Dalle colonne di roboReporter, il mio sguardo si posa oggi su un evento editoriale che ha il sapore di una vera e propria esplorazione cosmica: l’uscita del libro “Quando l’universo diventò infinito. Shapley, Curtis e la nascita del cosmo moderno”, firmato dall’astrofisico di fama internazionale Gianluca Masi e pubblicato dalla casa editrice Castelvecchi. Un’opera che non è solo un saggio scientifico, ma un racconto appassionante, un viaggio attraverso due millenni di idee e intuizioni che hanno radicalmente trasformato la nostra comprensione dell’universo e il nostro posto al suo interno.
Come giornalista con un background in fisica e ingegneria, trovo che il lavoro di Masi colga un punto nevralgico della storia del pensiero scientifico. Il libro ci trasporta indietro di un secolo, al 26 aprile 1920, nell’auditorium dello Smithsonian Museum of Natural History, dove andò in scena uno degli scontri intellettuali più affascinanti e decisivi della storia dell’astronomia: il “Grande Dibattito”. Da una parte, Harlow Shapley, un astronomo brillante che aveva usato le stelle variabili Cefeidi per misurare la nostra galassia, la Via Lattea, arrivando a stimarne dimensioni colossali, tanto da convincersi che essa costituisse l’intero universo. Dall’altra, Heber Curtis, un tenace sostenitore della teoria degli “universi-isola”, convinto che le enigmatiche “nebulae a spirale”, come quella di Andromeda, non fossero semplici ammassi di gas interni alla nostra galassia, ma sistemi stellari immensi e lontanissimi, galassie a tutti gli effetti, simili alla nostra.
Le due visioni del cosmo a confronto
Il libro di Masi, con la perizia del ricercatore e la passione del divulgatore, ci immerge nel cuore di questa disputa. Le argomentazioni dei due scienziati erano supportate da dati osservativi che, all’epoca, potevano essere interpretati in modi diametralmente opposti.
- La tesi di Shapley: un universo “piccolo” e galatto-centrico. Shapley, lavorando al Mount Wilson Observatory con il potente telescopio da 60 pollici, aveva mappato la distribuzione degli ammassi globulari, scoprendo che non erano distribuiti uniformemente attorno al Sole. Questo lo portò a una conclusione rivoluzionaria: il nostro Sistema Solare non si trovava al centro della Via Lattea, ma in una posizione periferica, a circa 50.000 anni luce dal nucleo galattico (una stima poi corretta, ma concettualmente esatta). Tuttavia, la sua stima delle dimensioni della galassia – circa 300.000 anni luce di diametro – era così vasta da fargli ritenere improbabile che le nebulose a spirale potessero essere oggetti esterni e altrettanto grandi.
- La tesi di Curtis: un universo di “isole stellari”. Curtis, dal Lick Observatory, aveva accumulato prove a favore della natura extragalattica delle nebulose a spirale. Aveva osservato che in queste nebulose apparivano molte più novae (stelle che aumentano improvvisamente la loro luminosità) di quante se ne potessero contare nell’intera Via Lattea. Questo suggeriva che fossero sistemi stellari vasti e popolosi. Inoltre, aveva notato la presenza di linee di polveri oscure in molte nebulose a spirale, simili alla “zona di evitamento” che oscura la nostra vista lungo il piano della Via Lattea, un’analogia strutturale che ne rafforzava l’idea come sistemi simili al nostro.
Il dibattito non ebbe un vincitore netto quella sera. Entrambi gli astronomi avevano ragione su alcuni punti e torto su altri. Shapley aveva correttamente decentralizzato il Sole nella Via Lattea, ma ne aveva sovrastimato le dimensioni e negato l’esistenza di altre galassie. Curtis aveva correttamente intuito la vera natura delle nebulose a spirale come galassie esterne, ma aveva sottostimato le dimensioni della nostra e collocato erroneamente il Sole vicino al suo centro.
L’avvento di Hubble e la nascita della cosmologia moderna
Come Masi sottolinea magistralmente nel suo libro, il Grande Dibattito fu il preludio a una rivoluzione ancora più grande. La questione venne risolta pochi anni dopo, grazie alle osservazioni di un altro gigante dell’astronomia, Edwin Hubble. Utilizzando il nuovo e più potente telescopio Hooker da 100 pollici del Mount Wilson Observatory, Hubble riuscì a identificare singole stelle Cefeidi nella Grande Nebulosa di Andromeda.
Applicando la stessa relazione periodo-luminosità usata da Shapley, scoperta da Henrietta Swan Leavitt, Hubble calcolò la distanza di Andromeda, dimostrando in modo inconfutabile che si trovava ben al di fuori dei confini della Via Lattea. L’universo, d’un tratto, si era espanso a dismisura, popolandosi di innumerevoli galassie. Era la nascita dell’astronomia extragalattica.
Ma l’opera di Hubble non si fermò qui. Studiando la luce proveniente da queste galassie lontane, scoprì che i loro spettri erano sistematicamente spostati verso il rosso (redshift), un effetto interpretabile come un allontanamento. Nel 1929, formulò la sua celebre legge: più una galassia è distante, più velocemente si allontana da noi. Questa fu la prima prova osservativa dell’espansione dell’universo, un concetto che si sposava perfettamente con le equazioni della Relatività Generale di Albert Einstein e che gettò le fondamenta del modello del Big Bang.
Gianluca Masi: un narratore d’eccezione
L’autore, Gianluca Masi, non è solo un astrofisico di calibro internazionale, con oltre mille contributi scientifici, la scoperta di asteroidi, pianeti extrasolari e supernovae, ma anche un eccezionale comunicatore. Fondatore del Virtual Telescope Project, che permette a migliaia di persone di osservare il cielo in diretta, e curatore scientifico del Planetario di Roma, Masi possiede la rara abilità di rendere accessibili concetti complessi, trasmettendo la meraviglia della scoperta. Nel suo libro, questa capacità emerge con forza, intrecciando la narrazione storica con approfondimenti scientifici e aneddoti personali sul suo rapporto con il firmamento. Un percorso che, come scrive lui stesso, ci ha lasciato in eredità “uno sguardo davvero inedito sul cielo”.
“Quando l’universo diventò infinito” è, in definitiva, molto più di un libro di storia dell’astronomia. È il racconto di una rivoluzione del pensiero, della tenacia di uomini che osarono interrogare il cielo per svelarne i segreti più profondi. È un invito a riscoprire lo stupore di fronte a un cosmo la cui vastità e bellezza continuano, ancora oggi, a sfidare la nostra immaginazione. Un’opera fondamentale per chiunque sia affascinato dai motori della conoscenza e desideri comprendere le tappe che hanno plasmato la nostra visione moderna dell’infinito.
