran parte del merito va attribuito alla paziente e strategica opera di mediazione di Nasser Al-Khelaifi. Il presidente del PSG, che fin dall’inizio si era schierato contro il progetto Superlega rimanendo fedele alla UEFA, ha saputo tessere una tela diplomatica complessa, guadagnandosi la fiducia di entrambe le parti. Ceferin ha sottolineato come la sua leadership sia stata “strumentale” nel trasformare il dialogo in una direzione condivisa. Al-Khelaifi, dal canto suo, ha speso parole di elogio sia per il presidente UEFA, definito “un dirigente di intelligenza e umiltà eccezionali“, sia per Florentino Pérez, presidente del Real Madrid, descritto come “un uomo elegante, intelligente, un visionario“. Questo reciproco riconoscimento sancisce la fine di uno scontro tra titani e il consolidamento della figura di Al-Khelaifi come uno degli uomini più influenti e potenti del calcio mondiale.
Il contesto del 50° Congresso UEFA
L’annuncio è avvenuto in un contesto istituzionale di grande importanza. Il 50° Congresso UEFA a Bruxelles non è stato solo il teatro della pace sulla Superlega, ma anche un momento per discutere del futuro del calcio europeo a 360 gradi. Durante i lavori, sono stati approvati documenti programmatici fondamentali come la relazione annuale e il bilancio preventivo per l’esercizio finanziario 2026/27. Inoltre, sono state prese decisioni significative come la nomina del portoghese Fernando Gomes a membro onorario UEFA e la designazione della sede del prossimo congresso, che si terrà ad Astana, in Kazakistan, il 4 marzo 2027. La presenza del presidente della FIGC, Gabriele Gravina, in qualità di primo vicepresidente UEFA, testimonia il ruolo centrale dell’Italia nelle dinamiche politiche del calcio continentale.
Cosa cambia ora: le prospettive future
L’accordo raggiunto segna la definitiva archiviazione del progetto Superlega nella sua forma originale, quella che nell’aprile del 2021 aveva provocato un vero e proprio terremoto. Quel modello, basato su una competizione semi-chiusa e su criteri di accesso legati più al blasone che al merito sportivo, è tramontato di fronte alla reazione compatta di tifosi, leghe nazionali e della stessa UEFA. Tuttavia, la battaglia legale vinta in passato dai club “ribelli” presso la Corte di Giustizia Europea aveva evidenziato la necessità di una riforma della governance. L’accordo attuale sembra andare in questa direzione: non una vittoria schiacciante di una parte sull’altra, ma un compromesso che riconosce ai grandi club un ruolo centrale nella gestione delle risorse economiche, pur all’interno del sistema UEFA. Si parla infatti di “pacchetti innovativi sfruttando dati e tecnologie” e di un miglioramento dell’esperienza per i tifosi. Il futuro delle competizioni europee, a partire dal ciclo 2027-33, sarà probabilmente caratterizzato da una maggiore condivisione delle decisioni e da un modello di business più sostenibile, volto a consolidare la crescita dei ricavi (che si prevede supereranno i 6 miliardi di euro) nel rispetto dei principi del merito sportivo.
