Torino si è fermata per ricordare. In una fredda mattinata di febbraio, la città ha celebrato il Giorno del Ricordo con una sentita commemorazione presso il Cimitero Monumentale. Davanti al monumento che onora le vittime delle foibe e dell’esodo giuliano-dalmata, si sono riunite autorità civili, militari e le associazioni degli esuli, unite nel preservare la memoria di una tragedia nazionale a lungo avvolta da una “nebbia di oscurità e negazionismo”.

Il “Genocidio” e il “Debito Morale”: le parole di Davide Nicco

Le parole più incisive sono state quelle di Davide Nicco, Presidente del Consiglio regionale del Piemonte, che non ha esitato a definire la tragedia delle foibe e dell’esodo come “il più grande dramma dell’Italia del ‘900, un vero e proprio genocidio”. Nel suo intervento, Nicco ha voluto porre l’accento non solo sulla violenza inaudita degli eccidi, ma anche sul dramma successivo dell’esodo, che costrinse decine di migliaia di italiani ad abbandonare ogni bene. “Anche il periodo successivo, quello dell’esodo, non fu meno drammatico per le famiglie di quelle regioni che dovettero abbandonare tutto e non sempre furono accolte come avrebbero meritato”, ha sottolineato Nicco. “E per questo l’Italia ha un debito morale con loro”.

Il Presidente ha poi ripercorso il difficile cammino di integrazione di queste famiglie che, “grazie alla loro serietà, al loro impegno, al loro rispetto delle regole, seppero nel tempo conquistare la fiducia di tutti gli italiani”. Un percorso reso ancora più arduo dal lungo periodo del negazionismo, in cui, per “ciniche motivazioni politiche”, la sofferenza di queste comunità è stata nascosta. Oggi, ha concluso, la celebrazione di questa giornata deve essere “un momento che deve unire tutte le forze politiche e democratiche”.

Il Contributo alla Ricostruzione: l’intervento di Paolo Chiavarino

A fargli eco è stato l’assessore comunale Paolo Chiavarino, che ha portato la voce dell’amministrazione cittadina. Chiavarino ha ricordato il legame profondo tra la città di Torino e la comunità giuliano-dalmata, sottolineando come molti degli esuli abbiano trovato sotto la Mole una nuova casa e abbiano contribuito attivamente alla ricostruzione post-bellica. “Noi siamo loro debitori”, ha affermato con forza l’assessore, “per la sofferenza che hanno subito, per l’insegnamento che ci hanno dato, per la resilienza e il rilancio che hanno saputo operare”. Chiavarino ha rievocato il difficile percorso di accoglienza, passando per i Centri Raccolta Profughi e le “casermette” di via Veglia e Altessano, evidenziando come quelle famiglie siano poi diventate “pilastri dello sviluppo economico e occupazionale della Torino del dopoguerra”.

Una Ferita Storica: il Contesto delle Foibe e dell’Esodo

Il Giorno del Ricordo, istituito con legge dello Stato nel 2004, invita a riflettere su una delle pagine più complesse e dolorose della storia italiana. I massacri delle foibe, voragini carsiche utilizzate per occultare i cadaveri delle vittime, si verificarono in due ondate principali: la prima successiva all’armistizio dell’8 settembre 1943 e la seconda nella primavera del 1945, con l’avanzata dei partigiani comunisti di Tito. Le violenze non colpirono solo fascisti e collaborazionisti, ma si estesero a migliaia di italiani, civili innocenti, uccisi in un clima di epurazione politica e pulizia etnica.

A questa brutale violenza seguì l’esodo giuliano-dalmata, un’emigrazione forzata che coinvolse tra le 250.000 e le 350.000 persone, costrette a lasciare le loro case in Istria, a Fiume e in Dalmazia per non sottostare al nuovo regime jugoslavo. Un esodo che, come ricordato dalle autorità a Torino, fu segnato da sofferenze e da un’accoglienza in patria non sempre solidale, a causa delle divisioni politiche dell’epoca.

Memoria Condivisa Contro Ogni Negazionismo

La cerimonia di Torino, con la deposizione di una corona d’alloro e la presenza sentita della comunità giuliano-dalmata subalpina, ha ribadito l’importanza di una memoria condivisa e l’impegno delle istituzioni a custodire la verità storica. Le parole delle autorità hanno evidenziato la necessità di superare definitivamente la fase del negazionismo e del riduzionismo, spesso alimentati da contrapposizioni ideologiche. Ricordare oggi, come ha sottolineato il presidente Nicco, non significa riaprire ferite per alimentare odio, ma restituire dignità alle vittime e riconoscere il dolore di un’intera comunità, affinché nessuna ideologia possa mai più giustificare la cancellazione dell’altro.

Di veritas

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