TREVISO – Un rituale antico e vitale si ripete ogni anno con l’avvicinarsi della primavera nella pedemontana trevigiana. Con i primi tepori e le prime piogge, migliaia di anfibi, soprattutto rospi comuni (Bufo bufo), si risvegliano dal letargo e intraprendono un viaggio istintivo e pericoloso. Una migrazione di massa che li spinge a percorrere chilometri per raggiungere stagni, pozze e laghi dove deporre le uova e garantire la sopravvivenza della specie. Questo spostamento, tuttavia, li espone a una minaccia mortale: l’attraversamento delle strade trafficate, che si trasformano in veri e propri campi di sterminio.

Un Massacro Silenzioso e la Risposta dei Volontari

La lentezza è una caratteristica intrinseca di questi animali; un rospo può impiegare fino a dieci minuti per attraversare una carreggiata, un tempo che lo rende estremamente vulnerabile al passaggio dei veicoli. Poiché intere popolazioni si muovono simultaneamente, soprattutto nelle ore serali e notturne, si verificano vere e proprie stragi che mettono a rischio la stabilità di interi ecosistemi locali. Di fronte a questa emergenza ambientale, che si ripresenta puntualmente tra febbraio e aprile, la società civile si mobilita. Dal 2003, associazioni ambientaliste come SOS Anfibi, ENPA e WWF, insieme a numerosi privati cittadini, hanno dato vita a una straordinaria operazione di salvataggio. Si stima che in oltre vent’anni di attività siano stati salvati più di 4,5 milioni di esemplari, una cifra che testimonia l’impegno e la dedizione di centinaia di volontari.

Le Aree Critiche: Montello e Laghi di Revine

Le zone più interessate da questo fenomeno nella provincia di Treviso sono le aree del Montello e dei Laghi di Revine. Non si tratta di luoghi qualsiasi: entrambe le aree sono riconosciute a livello europeo come Siti di Importanza Comunitaria (SIC) per il loro valore naturalistico. I Laghi di Revine, inoltre, dal 2011 sono stati designati come Parco Regionale, a ulteriore conferma della loro importanza ecologica. La presenza massiccia di anfibi in queste zone è un segnale positivo, poiché questi animali sono considerati preziosi bio-indicatori: la loro salute e il loro numero riflettono lo stato di benessere dell’ambiente circostante. Svolgono anche un ruolo cruciale nell’equilibrio ecologico, nutrendosi di insetti e larve potenzialmente dannosi per l’agricoltura.

Come Funziona l’Operazione “Salva-Rospo”

L’intervento dei volontari è tanto semplice quanto fondamentale. L’operazione “salva-rospo” si svolge per circa 3-4 settimane, concentrandosi nelle ore immediatamente successive al tramonto. Ecco come si articola:

  • Pattugliamento: I volontari, muniti di torce, guanti, secchi e giubbotti ad alta visibilità per la propria sicurezza, perlustrano i bordi delle strade interessate dalla migrazione.
  • Installazione di barriere: Lungo i tratti più critici, vengono installate delle reti temporanee anti-attraversamento che impediscono agli anfibi di accedere direttamente alla carreggiata, incanalandoli lungo il fossato.
  • Raccolta e Trasporto: Gli animali vengono delicatamente raccolti a mano, riposti nei secchi e trasportati in sicurezza dall’altra parte della strada, in prossimità dei siti riproduttivi.

In alcune aree, per rendere l’intervento più strutturale e permanente, sono stati realizzati anche dei “rospodotti”, ovvero dei tunnel sotterranei che permettono agli animali di attraversare in totale sicurezza.

L’Appello per Nuovi Volontari

Ogni anno, le associazioni lanciano un accorato appello per reclutare nuove forze. L’impegno richiesto è di un paio d’ore serali, spesso in condizioni meteorologiche non ideali, con pioggia e scarsa visibilità, ma l’esperienza è descritta come unica e gratificante. È un’opportunità per entrare in contatto diretto con la natura, comprendere le sue fragilità e contribuire attivamente alla conservazione della biodiversità. È un’attività adatta a tutti, anche ai bambini, che possono così imparare sul campo l’importanza del rispetto per ogni forma di vita. Le associazioni forniscono tutte le indicazioni necessarie e organizzano i turni per garantire una copertura costante durante tutto il periodo della migrazione. Chiunque fosse interessato a partecipare può contattare le sezioni locali delle associazioni ambientaliste per avere maggiori informazioni.

La salvaguardia degli anfibi nella pedemontana trevigiana è un esempio virtuoso di come la collaborazione tra cittadini e associazioni possa fare la differenza, trasformando una potenziale strage in una grande operazione di tutela della vita.

Di veritas

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