In un’epoca dominata dalla pervasività del digitale, la tutela dei più giovani online diventa una priorità improrogabile. È in questo contesto che si inserisce la recente e discussa proposta di Alessio Butti, Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione Tecnologica. Preoccupato per “l’igiene mentale, la salute mentale e la non dipendenza dagli algoritmi” di ragazzi e adolescenti, Butti ha avanzato l’idea di implementare un sistema di age verification, ovvero di verifica dell’età, per l’accesso a determinati servizi online. Una soluzione che, secondo il Sottosegretario, è già a portata di mano grazie alla tecnologia esistente.

La Proposta: App IO e QR Code per un Accesso Consapevole

Il cuore della proposta di Butti risiede nell’utilizzo dell’App IO, la piattaforma dei servizi pubblici già ampiamente diffusa tra i cittadini italiani. Il meccanismo ipotizzato è tanto semplice quanto, potenzialmente, efficace: i siti web dovrebbero generare un QR code che l’utente inquadrerebbe con il proprio smartphone. A quel punto, l’App IO, collegata all’identità digitale del cittadino, certificherebbe in automatico il superamento della soglia d’età richiesta, senza tuttavia condividere dati anagrafici sensibili con il fornitore del servizio. Il sito riceverebbe unicamente una conferma “over/under” (sopra/sotto l’età richiesta), garantendo così il principio di minimizzazione dei dati previsto dal GDPR.

“Potremmo già oggi garantire attraverso la app IO l’età di chi usufruisce di determinati servizi online”, ha dichiarato Butti, sottolineando come la tecnologia sia già matura per un simile passo. Ciò che manca, ha precisato, è il tassello normativo: “qui occorrerebbe una norma” per rendere questo sistema obbligatorio per i fornitori di servizi online. L’obiettivo non è la censura, ha tenuto a specificare, ma la creazione di un ambiente digitale che consenta “un uso più consapevole della tecnologia”.

Un Contesto di Crescente Preoccupazione

Le parole di Butti si inseriscono in un dibattito pubblico e politico sempre più attento ai rischi che i minori corrono online. La dipendenza da schermi, l’esposizione a contenuti inappropriati o tossici, il cyberbullismo e l’impatto spesso subdolo degli algoritmi sul benessere psicologico degli adolescenti sono temi ormai all’ordine del giorno. La semplice autodichiarazione dell’età, attualmente in uso sulla maggior parte delle piattaforme, si è dimostrata ampiamente inefficace e facilmente aggirabile, permettendo anche a bambini molto piccoli di accedere a social network e altri servizi non adatti a loro.

In Italia, alcuni passi sono già stati mossi. Il cosiddetto Decreto Caivano e le successive delibere dell’AGCOM (Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni) hanno introdotto l’obbligo di sistemi di verifica dell’età robusti per i siti con contenuti pornografici, una normativa che diventerà pienamente operativa a partire dal 12 novembre 2025. La proposta di Butti mira ad estendere un principio simile a una platea più vasta di servizi digitali, in linea con un trend che si sta affermando anche a livello europeo.

Il Quadro Europeo e le Sfide della Privacy

L’Italia non si muove in solitaria. Iniziative per una maggiore protezione dei minori online sono in discussione o già in atto in diversi Paesi europei. La Francia, ad esempio, ha già approvato leggi che impongono ai social network di verificare l’età degli iscritti. Inoltre, è in corso un progetto pilota a livello europeo, a cui l’Italia partecipa insieme a Francia, Spagna, Grecia e Danimarca, per sviluppare un sistema di age verification interoperabile, possibilmente integrato nel futuro portafoglio di identità digitale europea (European Digital Identity Wallet).

Tuttavia, l’implementazione di un sistema di verifica dell’età solleva inevitabilmente complesse questioni legate alla privacy. È fondamentale che qualsiasi soluzione adottata rispetti i principi del GDPR, in particolare quello della minimizzazione dei dati. Il sistema proposto da Butti, basato su una semplice conferma dell’età senza trasferimento di dati personali, sembra andare in questa direzione. L’approccio del “doppio anonimato”, dove né il gestore del sito conosce l’identità dell’utente né il fornitore del servizio di verifica conosce il sito visitato, è considerato uno standard per bilanciare tutela dei minori e diritto alla privacy.

Criticità e Prospettive Future

Nonostante le buone intenzioni, la proposta non è esente da criticità pratiche. Come farà un utente a scansionare un QR code visualizzato sullo stesso schermo che sta utilizzando, come nel caso della navigazione da smartphone? Sarà necessario sviluppare soluzioni alternative, come link diretti che invochino l’App IO. Inoltre, bisognerà definire chiaramente quali categorie di siti e servizi saranno soggette all’obbligo, stabilire un regime sanzionatorio efficace e garantire l’interoperabilità dei sistemi a livello nazionale ed europeo.

La strada per un web più sicuro per i minori è ancora lunga e complessa. La proposta del Sottosegretario Butti ha il merito di accendere i riflettori su una necessità non più rimandabile e di indicare una via tecnologicamente percorribile. Sarà compito del legislatore, ora, trovare il giusto equilibrio tra protezione, libertà e privacy, trasformando una visione condivisibile in una realtà normativa solida ed efficace.

Di davinci

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