NISCEMI (CALTANISSETTA) – Una giornata cruciale per il futuro di Niscemi e per l’accertamento delle responsabilità dietro la devastante frana che ha squarciato il cuore della cittadina nissena. Nella giornata di giovedì ha preso il via il primo, atteso sopralluogo dei consulenti tecnici nominati dalla Procura della Repubblica di Gela, che ha aperto un fascicolo d’inchiesta ipotizzando i reati di disastro colposo e danneggiamento seguito da frana. Un’indagine complessa e delicata, coordinata direttamente sul campo dal Procuratore Capo Salvatore Vella, che mira a fare luce su una tragedia annunciata, le cui avvisaglie risalgono addirittura al 1997.

UN TEAM DI ESPERTI PER RICOSTRUIRE LA VERITÀ

Per comprendere la dinamica del movimento franoso e valutare eventuali negligenze, la Procura si è affidata a un pool di accademici di altissimo profilo dell’Università di Palermo. Si tratta di:

  • Chiara Cappadonia, docente di Geologia applicata e Geologia tecnica;
  • Maurizio Gasparo Morticelli, docente di Geologia strutturale;
  • Edoardo Rotigliano, docente di Geomorfologia.

A loro spetta il compito di analizzare minuziosamente il fronte della frana, che si estende per un’area ben più vasta dei 5 chilometri inizialmente stimati, per rispondere ai quesiti fondamentali posti dai magistrati. L’obiettivo è capire se, dopo il primo episodio del 1997, potevano essere adottate contromisure efficaci e se, al contrario, azioni od omissioni abbiano contribuito ad aggravare il dissesto idrogeologico.

INDAGINI A TUTTO CAMPO: DAL SOPRALLUOGO AEREO ALL’INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Le operazioni di rilievo, che hanno visto la partecipazione dei magistrati titolari dell’inchiesta e degli agenti della Squadra Mobile della Questura di Caltanissetta e del Commissariato di Niscemi, si sono concentrate sull’intero perimetro interessato dal disastro. Si è partiti in mattinata dal fronte della frana, scendendo verso valle, per poi risalire verso il burrone e l’abitato. A supporto delle attività a terra, è intervenuto anche il reparto Volo della Polizia di Stato, che ha effettuato riprese aeree ad alta risoluzione, soffermandosi sui punti di maggiore interesse geologico indicati dai consulenti. Queste immagini saranno cruciali per mappare le aree più impervie e inaccessibili, dove gli smottamenti hanno creato veri e propri canyon.

L’indagine si avvarrà anche di un approccio investigativo sperimentale: l’intelligenza artificiale. Questa tecnologia, sviluppata dalla Polizia di Stato, verrà impiegata per analizzare l’enorme mole di dati raccolti, inclusa la documentazione tecnica e le immagini satellitari fornite dall’Agenzia Spaziale Italiana, alla ricerca di correlazioni e anomalie che possano svelare le cause profonde del disastro.

UNA FERITA ANTICA: IL DISSESTO IDROGEOLOGICO E LE RESPONSABILITÀ

La frana che ha colpito Niscemi non è un evento improvviso, ma l’epilogo di una lunga storia di fragilità territoriale e, forse, di mancate azioni. Già nel 1997, un episodio simile aveva interessato la stessa area, portando all’evacuazione di centinaia di persone e alla distruzione di decine di case. Da allora, sono stati stanziati fondi per la mitigazione del rischio, ma secondo diverse fonti, poco o nulla sarebbe stato fatto per mettere in sicurezza il territorio. L’inchiesta della Procura dovrà proprio accertare dove siano finiti quei fondi e perché non siano stati realizzati gli interventi necessari.

Gli inquirenti stanno acquisendo una vasta documentazione presso vari enti per ricostruire l’iter amministrativo e tecnico degli ultimi decenni. A partire da lunedì, inoltre, inizieranno le audizioni di testimoni, prevalentemente tecnici, che saranno sentiti come persone informate sui fatti. L’attenzione è rivolta non solo alla mancata prevenzione, ma anche a possibili fattori aggravanti, come una gestione non ottimale delle acque e un sistema fognario incompleto, che potrebbero aver contribuito a saturare il sottosuolo, già geologicamente instabile.

IL DRAMMA UMANO E LA PERDITA CULTURALE

Dietro i tecnicismi dell’indagine, c’è il dramma di oltre 1.500 persone costrette ad abbandonare le proprie case, i propri ricordi, una vita intera. La “zona rossa” è stata estesa, inghiottendo strade, edifici e attività commerciali. Il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha assicurato l’impegno per trovare una sistemazione dignitosa per tutti gli sfollati.

Ma la frana non ha distrutto solo le case. Ha inferto una profonda ferita anche al patrimonio culturale di Niscemi. È crollato il Terrazzo del Belvedere, storica terrazza panoramica, e a forte rischio è la biblioteca storica “Angelo Marsiano”, che custodisce migliaia di volumi preziosi sulla storia siciliana. La Soprintendenza per i Beni Culturali di Caltanissetta ha effettuato un sopralluogo per valutare i danni e mettere in sicurezza, dove possibile, i beni mobili di pregio.

Mentre la macchina della giustizia si è messa in moto, la comunità di Niscemi attende risposte. La speranza è che questa indagine possa finalmente fare chiarezza su un disastro che ha radici lontane e che possa servire da monito per il futuro, affinché la cura del territorio diventi una priorità non più rinviabile.

Di veritas

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