ROMA – In un’analisi tagliente e senza sconti dello scenario politico italiano, il leader di Azione, Carlo Calenda, ha delineato con nettezza i confini del suo movimento, tracciando una linea invalicabile che poggia sui valori europeisti e liberali. Intervenuto durante la trasmissione Omnibus su La7, Calenda ha affrontato i temi cruciali del dibattito attuale, dalla collocazione politica del generale Roberto Vannacci alla stabilità del sistema bipolare, fino alle future e possibili alleanze, mettendo in chiaro la sua posizione e quella del suo partito.
Il “Caso Vannacci” e la critica al bipolarismo
Il punto di partenza dell’analisi di Calenda è la figura di Roberto Vannacci, divenuto un fenomeno mediatico e politico dopo la pubblicazione del suo libro “Il mondo al contrario”. Secondo il leader di Azione, la destinazione politica del generale è segnata: “Vannacci finirà con lo stare nel centrodestra”. Questa previsione non è solo una constatazione, ma il sintomo di una patologia più profonda del sistema politico italiano, che Calenda definisce un “sistema bipolare malato”.
Per il segretario di Azione, le attuali coalizioni sono costrette a “buttare dentro qualsiasi cosa” pur di prevalere numericamente. Questa logica, tuttavia, produce governi che “non governano, galleggiano e non riescono a fare riforme”. La critica è rivolta a un meccanismo che privilegia l’aggregazione eterogenea a scapito della coesione programmatica, generando instabilità e immobilismo. La recente uscita di Vannacci dalla Lega e la fondazione del suo nuovo partito, Futuro Nazionale, sembrano confermare questa tendenza alla frammentazione e al riposizionamento all’interno dell’area di destra.
La politica estera come discrimine non negoziabile
Il cuore del ragionamento di Calenda risiede nella centralità della politica estera, definita “decisiva” per i prossimi anni. È su questo terreno che Azione pone il suo “aut aut” per qualsiasi futura alleanza. “Non la affronti con metà della sinistra che vota con Vannacci e la Lega che vota una cosa in Europa e un’altra in Italia“, ha affermato, sottolineando le contraddizioni e le ambiguità che, a suo avviso, attraversano entrambi gli schieramenti.
La posizione di Azione è chiara e irremovibile: mai con i “nemici della costruzione europea”. Calenda respinge categoricamente l’ipotesi di diventare la “ruota di scorta del centrodestra”, rivendicando la coerenza del suo percorso e delle sue affermazioni passate contro il “campo largo”. L’obiettivo dichiarato è la costruzione di un “forte perno centrale europeista e liberale”, un soggetto politico autonomo e disponibile ad allearsi solo sulla base di valori non negoziabili.
Le incognite Meloni e Schlein
L’analisi di Calenda si estende poi alle due principali leader degli schieramenti contrapposti, Giorgia Meloni ed Elly Schlein, sulle quali esprime dubbi e perplessità proprio in merito al posizionamento europeo. “Al momento non ho capito se lei è europeista o meno“, dice della Presidente del Consiglio, pur riconoscendole un passo giusto nel cercare “l’asse con la Germania”. La politica estera del governo Meloni è stata descritta da diversi analisti come pragmatica, tesa a bilanciare la lealtà agli impegni euro-atlantici con la difesa dell’interesse nazionale.
Tuttavia, per Calenda, la presenza di alleati come la Lega rappresenta un ostacolo insormontabile. L’ipotetica trasformazione di Meloni in una “Thatcher” italiana, capace di rompere con le ali più sovraniste, è uno scenario che il leader di Azione osserva con interesse ma scetticismo. La domanda cruciale, per lui, rimane aperta: “Il discrimine è chi sta con gli autocrati e chi sta con l’Europa e non ho ancora capito con chi sta la Meloni e con chi sta la Schlein“.
Anche sulla segretaria del Partito Democratico, Calenda solleva dubbi, alludendo a una sinistra divisa e a tratti ambigua sui grandi temi internazionali. Le recenti tensioni interne al PD, con esponenti della minoranza riformista che criticano la linea della segreteria, alimentano queste perplessità. La sfida, secondo Calenda, è superare le logiche di schieramento per convergere su una visione chiara e coerente del ruolo dell’Italia in Europa e nel mondo.
