ROMA – Un’eco sinistra degli Anni di Piombo risuona nell’aula del Senato. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, durante un acceso question time, ha stabilito un parallelo tra le recenti violenze di piazza e l’escalation che portò al terrorismo delle Brigate Rosse. Le sue parole, che rievocano un passato doloroso per la democrazia italiana, hanno immediatamente innescato una bufera politica, con le forze di opposizione che accusano il Guardasigilli di utilizzare un linguaggio “grave e irresponsabile”.

Il parallelo storico del Ministro Nordio

Intervenendo a Palazzo Madama, Nordio ha attinto alla sua esperienza personale di magistrato che negli anni ’80 si occupò dell’inchiesta sulla colonna veneta delle BR. “Il sottoscritto riceveva a casa le lettere con le stelle a cinque punte e girava scortato e armato”, ha ricordato, per poi affermare: “Ricordo benissimo che prima dell’esplosione del brigatismo rosso nei termini più sanguinari c’erano state queste forme di violenza di piazza molto, ma molto agitate, poi alla fine addirittura armate”.

Il punto focale del suo intervento è stato il richiamo a una certa indulgenza culturale e politica dell’epoca verso quei fenomeni. “Sapete come la sinistra definiva all’epoca quelle persone? Venivano chiamati ‘compagni che sbagliano’ e ‘sedicenti brigate rosse’, erano considerate degli infiltrati fascisti”, ha dichiarato il Ministro. Secondo Nordio, questa sottovalutazione iniziale contribuì a far prosperare il terrorismo. “Quelle situazioni di aggressività verso le forze dell’ordine, che a quell’epoca non sono state affrontate con la dovuta energia, oggi rischiano o rischierebbero di ripetersi senza interventi adeguati”, ha aggiunto, avvertendo che potrebbero condurre a “fenomeni non identici ma analoghi a quelli che hanno turbato con anni e anni di sangue la nostra democrazia”.

Il contesto: il nuovo Decreto Sicurezza

Le dichiarazioni di Nordio non sono estemporanee, ma si inseriscono nel contesto della presentazione del nuovo pacchetto sicurezza approvato dal Consiglio dei Ministri. Il governo, ha spiegato il Ministro in una conferenza stampa successiva, intende agire con “prevenzione e repressione” proprio per “evitare che quei tristi momenti si ripetano”. Il decreto introduce misure più severe per chi commette reati durante le manifestazioni, potenziando il Daspo urbano e prevedendo il fermo preventivo. Nordio ha sottolineato come il fenomeno brigatista sia nato anche per una “insufficiente attenzione, anche da parte dello Stato, verso queste forme di aggressività odiosa nei confronti delle forze dell’ordine”.

La dura reazione delle opposizioni

Le parole del Guardasigilli hanno provocato un’immediata e veemente reazione da parte delle opposizioni. Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi e Sinistra, ha definito “irresponsabile evocare il ritorno delle Brigate Rosse”, accusando il governo di voler “alzare la tensione sociale nel Paese”. Per Bonelli, “il terrorismo in Italia è stato qualcosa di profondamente diverso e di estremamente grave, che nulla ha a che vedere con quanto è accaduto nelle manifestazioni”.

Sulla stessa linea si è espresso Francesco Boccia, capogruppo del Partito Democratico alla Camera, che ha parlato di “un’operazione di propaganda politica, costruita sullo scontro e sull’uso sistematico della paura”. “Evocare le Brigate Rosse – ha affermato Boccia – non è solo una forzatura storica: è un errore politico profondo”. Anche dal Senato, il capogruppo PD ha risposto duramente a Nordio: “Non le riuscirà di riscrivere la storia. Ha mai sentito Berlinguer dire quelle parole folli che lei oggi sta addebitando a pezzi di storia del nostro Paese?”.

L’analisi del termine “Compagni che sbagliano”

L’espressione “compagni che sbagliano” è una delle più controverse e dibattute della storia recente italiana. Nata negli ambienti della sinistra extra-parlamentare degli anni ’70, indicava un atteggiamento che, pur condannando la scelta della lotta armata, non recideva completamente il legame identitario con i terroristi rossi, considerandoli parte dello stesso “album di famiglia” rivoluzionario, per usare un’altra celebre espressione di Rossana Rossanda. Questa formula, secondo molti analisti, rappresentò un’ambiguità culturale che permise al terrorismo di trovare un brodo di coltura e una certa area di contiguità. Dire “compagni che sbagliano” significava, per alcuni, salvare un’identità politica sacrificando la netta e inequivocabile condanna della violenza come strumento di lotta politica.

Il richiamo di Nordio a questa specifica terminologia non è quindi solo un riferimento storico, ma un preciso atto d’accusa politico, volto a segnalare un presunto parallelismo tra la sottovalutazione di allora e una presunta tolleranza odierna verso certe forme di dissenso violento.

Un dibattito tra sicurezza e libertà

Al di là della polemica politica, il dibattito sollevato dal Ministro Nordio tocca un nervo scoperto della società italiana: il confine tra la legittima espressione del dissenso e la violenza eversiva. Mentre il governo giustifica la stretta sulla sicurezza come necessaria a prevenire derive pericolose, le opposizioni e parte della società civile temono una restrizione degli spazi democratici e un’alimentazione deliberata di un clima di tensione. Il paragone con gli Anni di Piombo, se da un lato può servire come monito, dall’altro rischia di polarizzare ulteriormente il dibattito, rendendo più difficile un’analisi lucida e pacata delle sfide che l’ordine pubblico pone oggi alla nostra democrazia.

Di davinci

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