Un coro unanime di preoccupazione e rabbia si leva dalle organizzazioni non governative impegnate nel soccorso dei migranti nel Mar Mediterraneo centrale. Nove delle principali realtà umanitarie, tra cui Alarm Phone, Emergency, Medici Senza Frontiere, Mediterranea Saving Humans, Open Arms, ResQ People Saving People, Sea-Watch, Sos Humanity e Sos Mediterranee, hanno denunciato con una sola voce quello che definiscono un piano deliberato del governo italiano per ostacolare le loro attività. Al centro delle critiche vi è il nuovo disegno di legge sull’immigrazione, approvato in Consiglio dei Ministri, considerato “l’ennesima tappa” di una strategia volta a estromettere le navi umanitarie dal teatro dei salvataggi.

Secondo le ONG, le nuove misure non sono finalizzate a una gestione ordinata dei flussi migratori, ma a “colpire e bloccare le navi umanitarie”, con la tragica conseguenza di “aumentare il numero di chi perde la vita in mare”. Una visione condivisa anche da Save The Children, che esprime forte preoccupazione per un “grave passo indietro sui minori soli” e lancia un appello al Parlamento affinché si opponga a un approccio che “antepone la deterrenza alla protezione delle persone vulnerabili”.

Le Misure Contestate del Nuovo Disegno di Legge

Il disegno di legge, proposto dal ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e dal ministro della Giustizia Carlo Nordio, introduce una serie di norme restrittive che hanno immediatamente sollevato un acceso dibattito. Il provvedimento si articola in due parti: la prima introduce norme di immediata applicazione, mentre la seconda conferisce una delega al governo per recepire il nuovo Patto dell’Unione Europea sulla migrazione e l’asilo. Le ONG contestano diversi punti chiave:

  • Blocco Navale e Interdizione delle Acque Territoriali: Il DDL prevede la possibilità per il governo di interdire temporaneamente, da uno a sei mesi, l’ingresso nelle acque territoriali a imbarcazioni in caso di “minaccia grave per l’ordine pubblico o la sicurezza nazionale”. Tale minaccia viene definita in termini ampi, includendo il “rischio concreto di atti di terrorismo”, una “pressione migratoria eccezionale”, “emergenze sanitarie” o “eventi internazionali di alto livello”. Le ONG denunciano l’ampia discrezionalità di questa misura, che a loro avviso viola il diritto internazionale e l’obbligo di salvare vite in mare.
  • Procedure Accelerate e Paesi di Origine Sicuri: Le nuove norme accelerano le procedure di frontiera e i rimpatri. Viene inoltre ampliata la lista dei cosiddetti “Paesi di origine sicuri”, includendo nazioni come Egitto e Tunisia. Questa misura, secondo i critici, comprime il diritto d’asilo ed espone le persone al rischio di persecuzioni e trattamenti inumani.
  • Trasferimento verso Stati Terzi: Viene facilitato il trasferimento dei richiedenti asilo verso Stati terzi, anche in assenza di legami reali con tali paesi. I migranti a bordo di navi interdette potrebbero essere condotti in Paesi con cui l’Italia ha stipulato accordi specifici per l’accoglienza o il trattenimento.
  • Stretta sui Ricongiungimenti Familiari e Protezione Complementare: Il DDL introduce requisiti più stringenti per i ricongiungimenti familiari e per la concessione della protezione complementare.

Un Contesto di Crescenti Restrizioni

Le organizzazioni umanitarie sottolineano come questo disegno di legge non sia un fulmine a ciel sereno, ma si inserisca in un solco già tracciato da precedenti provvedimenti. La legge Piantedosi (decreto-legge 1/2023) e il decreto Flussi (decreto-legge 145/2024) hanno già introdotto limitazioni operative significative, come l’obbligo di rientrare in porto dopo un singolo salvataggio, l’assegnazione sistematica di porti lontani che allungano i tempi di navigazione e riducono la presenza delle navi in zona SAR, e sanzioni pecuniarie e amministrative per chi contravviene alle nuove regole. Queste misure, secondo le ONG, hanno già avuto un impatto negativo, ostacolando di fatto le operazioni di soccorso.

Le ONG considerano “inaccettabile” che il governo possa ritenere “una minaccia alla sicurezza nazionale le persone che rischiano di annegare nel Mediterraneo e le persone che tentano di salvarle”. Sostengono che a mettere in pericolo lo Stato di diritto sia proprio l’esecutivo, con scelte che limitano il diritto d’asilo e criminalizzano la solidarietà. La protesta si estende anche all’Europa, accusata di trasformarsi in un “continente fortezza”, abdicando al suo ruolo di luogo di pace e diritti.

La Posizione del Governo

Dal canto suo, il governo, per bocca della Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e del Ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, difende il provvedimento come uno strumento necessario per “rafforzare il contrasto all’immigrazione illegale di massa e ai trafficanti di esseri umani”. La premier ha sottolineato come l’obiettivo sia garantire una gestione più rigorosa dei flussi migratori e difendere i confini nazionali, che sono anche confini europei. Il governo ha inoltre fatto appello al Parlamento per una rapida approvazione delle norme, evidenziando come queste siano compatibili con il nuovo Patto europeo su migrazione e asilo, che l’Italia ha contribuito a definire.

Nonostante le dure critiche, le nove organizzazioni non governative hanno assicurato che non si faranno intimidire e “continueranno a operare nel rispetto del diritto internazionale per prestare soccorso e salvare vite umane, senza girarsi dall’altra parte”. Un impegno che, concludono, dovrebbe essere condiviso da tutta l’Europa, senza eccezioni.

Di veritas

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