MILANO – Un’onda azzurra travolge il ghiaccio del Forum di Assago. Nella prima giornata di gare dello short track alle Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026, l’Italia cala un tris d’assi nei 1000 metri maschili, con tutti e tre i suoi atleti, Pietro Sighel, Luca Spechenhauser e Thomas Nadalini, che staccano il pass per i quarti di finale. Una dimostrazione di forza e compattezza che fa sognare in grande e che accende l’entusiasmo dei tifosi presenti, in particolare la nutrita e rumorosa delegazione olandese.

Sighel, controllo e autorità: primo posto senza affanni

Il primo a scendere sul ghiaccio è stato il trentino Pietro Sighel, uno degli atleti più attesi della vigilia e leader della classifica generale di Coppa del Mondo sulla distanza. La sua è stata una prova di pura gestione e intelligenza tattica. Senza mai forzare, ha controllato la gara dalle prime posizioni, chiudendo la sua batteria al primo posto con il tempo di 1’25″740. Una performance che conferma il suo eccellente stato di forma e lo proietta tra i favoriti per la lotta alle medaglie. La sua sicurezza ha trasmesso un segnale forte agli avversari, mostrando una maturità agonistica degna di un campione.

Spechenhauser, un ultimo giro da cineteca infiamma il Forum

Se Sighel ha impressionato per il controllo, Luca Spechenhauser ha letteralmente fatto esplodere il pubblico con un finale di gara mozzafiato. Il giovane talento di Bormio, dopo aver mantenuto le posizioni di testa per tutta la batteria, ha sferrato l’attacco decisivo all’ultimo giro. Con una progressione esterna “paurosa”, come definita dai commentatori, ha stretto le curve alla perfezione, superando gli avversari e tagliando il traguardo in prima posizione con il crono di 1’25″422. Un sorpasso da antologia che gli è valso non solo la qualificazione ma anche l’ovazione del Forum, a cui ha risposto con un bacio lanciato verso le tribune. Una prestazione che evidenzia la sua grinta e la sua capacità di trovare il guizzo vincente nei momenti cruciali.

Nadalini, solidità e concretezza per il tris azzurro

A completare la giornata perfetta per i colori azzurri ci ha pensato Thomas Nadalini. L’atleta delle Fiamme Oro ha condotto una gara lucida e concreta, senza sbavature, che gli ha permesso di chiudere la sua batteria al secondo posto con il tempo di 1’26″882, garantendosi così un posto tra i migliori. Una qualificazione mai in discussione, frutto di una tattica attenta e di una condizione fisica ottimale. Il suo risultato ha sigillato il “tre su tre” per l’Italia, un’iniezione di fiducia fondamentale per il prosieguo della competizione.

Colpi di scena e squalifiche: la bagarre non manca

Le batterie dei 1000 metri non hanno lesinato colpi di scena, a testimonianza dell’altissimo livello di competitività e della tensione che caratterizza questa disciplina. Particolarmente acceso lo scontro nella quarta batteria tra il britannico Niall Treacy e il canadese Steven Dubois, campione del mondo in carica, entrambi finiti contro i materassi a bordo pista. Nonostante il contatto, la giuria ha deciso di non comminare penalità, decretando l’eliminazione di entrambi, una decisione che ha fatto discutere e che ha privato la competizione di uno dei suoi protagonisti più attesi. Squalificato anche l’atleta russo (sotto bandiera neutrale) Ivan Posashkov, mentre una penalità per mancata precedenza è stata inflitta all’americano Brandon Kim. Questi episodi sottolineano quanto nello short track ogni minimo errore o contatto possa risultare fatale.

Prospettive e avversari: la strada verso le medaglie

Con i quarti di finale in programma, la sfida per gli azzurri si preannuncia ancora più ardua. Tra gli avversari più temibili da tenere d’occhio ci sono i canadesi, che hanno fatto segnare ottimi tempi con Felix Roussel (miglior crono delle batterie in 1’23″828) e William Dandjinou. Attenzione massima anche ai coreani Hwang Daeheon e Shin Dong Min, e all’olandese Jens van’t Wout, tutti pattinatori di altissimo livello e con grande esperienza internazionale. La strada verso il podio è ancora lunga e piena di insidie, ma l’Italia ha dimostrato di avere le carte in regola per sognare in grande.

Di nike

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