Una decisione giudiziaria destinata a lasciare un segno profondo nel dibattito politico e culturale italiano. Il Tribunale di Bari, presieduto dal giudice Ambrogio Marrone, ha emesso una sentenza di condanna nei confronti di dodici militanti di CasaPound, riconoscendoli colpevoli dei reati di riorganizzazione del disciolto partito fascista e manifestazione fascista. Questa pronuncia, definita da molti “storica”, ha riacceso i riflettori sulla natura dell’organizzazione di estrema destra e ha scatenato un’immediata e compatta reazione da parte delle forze di opposizione, che ora chiedono al Governo un intervento deciso.
I Fatti e la Sentenza del Tribunale di Bari
La vicenda giudiziaria trae origine da un’aggressione avvenuta il 21 settembre 2018 nel quartiere Libertà di Bari. In quell’occasione, un gruppo di militanti di CasaPound aggredì alcuni manifestanti antifascisti che stavano tornando da un corteo organizzato in opposizione alla visita dell’allora Ministro dell’Interno, Matteo Salvini. L’aggressione, definita “squadrista” dagli atti della Procura, vide tra le vittime anche l’allora europarlamentare di Rifondazione Comunista, Eleonora Forenza, il suo assistente Antonio Perillo, e altri attivisti di sinistra.
Dopo quasi sette anni dai fatti, il collegio giudicante ha riconosciuto la colpevolezza di dodici imputati, infliggendo pene che vanno da un anno e mezzo a due anni e mezzo di reclusione. Sette di loro sono stati condannati anche per il reato di lesioni personali. La sentenza si basa sull’applicazione della Legge Scelba del 1952, che vieta la riorganizzazione del partito fascista. In particolare, il capo d’imputazione contestava la partecipazione a pubbliche riunioni “compiendo manifestazioni usuali del disciolto partito fascista” e l’uso del “metodo squadrista come strumento di partecipazione politica”. Oltre alle pene detentive, per tutti i condannati è stata disposta la privazione dei diritti politici per cinque anni.
Le Reazioni Politiche: “CasaPound è Illegale”
L’eco della sentenza è immediatamente rimbalzato nell’aula della Camera dei Deputati, dove esponenti di diverse forze di opposizione hanno preso la parola per chiedere azioni concrete al governo. “Chiediamo un’informativa urgente del ministro Piantedosi”, ha tuonato il deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, Angelo Bonelli. “Casapound è un’organizzazione neo fascista che occupa uno stabile a Roma. Perché non viene immediatamente sgomberato e perché non viene sciolta?”.
Sulla stessa linea si è espresso il deputato del Partito Democratico, Roberto Morassut, che ha sottolineato come la sentenza faccia “chiarezza sull’identità di questa organizzazione”. “Da questo momento anche formalmente Casapound è un’organizzazione illegale, fuori dalla Costituzione”, ha aggiunto Morassut, ribadendo che “il fascismo non è un’opinione, è un crimine”. Anche Laura Boldrini (PD) ha chiesto al ministro Piantedosi di sciogliere l’organizzazione e sgomberare la sede occupata.
Dal Movimento 5 Stelle, il deputato Alfonso Colucci ha rincarato la dose: “Non ci sono più dubbi, Casapound è un’organizzazione neofascista. Ne chiediamo l’immediato scioglimento e l’immediato sgombero del palazzo abusivamente occupato a Roma. Cosa aspetta il ministro Piantedosi e cosa aspetta Meloni?”.
Le richieste di scioglimento trovano un precedente storico, come ricordato dal deputato PD Federico Fornaro, che ha citato il caso di Ordine Nuovo, sciolto nel 1973 dall’allora ministro dell’Interno Emilio Taviani dopo una sentenza di primo grado per violazione della legge Scelba.
La Questione dello Stabile Occupato a Roma
Al centro del dibattito politico, oltre alla richiesta di scioglimento, vi è la pluriennale questione dell’occupazione abusiva di un intero stabile in via Napoleone III, nel quartiere Esquilino di Roma. L’edificio, di proprietà del Demanio, è occupato da CasaPound dal 27 dicembre 2003 ed è diventato il quartier generale del movimento.
Nonostante le numerose richieste di sgombero avanzate nel corso degli anni da diverse amministrazioni comunali e le sentenze che hanno accertato un danno erariale per milioni di euro, l’occupazione persiste. Lo stesso Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, quando era prefetto di Roma, aveva inserito l’immobile nella lista di quelli da sgomberare, definendolo una “priorità”. Tuttavia, ad oggi, non si è ancora proceduto, con la giustificazione che la presenza di nuclei familiari all’interno rende l’operazione complessa.
Il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, ha ribadito la posizione del governo contro tutte le occupazioni abusive, affermando che “devono essere sgomberati tutti”, ma senza fornire tempistiche precise per l’intervento su via Napoleone III.
Il Contesto Giuridico: La Legge Scelba e la Costituzione
La sentenza di Bari riafferma la vigenza e l’applicabilità della Legge Scelba e della XII disposizione transitoria e finale della Costituzione, che vieta la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista. La legge prevede che, qualora una sentenza accerti tale riorganizzazione, il Ministro dell’Interno possa ordinare lo scioglimento dell’associazione o del movimento. Le opposizioni, forti di questa sentenza, sostengono che ora ci siano tutti i presupposti giuridici per procedere in tal senso. Il dibattito è aperto sulla discrezionalità politica del governo nell’applicare la norma, ma la condanna di Bari costituisce un punto fermo e un precedente di notevole importanza.
