NIZZA MONFERRATO (Asti) – Le ombre della notte tra venerdì e sabato scorsi non hanno avvolto solo il tragico destino di Zoe Trinchero, la diciassettenne brutalmente uccisa, ma anche un’inquietante deriva di rabbia collettiva che ha rischiato di mietere un’altra vittima. Mentre la comunità di Nizza Monferrato era ancora sotto shock per il femminicidio, un gruppo di circa trenta persone si è radunato sotto l’abitazione di un uomo di origine nordafricana, ingiustamente indicato come il colpevole dall’assassino reo confesso, Alex Manna. Un episodio gravissimo su cui ora gli inquirenti stanno valutando di procedere, con possibili denunce per i partecipanti al tentato linciaggio.
Il depistaggio e la folla inferocita
Tutto ha avuto origine dal cinico tentativo di depistaggio messo in atto da Alex Manna, diciannovenne che ha poi confessato l’omicidio. Dopo aver colpito Zoe e averla gettata in un canale, Manna ha cercato di sviare le indagini accusando un giovane del posto, Naudy Carbone, un musicista trentenne conosciuto in città. Ha raccontato agli amici, e in seguito agli investigatori, di essere stato aggredito insieme a Zoe proprio da quest’uomo, per poi riuscire a fuggire. Una menzogna che, alimentata dal dolore e dalla concitazione del momento, ha fatto rapidamente breccia in una parte della comunità.
Intorno alle due di notte, una folla inferocita si è presentata sotto casa dell’uomo, svegliandolo di soprassalto. La situazione è apparsa subito critica: alcuni giovani, determinati a farsi giustizia sommaria, erano già riusciti a salire sulle scale del condominio. Provvidenziale è stato l’intervento dei Carabinieri che, accorsi sul posto, hanno faticato non poco a calmare gli animi e a mettere in salvo l’uomo, trattenendolo in caserma più per proteggerlo che per reali sospetti a suo carico.
Chi è l’uomo accusato ingiustamente
La vittima del tentato linciaggio è un uomo relativamente giovane, residente a Nizza Monferrato fin da bambino. Conosciuto in paese, in passato aveva avuto qualche screzio con alcuni coetanei a causa di un carattere definito “particolare”. Negli ultimi tempi, secondo alcuni conoscenti, avrebbe manifestato segnali di disagio, ma mai al punto da risultare minaccioso o aggressivo. “Forse sopra le righe, ma aggressivo mai“, hanno riferito alcuni testimoni. Anche le forze dell’ordine conoscevano le sue abitudini, come quella di alzarsi e coricarsi molto presto, un dettaglio che li ha fatti dubitare fin da subito della sua possibile implicazione in un delitto avvenuto intorno a mezzanotte.
Il fratello della vittima designata, Ruben, ha espresso gratitudine verso le forze dell’ordine, aggiungendo: “Qualcuno dovrà chiedergli scusa“. L’episodio ha suscitato una ferma condanna da parte delle Camere Penali di Asti e Alessandria, che in una nota hanno parlato di un fatto “altrettanto allarmante” rispetto all’omicidio, sottolineando come “la piazza non può e non deve fare processi sommari”.
Le indagini sull’omicidio di Zoe
Nel frattempo, le indagini sul femminicidio di Zoe Trinchero proseguono. Alex Manna, dopo la confessione, si trova in carcere ad Alessandria. L’accusa formulata dalla Procura è di omicidio aggravato dai futili motivi. Dalle prime risultanze dell’autopsia, è emerso un dettaglio agghiacciante: Zoe era probabilmente ancora viva, sebbene priva di sensi, quando è stata gettata nel canale. La morte sarebbe sopraggiunta per un “trauma da precipitazione”, un elemento che potrebbe aggravare ulteriormente la posizione di Manna. Il movente non è stato ancora del tutto chiarito, ma gli amici parlano di un rifiuto della ragazza a una avance del diciannovenne. La comunità, scossa e addolorata, si è stretta attorno alla famiglia di Zoe, organizzando una fiaccolata per le vie della città per dire “no” a ogni forma di violenza.
