Un’inchiesta tanto delicata quanto complessa quella portata a termine dal Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Bergamo, che ha svelato una presunta e sistematica spoliazione del patrimonio di un’anziana donna a opera della nipote. Le Fiamme Gialle, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica di Bergamo, hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo per un valore complessivo superiore a 1,1 milioni di euro nei confronti di una donna di 54 anni di Dalmine, indagata per le gravi ipotesi di reato di circonvenzione di persona incapace e autoriciclaggio. La vittima, una zia di 82 anni, era stata riconosciuta invalida al 100% e versava in uno stato di grave compromissione delle facoltà mentali e fisiche.
L’INIZIO DELLE INDAGINI: UN PATRIMONIO SVANITO
La vicenda ha inizio dopo il decesso dell’anziana donna, avvenuto nel luglio del 2022. Sono stati gli altri eredi legittimi, una sorella e due nipoti, a sollevare i primi dubbi, notando un inspiegabile e significativo depauperamento del cospicuo patrimonio della defunta. Sospetti che li hanno spinti a rivolgersi a una società di consulenza legale per raccogliere la documentazione clinica e finanziaria necessaria, culminata poi in una formale querela presentata alla Guardia di Finanza, che ha dato il via agli accertamenti.
UNA FIDUCIA TRADITA: LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI
Le indagini hanno meticolosamente ricostruito un arco temporale lungo quasi quindici anni. A partire dal 2007, l’anziana era stata affidata alle cure del fratello e della figlia di quest’ultimo, l’odierna indagata. Alla morte del padre, la nipote 54enne era rimasta l’unica figura di riferimento per la zia. Tuttavia, secondo quanto emerso, l’assistenza fornita si sarebbe rivelata del tutto inadeguata. Le condizioni di salute della vittima, infatti, sono progressivamente peggiorate, tanto da rendere indispensabile, nel 2014, il suo ricovero presso una Residenza Sanitaria Assistenziale (RSA) di Bergamo. Paradossalmente, è stato proprio all’interno della struttura, grazie a cure appropriate e costanti, che le condizioni di vita dell’anziana hanno registrato un notevole miglioramento.
Parallelamente al declino fisico e cognitivo della zia, l’attività investigativa ha portato alla luce una gestione del suo patrimonio a dir poco allarmante. La nipote, approfittando dello stato di estrema vulnerabilità della parente, avrebbe operato in totale autonomia su un conto corrente cointestato, prosciugandolo sistematicamente.
LE OPERAZIONI SOSPETTE E LA POLIZZA VITA
L’analisi dei flussi finanziari ha rivelato una lunga serie di operazioni bancarie sospette, protrattesi anche dopo il ricovero dell’anziana in RSA. Le Fiamme Gialle hanno quantificato le distrazioni patrimoniali in:
- Circa 350 mila euro in bonifici e giroconti a proprio favore.
- Oltre 524 mila euro in investimenti finanziari.
- Più di 45 mila euro in prelievi di contante, solo negli ultimi anni.
L’episodio forse più cinico, secondo l’accusa, riguarda la sottoscrizione di una polizza vita del valore di 200 mila euro. La nipote avrebbe fatto firmare il contratto alla zia mentre quest’ultima si trovava già ricoverata nella struttura sanitaria, indicando se stessa come unica beneficiaria in caso di morte. Una somma che la 54enne ha regolarmente incassato nel 2023, dopo il decesso della parente.
LE ACCUSE E IL MAXI SEQUESTRO
Alla luce degli elementi raccolti, l’Autorità Giudiziaria ha ravvisato le ipotesi di reato di circonvenzione di persona incapace e autoriciclaggio, quest’ultimo legato al reimpiego dei fondi sottratti in polizze e altri investimenti. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha quindi emesso un decreto di sequestro preventivo di denaro, titoli e immobili per un valore esatto di 1.107.747,83 euro, corrispondente all’ammontare che si ritiene sia stato indebitamente sottratto all’anziana vittima.
La Guardia di Finanza ha sottolineato la rilevanza sociale di questa operazione, che accende i riflettori sul fenomeno, spesso sommerso, degli abusi patrimoniali ai danni di anziani e persone vulnerabili, consumati frequentemente all’interno delle mura domestiche e del contesto familiare, dove la fiducia dovrebbe essere massima. È importante precisare che il procedimento si trova ancora nella fase delle indagini preliminari e la responsabilità dell’indagata sarà accertata solo con una sentenza definitiva di condanna.
