COSENZA – Un quadro a tinte fosche, una fotografia cruda della devastazione umana e materiale che attanaglia la Striscia di Gaza. A tracciarlo, con parole tanto pacate quanto incisive, è il Cardinale Pierbattista Pizzaballa, Patriarca di Gerusalemme dei Latini, durante la sua visita a Cosenza in occasione della festa della Madonna del Pilerio. Le sue dichiarazioni offrono uno spaccato drammatico di una terra martoriata, dove un lieve miglioramento sul fronte alimentare non riesce a scalfire una “situazione che resta di estrema gravità”.
La visita del Cardinale in Calabria, organizzata anche per una raccolta fondi a sostegno della Terra Santa, ha rappresentato un’importante occasione per accendere i riflettori su una crisi umanitaria che rischia di essere normalizzata dal flusso costante di notizie. “Cosa sarà Gaza? È molto difficile capire quali sono le prospettive”, ha ammesso con franchezza Pizzaballa, evidenziando come il primo, enorme, punto interrogativo riguardi la futura governance. “Chi governerà e come, con quali condizioni, con quale mandato”, sono le domande che pesano come macigni sul futuro di oltre due milioni di persone.
Una società al collasso: ricostruzione, sanità e istruzione in ginocchio
Le parole del Patriarca dipingono una realtà in cui le fondamenta stesse della società civile sono state sradicate. “La ricostruzione non è ricominciata”, ha affermato, un dato che trova eco nei report delle organizzazioni internazionali che descrivono una distruzione sistemica delle infrastrutture. Case, strade, impianti idrici ed elettrici sono ridotti a macerie, lasciando la popolazione in condizioni di sopravvivenza estreme.
Il sistema sanitario è al collasso. “Gli ospedali operano in maniera parziale, non totale”, ha sottolineato il Cardinale. Una situazione confermata da agenzie come l’UNICEF e Medici Senza Frontiere, che denunciano attacchi diretti alle strutture sanitarie, la cronica carenza di farmaci, attrezzature salvavita e personale. I medici e gli infermieri lavorano in condizioni disumane, spesso senza elettricità o strumenti basilari, nel tentativo di salvare vite in un contesto apocalittico.
Ancora più desolante, se possibile, è lo stato del sistema educativo: “Il sistema scolastico è totalmente devastato e siamo già al terzo anno senza scuola”. Questa affermazione rivela una delle ferite più profonde e durature del conflitto: un’intera generazione di bambini e ragazzi è privata del diritto fondamentale all’istruzione, con conseguenze incalcolabili sul loro futuro e su quello dell’intera società palestinese. Le scuole, quando non distrutte, sono state trasformate in rifugi per sfollati, anch’essi bersaglio di attacchi.
Incertezza politica e piani di pace controversi
Nel suo intervento, il Cardinale Pizzaballa ha toccato anche la complessa e nebulosa situazione politica, menzionando “i 20 punti del piano Trump” e il “Board of Peace”. Questi riferimenti aprono uno squarcio sulla difficile ricerca di una via d’uscita diplomatica.
- Il Piano Trump: Presentato come un accordo per la pace, il piano in 20 punti prevede, tra le altre cose, la fine immediata del conflitto, la liberazione degli ostaggi, la demilitarizzazione di Hamas e l’istituzione di un comitato tecnico-politico per la governance transitoria di Gaza.
- Il Board of Peace: Si tratta di un organismo internazionale, presieduto dallo stesso Donald Trump, con il compito di supervisionare la transizione e la ricostruzione. Tuttavia, come ha notato lo stesso Pizzaballa, questo board “è contestato da molti”. Le critiche principali riguardano la sua composizione e il fatto che i palestinesi non siano stati direttamente coinvolti nella sua elaborazione, facendolo apparire più come un’imposizione che come un accordo condiviso.
L’assenza di una visione politica chiara e condivisa è uno dei maggiori ostacoli. “In questo momento non vedo la possibilità da parte della politica di avere progetti di lungo respiro”, ha constatato amaramente il Patriarca, “l’attività militare non costruisce prospettive politiche”. Una condanna netta all’idea che la soluzione possa essere puramente militare, un’idea che, secondo il Cardinale, alimenta solo un ciclo infinito di violenza e odio.
L’appello della Chiesa: una narrativa diversa contro la logica delle armi
Di fronte a questo scenario desolante, il Cardinale Pizzaballa ha riaffermato con forza il ruolo della Chiesa e di tutti coloro che credono in un’alternativa. “Il compito della Chiesa, il compito di chi ci crede, di chi crede che sia possibile una prospettiva diversa, sociale e anche politica è dirlo, per non lasciare una narrativa soltanto alle attività militari”. Un appello a non rassegnarsi, a non permettere che il linguaggio delle armi sia l’unico a essere ascoltato.
Le sue parole da Cosenza si uniscono a un coro di appelli per un “cessate il fuoco durevole” e per un accesso umanitario sicuro e incondizionato, come richiesto da numerose ONG e agenzie internazionali. La visita del Patriarca in Calabria non è stata solo una celebrazione religiosa, ma un potente momento di sensibilizzazione, un richiamo alla responsabilità della comunità internazionale e un invito a “non essere neutrali” di fronte a una tragedia che si consuma sotto gli occhi del mondo.
