Bruxelles – In una mossa che segnala un potenziale cambio di paradigma nella diplomazia europea riguardo al conflitto in Ucraina, l’Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, Kaja Kallas, ha annunciato l’intenzione di elaborare un “piano europeo per la pace sostenibile”. La novità sostanziale di questo approccio, illustrata in un’intervista a diverse agenzie di stampa internazionali, consiste nel voler spostare l’attenzione dalla pressione esercitata sull’Ucraina affinché faccia concessioni, alla definizione di una serie di richieste chiare e vincolanti da porre direttamente alla Russia.

Secondo Kallas, è fondamentale che l’Unione Europea definisca una posizione comune e precisa prima ancora di discutere su chi debba condurre i negoziati con Mosca. “Prima di discutere di chi deve parlare con Mosca serve capire di cosa vogliamo parlare”, ha dichiarato, sottolineando la necessità di un approccio unitario e strategico da parte dei 27 Stati membri. Questa iniziativa mira a creare un fronte europeo compatto, capace di presentare a Mosca una serie di condizioni non negoziabili per il raggiungimento di una pace che sia, appunto, “sostenibile” e duratura.

Le Tappe del Piano Europeo

Il percorso delineato da Kaja Kallas prevede un processo a più fasi. L’ex premier estone ha precisato che nei prossimi giorni invierà agli Stati membri delle proposte concrete per avviare la discussione. L’iter inizierà a livello di ambasciatori, per poi approdare sul tavolo del prossimo Consiglio Affari Esteri, in programma per il 23 febbraio. Questo calendario serrato evidenzia l’urgenza percepita a Bruxelles di dare una nuova direzione agli sforzi diplomatici, in un contesto internazionale complesso e in continua evoluzione.

L’obiettivo è quello di cristallizzare una posizione comune che non lasci spazio ad ambiguità e che ponga l’Europa come un attore protagonista e autonomo nella ricerca di una soluzione politica al conflitto. La proposta di Kallas, infatti, si inserisce in un quadro in cui anche altri attori, come gli Stati Uniti, stanno lavorando a proprie iniziative di pace, ma con un’enfasi che l’UE vuole ora bilanciare con le proprie istanze e quelle di Kiev.

Le Richieste “Massimaliste” alla Russia

Il cuore della proposta di Kallas risiede nella natura delle concessioni da richiedere a Mosca. L’Alto Rappresentante ha parlato della necessità di avanzare “richieste massimaliste”, un approccio che rispecchierebbe la postura negoziale della Russia stessa, al fine di ottenere un risultato più favorevole nei trattati. Tra le condizioni elencate, due emergono con particolare forza per il loro valore umanitario e strategico:

  • Il ritorno dei bambini ucraini rapiti: Una delle richieste prioritarie e non negoziabili è la restituzione immediata e incondizionata di tutti i minori ucraini deportati illegalmente in Russia. Si stima che siano circa 20.000 i bambini sottratti alle loro famiglie dall’inizio dell’invasione, una pratica che Kiev e la comunità internazionale considerano un crimine di guerra. Questa richiesta ha già ricevuto il sostegno dell’Assemblea Generale dell’ONU.
  • Limitazioni alle forze armate russe: Un’altra concessione chiave riguarda l’imposizione di restrizioni concrete e verificabili al potenziale militare di Mosca. Questo punto è considerato essenziale per prevenire future aggressioni e garantire la sicurezza a lungo termine non solo dell’Ucraina, ma dell’intera architettura di sicurezza europea.

Kallas ha sottolineato che, in assenza di una forte pressione da parte degli Stati Uniti su questo fronte, spetta all’Europa farsi carico di imporre tali condizioni. Una pace duratura, secondo la sua visione, non può prescindere da un cambiamento nel comportamento della Russia e dall’accettazione di limiti al suo apparato militare.

Il Contesto Internazionale e le Prospettive Future

L’iniziativa dell’Alto Rappresentante si colloca in un momento delicato. Mentre l’UE cerca di definire una propria linea, si moltiplicano le iniziative diplomatiche a vari livelli. Il presidente francese Macron, ad esempio, ha recentemente inviato a Mosca il suo consigliere Emmanuel Bonne per mantenere aperti i canali di dialogo. Allo stesso tempo, il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha dichiarato che c’è ancora “molta strada da fare” per una soluzione, auspicando che il “partito della guerra” in Europa non ostacoli i progressi.

La proposta di Kallas rappresenta una scommessa politica importante. Da un lato, cerca di rispondere all’esigenza di non lasciare l’Ucraina sola a sopportare il peso delle concessioni. Dall’altro, alza l’asticella del negoziato con la Russia, in un momento in cui il presidente Putin non sembra mostrare un reale interesse per la pace, come evidenziato dai continui attacchi su obiettivi civili.

Il successo di questo “piano europeo” dipenderà in larga misura dalla capacità dei 27 di trovare una sintesi e di mantenere un fronte unito. Il Consiglio Affari Esteri del 23 febbraio sarà un primo, cruciale banco di prova per verificare la coesione europea e la reale volontà di intraprendere questo nuovo e più assertivo percorso diplomatico per porre fine al conflitto in Ucraina.

Di atlante

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