MILANO – Una doccia fredda per le speranze di Rebecca Passler e per tutto il movimento del biathlon italiano. Il Tribunale Arbitrale dello Sport (TAS), attraverso la sua Divisione Ad hoc istituita per i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina 2026, si è dichiarato privo di giurisdizione sul ricorso presentato dalla giovane atleta azzurra. La decisione, di natura prettamente procedurale, lascia in vigore la sospensione provvisoria inflitta da NADO Italia lo scorso 2 febbraio, a seguito della riscontrata positività al letrozolo.

La cronistoria di una vicenda complessa

La vicenda che ha travolto la ventiquattrenne altoatesina è iniziata con un controllo antidoping a sorpresa fuori competizione, effettuato da NADO Italia il 26 gennaio ad Anterselva. L’esito delle analisi ha rivelato la presenza di letrozolo, una sostanza inserita nella lista delle sostanze proibite dalla WADA (Agenzia Mondiale Antidoping) nella categoria S4, quella dei modulatori ormonali e metabolici. La notizia della positività è deflagrata il 2 febbraio, portando all’immediata sospensione cautelare dell’atleta da parte del Tribunale Nazionale Antidoping. Un colpo durissimo per Passler, considerata una delle promesse del biathlon italiano e già convocata per i Giochi Olimpici casalinghi.

Cos’è il Letrozolo e perché è considerato doping

Il letrozolo è un farmaco utilizzato principalmente in ambito oncologico per il trattamento di alcune forme di tumore al seno nelle donne in post-menopausa. Il suo meccanismo d’azione consiste nell’inibire l’enzima aromatasi, bloccando così la conversione degli androgeni in estrogeni e riducendo la quantità di questi ultimi nell’organismo. Nello sport, questa sostanza è vietata perché può alterare l’equilibrio ormonale, favorendo indirettamente un aumento della produzione di testosterone. Questo può tradursi in un miglioramento della forza, della struttura muscolare e dei tempi di recupero. Inoltre, il letrozolo può essere utilizzato per mascherare l’assunzione di steroidi anabolizzanti.

La strategia difensiva e il ricorso al TAS

Sin da subito, la difesa di Rebecca Passler ha sostenuto la tesi della contaminazione involontaria. L’atleta ha sempre professato la propria innocenza, affermando che la positività sarebbe il risultato di una contaminazione incrociata dovuta a un’esposizione accidentale alla sostanza, senza alcun dolo o negligenza da parte sua. Forte di questa convinzione, e con l’obiettivo di ottenere un annullamento della sospensione in tempo per partecipare ai Giochi Olimpici, il team legale di Passler ha deciso di presentare un ricorso d’urgenza direttamente al TAS, bypassando i gradi di giudizio interni della giustizia sportiva italiana. L’udienza si è tenuta a Milano il 10 febbraio, con la partecipazione dell’atleta.

La decisione del Tribunale Arbitrale dello Sport

La sentenza del TAS, tuttavia, non è entrata nel merito della questione, ovvero non ha valutato se la contaminazione fosse o meno involontaria. I giudici si sono fermati a un aspetto formale: la giurisdizione. Secondo il collegio arbitrale, Passler avrebbe dovuto prima esaurire i rimedi interni previsti dall’ordinamento di NADO Italia, presentando ricorso agli organi di giustizia antidoping nazionali. NADO Italia, durante l’udienza, aveva infatti eccepito proprio questo punto, sostenendo che l’atleta avesse il diritto di richiedere la revoca della sospensione al Tribunale Nazionale Antidoping entro tre giorni dalla notifica. Avendo presentato il ricorso prima al TAS, l’atleta non ha rispettato il corretto iter procedurale, portando il tribunale internazionale a dichiararsi incompetente.

Quali scenari per il futuro?

Con la decisione del TAS, la palla torna ora nel campo della giustizia sportiva italiana. La sospensione provvisoria rimane in vigore e Rebecca Passler dovrà ora affrontare il procedimento davanti agli organi di NADO Italia per dimostrare la sua tesi della contaminazione. I tempi, tuttavia, sono strettissimi e la sua partecipazione ai Giochi di Milano-Cortina appare ormai compromessa. La Federazione Italiana Sport Invernali (FISI), per bocca del suo presidente Flavio Roda, ha espresso pieno supporto all’atleta, parlando di “gogna mediatica” e annunciando la decisione di non sostituire Passler in squadra “per principio”, in attesa degli sviluppi della vicenda. Una presa di posizione forte, che testimonia la fiducia nell’innocenza della biatleta e la volontà di andare a fondo per fare piena luce sull’accaduto.

Di nike

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