TORINO – Doveva essere una serata di festa, di tributi e di saluti, e in parte lo è stata. Ma il calcio, con la sua imprevedibilità, ha scritto un finale diverso, agrodolce. Juventus-Lazio, ultima gara casalinga della stagione 2021/2022 per i bianconeri, si è conclusa con un pareggio per 2-2 che ha gelato l’Allianz Stadium. Un gol di Sergej Milinkovic-Savic al 96′ ha rovinato la passerella d’addio a due colonne della storia juventina recente: Giorgio Chiellini e Paulo Dybala.
LA NOTTE DEGLI ADDII: EMOZIONI E LACRIME PER CHIELLINI E DYBALA
L’atmosfera prima del fischio d’inizio era tutta per loro. Per il capitano, Giorgio Chiellini, 17 stagioni di battaglie, sudore e trionfi. Per la Joya, Paulo Dybala, sette anni di magie, giocate sopraffine e gol pesanti. Lo stadio ha tributato a entrambi un’accoglienza da brividi. Il momento più toccante per il difensore è arrivato al minuto 17, come le sue stagioni in bianconero, quando Massimiliano Allegri lo ha richiamato in panchina per concedergli una standing ovation da pelle d’oca, con l’abbraccio di compagni e avversari. Per Dybala, le lacrime sono arrivate a fine partita, sotto la curva, a testimonianza di un legame forte con il popolo juventino, interrotto da un mancato rinnovo che ha lasciato l’amaro in bocca a molti.
LA PARTITA: DOMINIO JUVE, POI LA BEFFA
La Juventus, spinta dall’onda emotiva della serata, ha approcciato la gara con grande determinazione. Il tecnico Massimiliano Allegri ha schierato una formazione offensiva con Vlahovic punta centrale, supportato dal tridente Bernardeschi, Dybala e Morata. Dall’altra parte, il grande ex Maurizio Sarri, tornato per la prima volta da avversario a Torino, ha risposto con il suo consueto 4-3-3.
Dopo una traversa iniziale di Cataldi, i padroni di casa hanno preso il controllo del gioco, sbloccando il risultato già al 10′: cross perfetto di Morata dalla sinistra e Dusan Vlahovic, in tuffo di testa, ha anticipato Acerbi per l’1-0. La Juve ha continuato a premere e al 36′ ha trovato il raddoppio con Alvaro Morata, bravo a finalizzare un’azione corale e a battere Strakosha per il 2-0 con cui si è chiuso il primo tempo.
LA RIMONTA DELLA LAZIO: SARRI NON MOLLA MAI
Nella ripresa, la partita è cambiata. La Lazio è rientrata in campo con un piglio diverso e al 51′ ha accorciato le distanze in modo fortunoso: su un colpo di testa di Patric, una deviazione sfortunata di Alex Sandro ha messo fuori causa Perin, riaprendo di fatto il match. La squadra di Allegri ha accusato il colpo, perdendo fluidità e concedendo campo ai biancocelesti, che hanno iniziato a credere nell’impresa.
Allegri ha provato a cambiare le carte in tavola con una serie di sostituzioni, inserendo Kean, Pellegrini e Aké, e concedendo gli ultimi minuti in bianconero a Dybala, uscito tra gli applausi al 78′. Ma la pressione della Lazio è diventata asfissiante nei minuti finali. E proprio quando la vittoria della Juventus sembrava ormai in cassaforte, è arrivata la beffa. Al sesto e ultimo minuto di recupero, su un’azione di contropiede, un tiro respinto da Perin è finito sui piedi di Sergej Milinkovic-Savic, che da pochi passi non ha perdonato, siglando il definitivo 2-2.
VERDETTI E CONSEGUENZE
Un pareggio che per la Juventus, già sicura del quarto posto e della qualificazione in Champions League, non cambia nulla in termini di classifica ma lascia un profondo rammarico per come è maturato. Per la Lazio di Sarri, invece, è un punto pesantissimo che ha garantito la matematica qualificazione alla successiva edizione dell’Europa League, un traguardo fondamentale per la stagione dei capitolini. La serata degli addii si è così trasformata in una festa a metà, con la gioia laziale a fare da contraltare alla delusione di una vittoria sfumata sul più bello.
