Un dato scuote le fondamenta delle relazioni tra Messico e Stati Uniti, gettando un’ombra sinistra sulla lotta al narcotraffico. Durante l’ultimo rapporto sulla sicurezza nazionale, il generale Ricardo Trevilla Trejo, Ministro della Difesa messicano, ha sganciato una vera e propria bomba mediatica: quasi la metà, precisamente il 47%, delle munizioni di grosso calibro sequestrate ai cartelli della droga proviene da un unico stabilimento statunitense, quello di Lake City, nel Missouri. Una rivelazione che non solo quantifica, ma traccia con precisione una delle principali arterie che alimentano la violenza endemica nel paese latinoamericano.

L’arsenale dei cartelli: proiettili “made in USA”

La notizia conferma un sospetto che da tempo aleggiava negli ambienti diplomatici e investigativi: l’arsenale della criminalità organizzata messicana è in larga parte rifornito dalla produzione industriale del suo vicino settentrionale. I proiettili in questione non sono munizioni comuni. Si tratta in particolare di cartucce calibro .50, armamenti da guerra capaci di perforare blindature e veicoli corazzati, trasformando gli scontri a fuoco in vere e proprie battaglie campali. Come sottolineato dal generale Trevilla, dall’inizio del suo mandato sono state sequestrate circa 18.000 armi, e la tracciabilità ha dimostrato che una percentuale schiacciante, tra il 77% e il 78%, ha origine statunitense.

Secondo i dati forniti, dal 2012 a oggi, le autorità messicane hanno messo le mani su ben 137.000 cartucce calibro .50. Che quasi la metà di queste provenga da un singolo impianto, peraltro destinato primariamente alla produzione per l’esercito americano, solleva interrogativi inquietanti sulla catena di custodia e sulla permeabilità dei canali di distribuzione.

La risposta del governo messicano: una battaglia legale che si allarga

Di fronte a questa “sconcertante realtà”, l’amministrazione guidata dalla presidente Claudia Sheinbaum non intende restare a guardare. Il governo messicano sta infatti valutando di ampliare la causa legale già intentata nel 2021 contro diversi produttori di armi statunitensi. L’obiettivo è chiaro: estendere la responsabilità legale non solo a chi fabbrica le armi, ma anche a chi produce e commercializza le munizioni che, con troppa facilità, attraversano il confine.

“Stiamo valutando se includere questo aspetto nella causa che il Governo del Messico ha in corso,” ha dichiarato la presidente Sheinbaum, “poiché si tratta di un’azienda privata che commercializza questi armamenti, anche se sono a uso esclusivo dell’Esercito degli Stati Uniti”. Le parole della presidente evidenziano la frustrazione per una negligenza che, dal punto di vista messicano, si traduce in una crisi di sicurezza nazionale senza precedenti. La tesi di Città del Messico è che le pratiche commerciali “negligenti” dei produttori statunitensi facilitino attivamente il traffico illecito, armando di fatto i cartelli.

Un contenzioso complesso e le sue implicazioni

La battaglia legale del Messico contro l’industria armiera americana è una mossa senza precedenti, che chiede un risarcimento di 10 miliardi di dollari. Tuttavia, il percorso è irto di ostacoli. Una legge federale statunitense, il Protection of Lawful Commerce in Arms Act (PLCAA), offre un’ampia protezione ai produttori da cause legali relative all’uso improprio dei loro prodotti. Nonostante una prima sentenza avesse respinto la causa, una corte d’appello di Boston ha recentemente riattivato il procedimento, sostenendo che il caso messicano potrebbe rientrare in un’eccezione prevista dalla legge.

La questione del traffico di armi è un nervo scoperto nelle relazioni bilaterali. Stime indicano che ogni anno circa 500.000 armi vengono illegalmente introdotte in Messico dagli Stati Uniti. Il Dipartimento di Giustizia americano ha riconosciuto che circa il 74% delle armi sequestrate in Messico e tracciate proviene dagli USA, in particolare dagli stati di confine come Texas, California e Arizona. Questo flusso costante di armamenti non fa che esacerbare la violenza, con decine di migliaia di omicidi legati al narcotraffico ogni anno.

La rivelazione sulle munizioni di Lake City aggiunge un nuovo, esplosivo capitolo a questa complessa vicenda. Ora, la pressione è tutta su Washington e sui produttori, chiamati a rispondere di come proiettili destinati all’esercito più potente del mondo finiscano per alimentare una guerra che insanguina le strade del Messico.

Di atlante

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