La capitale albanese, Tirana, è stata teatro di una serata di altissima tensione e violenza. Una manifestazione nazionale indetta dall’opposizione di centro-destra, guidata dall’ex primo ministro Sali Berisha, è rapidamente degenerata in una vera e propria guerriglia urbana. Migliaia di persone si erano radunate per protestare contro il governo del premier socialista Edi Rama, chiedendone a gran voce le dimissioni, ma la situazione è precipitata in scontri violenti davanti ai palazzi del potere.

Assalto alle sedi istituzionali e lancio di molotov

Il cuore della protesta si è concentrato davanti alla sede del governo, dove, dopo il discorso del leader Sali Berisha, un gruppo di manifestanti ha iniziato un fitto lancio di decine di bombe molotov, pietre, fuochi d’artificio e altri ordigni artigianali contro il cordone di polizia schierato a protezione dell’edificio. Le fiamme hanno avvolto parte della facciata del palazzo, costringendo le forze dell’ordine a rispondere con l’uso di idranti e gas lacrimogeni per disperdere la folla. Gli scontri si sono poi estesi, spostandosi anche davanti alla sede del Parlamento, in un crescendo di violenza che ha tenuto la città sotto scacco per ore.

Il bilancio dei feriti e degli arresti

Il bilancio degli scontri è pesante. Secondo le fonti ufficiali, sono almeno 14 gli agenti di polizia rimasti feriti, molti dei quali hanno riportato ustioni a causa delle molotov. La Ministra dell’Interno, Albana Koçiu, recatasi in visita agli agenti ricoverati presso l’Ospedale Traumatologico di Tirana, ha usato parole durissime, definendo l’accaduto “un tentativo di omicidio” e i responsabili “criminali organizzati” e non semplici manifestanti. Ha inoltre promesso che i colpevoli di questa “feroce violenza” ne risponderanno davanti alla giustizia.

Anche tra i civili si contano diversi feriti. Un cameraman di una televisione privata è stato raggiunto dall’esplosione di una molotov ed è stato trasportato al pronto soccorso per le cure necessarie. In ospedale è finito anche un deputato dell’opposizione, Bledion Nallbati, che ha denunciato di essere stato vittima di manganellate da parte delle unità antisommossa. Le autorità hanno inoltre comunicato di aver effettuato 13 arresti tra i manifestanti.

Le ragioni della protesta e il contesto politico

Questa non è che l’ultima di una serie di manifestazioni che da mesi scuotono l’Albania. Al centro delle proteste dell’opposizione, guidata dal Partito Democratico di Berisha, vi sono pesanti accuse di corruzione dilagante ai vertici dello Stato e presunti legami del governo con la criminalità organizzata. In particolare, a infiammare gli animi è stato uno scandalo di corruzione che a dicembre ha coinvolto l’allora vice prima ministra Belinda Balluku, incriminata con l’accusa di aver favorito alcune società private nell’aggiudicazione di appalti pubblici.

L’opposizione chiede le dimissioni immediate del premier Edi Rama, la formazione di un governo tecnico e l’indizione di nuove elezioni, ritenendo l’attuale esecutivo illegittimo e corrotto. Una crisi politica profonda, dunque, che si trascina da tempo e che vede le due principali fazioni politiche del paese accusarsi reciprocamente.

Le reazioni e le prospettive future

Immediata e dura la reazione di Sali Berisha, che ha condannato quello che ha definito “un comportamento criminale della polizia” ai danni del deputato Nallbati. Lungi dal placare gli animi, l’ex premier ha già annunciato una nuova manifestazione nazionale entro i prossimi 10 giorni, lasciando presagire un’ulteriore escalation della tensione. La situazione politica albanese rimane quindi estremamente volatile, con un dialogo tra maggioranza e opposizione apparentemente impossibile e il rischio concreto di nuove, violente, proteste di piazza.

Di atlante

Un faro di saggezza digitale 🗼, che illumina il caos delle notizie 📰 con analisi precise 🔍 e un’ironia sottile 😏, invitandovi al dialogo globale 🌐.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *