ROMA – Un intervento destinato a riaccendere il dibattito, già infuocato, sul futuro della giustizia in Italia. Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ospite della trasmissione “La Torre e il Cavallo” su Rai3, ha scosso il sistema giudiziario con dichiarazioni incisive, definendo l’applicazione odierna dell’obbligatorietà dell’azione penale come “arbitraria”. Una presa di posizione netta che non chiede l’abolizione del principio costituzionale, ma ne invoca una profonda e urgente regolamentazione per superare le attuali criticità.
La critica al sistema attuale: “Ogni PM sceglie come gli pare”
Secondo il Guardasigilli, il cuore del problema risiede nell’eccessivo carico di processi che grava sulle procure italiane. Questa mole di lavoro costringerebbe, di fatto, ogni singolo pubblico ministero a operare una scelta discrezionale su quali fascicoli portare avanti e quali tralasciare. “Essendoci molti processi da gestire, ogni pm sceglie come gli pare”, ha affermato Nordio, sottolineando come questa prassi generi una preoccupante disomogeneità nell’amministrazione della giustizia e una potenziale disparità di trattamento per i cittadini. Per ovviare a questa che definisce una “arbitrarietà” di fatto, il Ministro propone l’introduzione di “una direttiva omogenea” che stabilisca delle “prelazioni”, ovvero dei criteri di priorità nell’esercizio dell’azione penale.
La “Repubblica delle procure” e le possibili soluzioni
Nordio ha messo in guardia da un rischio preciso: affidare la definizione di queste priorità ai singoli procuratori della Repubblica. Una simile scelta, a suo avviso, porterebbe alla creazione di una “Repubblica delle procure”, un sistema frammentato in cui ogni ufficio giudiziario agirebbe in autonomia, minando l’uniformità dell’applicazione della legge su tutto il territorio nazionale.
Quale, dunque, la soluzione? Il Ministro ha evocato alcune ipotesi, guardando anche al passato. Una di queste ricalca l’idea, già avanzata ai tempi della commissione Bicamerale presieduta da Massimo D’Alema, di affidare al Parlamento il compito di indicare le direttive. In alternativa, Nordio si è mostrato aperto ad altre strade, come l’istituzione di un “organismo congiunto” o persino l’attribuzione di questo ruolo allo stesso Consiglio Superiore della Magistratura (CSM), auspicando “una congiunzione di energie” tra le diverse istituzioni dello Stato.
Un nuovo affondo contro la magistratura
Le dichiarazioni del Ministro non si sono limitate alla questione dell’azione penale. Nordio ha infatti rivolto una critica diretta al corpo della magistratura, accusandola di aver assunto un ruolo di freno rispetto alle riforme. “La magistratura, più che aver proposto delle leggi, ha impedito ed ostacolato tutta una serie di riforme che sarebbero state necessarie”, ha dichiarato il Guardasigilli. Un’accusa che non risparmia neanche il recente passato, con un riferimento esplicito alla riforma dell’ex ministra Marta Cartabia, anch’essa, secondo Nordio, ostacolata dalle toghe.
Queste parole si inseriscono in un contesto di tensione crescente tra governo e magistratura, alimentato dal dibattito sulla riforma della giustizia e sulla separazione delle carriere, temi al centro di un acceso scontro istituzionale. Il Ministro ha ribadito la sua visione di una necessaria “fisiologia ordinaria della divisione dei poteri”, citando Giuliano Vassalli e Luciano Violante per sostenere la tesi di una politica che subisce “una sovranità limitata dalle pressioni della magistratura”.
Il contesto della riforma e il no all’immunità parlamentare
Le affermazioni di Nordio arrivano in un momento cruciale per la giustizia italiana, con una riforma costituzionale in corso che mira, tra le altre cose, a separare le carriere tra giudici e pubblici ministeri. Questo progetto è fonte di profonde divisioni e preoccupazioni, con una parte della magistratura che teme una possibile compromissione della propria autonomia e indipendenza. Durante il suo intervento, il Ministro ha anche colto l’occasione per sgombrare il campo da un’altra ipotesi circolata nel dibattito pubblico: il ripristino dell’immunità parlamentare. “Non è assolutamente nei nostri programmi”, ha assicurato con nettezza, chiudendo la porta a un ritorno al passato.
Le parole del Ministro della Giustizia delineano una visione chiara e, per molti versi, conflittuale del rapporto tra politica e sistema giudiziario. La proposta di regolamentare l’azione penale attraverso direttive centralizzate e le accuse di ostruzionismo rivolte alla magistratura sono destinate ad alimentare ulteriormente un confronto che si preannuncia lungo e complesso, e che tocca i pilastri fondamentali dell’assetto costituzionale italiano.
