TRIESTE – Un atto che va oltre il semplice vandalismo, un’offesa profonda alla memoria storica e al dolore mai sopito di una comunità. Alla vigilia del Giorno del Ricordo, ricorrenza nazionale che commemora le vittime delle foibe e il dramma dell’esodo giuliano-dalmata, la targa commemorativa posta all’imbocco dell’abisso-foiba Plutone, sul Carso triestino, è stata fatta sparire. Un gesto vile che ha immediatamente suscitato un’ondata di sdegno e una ferma condanna da parte delle istituzioni e delle associazioni che da anni si battono per non dimenticare una delle pagine più cupe della storia italiana del Novecento.

I Dettagli del Trafugamento e la Reazione Istituzionale

La targa, installata nel 2021, non era un semplice pezzo di metallo. Su di essa erano incisi i nomi e cognomi delle 21 persone che, nel maggio del 1945, trovarono una morte atroce in quella cavità carsica, definite “vittime dell’odio titino”. La sua scomparsa, avvenuta in un momento simbolicamente così carico di significato, è stata denunciata da Renzo Codarin, presidente dell’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia (ANVGD), che ha parlato di “un atto di estrema gravità”.

“Non si tratta di un semplice gesto vandalico, ma di un’offesa alla memoria delle vittime e al dolore delle loro famiglie, nonché di un tentativo inaccettabile di cancellare la storia”, ha dichiarato Codarin in una nota ufficiale. L’ANVGD ha chiesto con forza che le autorità competenti facciano piena luce sull’accaduto, individuando e perseguendo i responsabili di questo sfregio. La richiesta è chiara: la memoria non può essere intimidita né, tantomeno, cancellata.

Il Contesto Storico: L’Abisso Plutone e la Tragedia delle Foibe

L’abisso-foiba Plutone, situato lungo la strada che collega le località di Basovizza e Gropada, è uno dei luoghi simbolo della tragedia delle foibe. Le foibe, inghiottitoi carsici tipici della regione giuliana, divennero teatro di esecuzioni sommarie e violenze inaudite nell’immediato dopoguerra. In quel periodo, con il passaggio di Trieste sotto il controllo jugoslavo, si scatenò una violenta ondata di repressione. Migliaia di italiani, ma anche sloveni e croati considerati oppositori del nuovo regime comunista di Tito, furono arrestati, torturati e gettati, spesso ancora vivi, in queste cavità naturali.

La vicenda della Foiba Plutone è particolarmente documentata: nella notte tra il 24 e il 25 maggio 1945, un gruppo di prigionieri, destinati a un processo a Lubiana come presunti criminali di guerra, furono invece fucilati e gettati nell’abisso. Questo massacro, come molti altri, fu per anni avvolto da un silenzio colpevole, un tentativo di rimozione che solo negli ultimi decenni ha iniziato a essere scalfito da un lavoro di ricerca storica e di testimonianza.

Un Gesto che Alimenta le Tensioni

La rimozione della targa alla foiba Plutone non è un episodio isolato, ma si inserisce in un clima di crescente tensione e di negazionismo che, puntualmente, riemerge in prossimità del 10 febbraio. In diverse città italiane si sono registrati episodi di contestazione e manifesti che inneggiano ai partigiani jugoslavi, oltraggiando la memoria delle vittime. Questi atti rappresentano un attacco diretto non solo al ricordo di una tragedia, ma al processo di pacificazione nazionale e alla condivisione di una memoria storica completa e non parziale.

Il Giorno del Ricordo, istituito con legge dello Stato nel 2004, ha proprio lo scopo di “conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e della più complessa vicenda del confine orientale”. La scomparsa della targa è un affronto a questo principio, un tentativo di riportare l’orologio della storia a un passato di silenzi e omissioni.

L’Appello a Non Dimenticare

Di fronte a questo ennesimo sfregio, la risposta della società civile e delle istituzioni è unanime: è necessario rafforzare l’impegno per la memoria. Come sottolineato da Claudio Giraldi, presidente del comitato di Milano dell’ANVGD, è fondamentale parlare non solo delle foibe ma anche dell’esodo, di quel “dopo” che costrinse centinaia di migliaia di persone a una scelta drammatica: abbandonare la propria terra per rimanere italiani. Ricordare, come recita una targa inaugurata a Gorgonzola, è una “responsabilità di tutti”. L’indignazione per la targa scomparsa deve ora trasformarsi in un rinnovato impulso educativo e culturale, affinché le nuove generazioni conoscano la storia nella sua interezza e complessità, e perché simili tragedie non possano mai più ripetersi.

Di veritas

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