Anfield, Liverpool – Ancora una volta, il VAR è il protagonista indiscusso, e controverso, del calcio inglese. La partita di cartello della Premier League tra Liverpool e Manchester City, un incontro vibrante e cruciale per la corsa al titolo, si è trasformata in un vero e proprio caso nazionale. Non per una prodezza balistica o una giocata memorabile, ma per un episodio accaduto nei minuti di recupero che ha spaccato l’opinione pubblica, dagli addetti ai lavori ai tifosi, riaccendendo il mai sopito dibattito sulla tecnologia nel calcio.
La cronaca di un finale incandescente
Siamo nei minuti finali di una partita tesa, con il Manchester City in vantaggio per 2-1. Il Liverpool, nel disperato tentativo di agguantare il pareggio, spinge in avanti anche il portiere Alisson su un calcio d’angolo. La difesa del City respinge e lancia il contropiede con Rayan Cherki che, dalla propria metà campo, calcia verso la porta sguarnita. Mentre il pallone rotola lentamente verso la rete, Erling Haaland e il centrocampista del Liverpool Dominik Szoboszlai ingaggiano un duello in velocità.
Qui si scatena il caos. Szoboszlai trattiene la maglia di Haaland per rallentarlo; l’attaccante norvegese, a sua volta, ostacola il giocatore del Liverpool impedendogli di intervenire per salvare il pallone sulla linea. La sfera finisce in rete per quello che sembra il definitivo 3-1. L’arbitro Craig Pawson inizialmente convalida la rete, applicando la regola del vantaggio per il fallo subito da Haaland. Ma è qui che entra in scena il VAR, John Brooks.
La decisione che divide: Regolamento contro “Spirito del Gioco”
Dopo una lunga revisione al monitor a bordo campo, la decisione viene ribaltata. Il gol è annullato a causa del successivo fallo di Haaland su Szoboszlai. Ma la vera sorpresa è la conseguenza disciplinare: l’azione viene riportata al primo fallo, quello del giocatore del Liverpool, che viene espulso con un cartellino rosso diretto per aver negato una chiara occasione da gol (DOGSO). Una decisione che, seppur tecnicamente corretta secondo il rigido protocollo VAR, ha lasciato tutti interdetti.
La spiegazione ufficiale della Premier League, diffusa tramite un comunicato, ha confermato la correttezza procedurale: “Dopo la revisione, c’è un fallo negligente di Erling Haaland, che tira la maglia a Dominik Szoboszlai. In precedenza, Szoboszlai commette un’infrazione di trattenuta che impedisce una chiara opportunità di segnare. La decisione finale è un calcio di punizione diretto a favore del Manchester City e un cartellino rosso“. In sostanza, il fallo di Haaland ha invalidato il vantaggio, ma non ha cancellato l’infrazione originaria di Szoboszlai, meritevole di espulsione.
Le reazioni: un coro di critiche e perplessità
La decisione ha scatenato un putiferio mediatico e social. L’hashtag dedicato al VAR è schizzato in tendenza, con commenti che oscillavano tra l’incredulità e la rabbia. Particolarmente dura la reazione di Gary Neville, ex bandiera del Manchester United e oggi apprezzato commentatore per Sky Sports: “Sembra così ingiusto. Capisco che ci siano le regole, ma il ‘profumo’ del gioco è completamente svanito. Avete appena ucciso uno dei grandi momenti della stagione. Parliamo di un guastafeste“. Neville ha sottolineato come la rigida applicazione del regolamento abbia privato il match di un finale spettacolare e memorabile.
Di parere diverso, ma non meno critico, il suo ex compagno di squadra Roy Keane, che ha visto nell’episodio un elemento di ulteriore drammaticità, pur riconoscendo la complessità della situazione.
Anche i protagonisti in campo hanno mostrato sentimenti contrastanti. Pep Guardiola, allenatore del City, ha commentato con la sua solita ironia sferzante: “Dai arbitro, convalida il gol e andiamo a casa!“, evidenziando una preferenza per il buon senso rispetto alla burocrazia regolamentare. Sorprendentemente, anche Erling Haaland ha espresso dispiacere per l’avversario: “Alla fine mi dispiace per lui perché si prende delle giornate di squalifica. Avrebbero dovuto dare il gol e non il cartellino rosso. Semplice“.
Un cortocircuito emblematico
L’episodio di Anfield, come analizzato dalla BBC, rappresenta in modo emblematico il cortocircuito tra lo “spirito del gioco” e la sua applicazione regolamentare sempre più cavillosa. Il VAR, introdotto per ridurre gli errori “chiari ed evidenti”, si trova sempre più spesso a intervenire su situazioni complesse, generando nuove polemiche e alimentando la sensazione che la tecnologia stia snaturando l’essenza stessa del calcio. La ricerca di una perfezione oggettiva rischia di sacrificare l’emozione, la fluidità e persino il buon senso, elementi che hanno sempre reso questo sport il più amato al mondo. La domanda che resta sospesa nell’aria fredda di Liverpool è la stessa che si pongono milioni di appassionati: a che prezzo stiamo cercando la giustizia assoluta nel calcio?
