ROMA – Un’iniezione di realismo nel dibattito energetico nazionale. Così possono essere interpretate le parole di Pietro Barbareschi, direttore generale di ITER, il più grande e ambizioso progetto al mondo per la realizzazione di un reattore a fusione nucleare. Durante un’audizione presso le Commissioni Ambiente e Attività produttive della Camera, tenutasi nell’ambito della discussione sul disegno di legge quadro sul nucleare, Barbareschi ha messo in chiaro che la strada per ottenere energia pulita, illimitata e a basso costo dalla fusione è ancora lunga e irta di ostacoli.

“Non riesco a fare una previsione accurata di quando la fusione sarà disponibile come sorgente di energia su larga scala ed economica,” ha dichiarato Barbareschi. “Siamo ancora un po’ distanti da questo traguardo. Ci sono sfide tecniche tali che non riesco a dare una predizione”. Una dichiarazione netta, proveniente dalla massima autorità di un progetto che rappresenta la punta di diamante della ricerca globale in questo campo, che inevitabilmente ridimensiona le narrazioni più ottimistiche che vedono la fusione come la soluzione imminente alla crisi climatica ed energetica.

Il Progetto ITER: Un Sogno Scientifico tra Complessità e Ritardi

Per comprendere appieno il peso delle affermazioni di Barbareschi, è fondamentale capire cosa sia ITER (International Thermonuclear Experimental Reactor). Situato a Cadarache, nel sud della Francia, ITER è un’impresa scientifica colossale che vede la collaborazione di Unione Europea, Cina, India, Giappone, Corea del Sud, Russia e Stati Uniti. L’obiettivo non è produrre elettricità da immettere in rete, ma dimostrare la fattibilità scientifica e tecnologica della fusione come fonte di energia. In parole semplici, si vuole provare che è possibile generare più energia dalla reazione di fusione di quanta ne serva per innescarla e mantenerla attiva.

Il cuore del progetto è un reattore di tipo tokamak, una macchina a forma di ciambella che, attraverso potentissimi magneti superconduttori, deve confinare un plasma di isotopi di idrogeno (deuterio e trizio) a temperature stratosferiche, superiori ai 150 milioni di gradi Celsius, per innescare la reazione di fusione. La complessità ingegneristica è senza precedenti e il progetto ha subito nel tempo diversi ritardi e un aumento dei costi. Le ultime stime indicano che l’operatività con la miscela di deuterio-trizio, la fase cruciale dell’esperimento, non inizierà prima del 2039, con un ritardo di circa quattro anni sulla precedente tabella di marcia.

La Raccomandazione per l’Italia: Pragmatismo Energetico

Alla luce di queste tempistiche e delle incertezze tecnologiche, Barbareschi ha offerto un consiglio pragmatico all’Italia, che sta riconsiderando l’opzione nucleare dopo decenni di abbandono. “La fusione nucleare potrà contribuire in modo economicamente sostenibile solo sul lungo periodo”, ha specificato. “Ritengo saggio perseguire in Italia nel breve e medio periodo l’utilizzo di tecnologie nucleari consolidate”.

Il riferimento è chiaramente alla fissione nucleare, la tecnologia su cui si basano tutte le centrali atomiche attualmente operative nel mondo. Questa tecnologia, che consiste nella scissione di nuclei pesanti come l’uranio, è matura e affidabile, sebbene presenti criticità legate alla gestione delle scorie radioattive e alla sicurezza degli impianti. Il dibattito in Italia si sta concentrando in particolare sulle nuove generazioni di reattori, come gli Small Modular Reactors (SMR), impianti di dimensioni ridotte che promettono maggiore sicurezza e costi inferiori, e che potrebbero essere commercialmente disponibili a partire dal 2030.

Fusione vs Fissione: Due Vie Diverse per l’Energia dell’Atomo

È cruciale non confondere i due processi nucleari, che sono fondamentalmente opposti:

  • Fissione: Un nucleo pesante (es. Uranio-235) viene diviso in nuclei più piccoli, rilasciando una grande quantità di energia. È la tecnologia attualmente in uso.
  • Fusione: Due nuclei leggeri (es. deuterio e trizio, isotopi dell’idrogeno) si uniscono per formare un nucleo più pesante (elio), rilasciando un’enorme quantità di energia. È lo stesso processo che alimenta il Sole e le stelle.

La fusione, sulla carta, offre vantaggi enormi: il combustibile è abbondante (il deuterio si ricava dall’acqua di mare), non produce scorie radioattive a lunga vita e il processo è intrinsecamente sicuro, poiché qualsiasi anomalia porterebbe allo spegnimento automatico della reazione. Tuttavia, come sottolineato da Barbareschi, replicare una stella sulla Terra è una delle sfide tecnologiche più complesse mai affrontate dall’umanità.

Il Futuro Energetico: Un Mix di Tecnologie

Le parole del direttore di ITER non rappresentano una bocciatura della fusione, ma un invito a considerare la transizione energetica con un approccio realistico e diversificato. La ricerca sulla fusione rimane un investimento cruciale per il futuro a lungo termine dell’umanità, una promessa di energia davvero pulita e sostenibile. Tuttavia, per raggiungere gli obiettivi di decarbonizzazione fissati per i prossimi decenni, il mondo, e l’Italia in particolare, non può permettersi di attendere. La strategia energetica dovrà necessariamente basarsi su un mix di soluzioni disponibili oggi e nel prossimo futuro: un’espansione massiccia delle energie rinnovabili, politiche di efficienza energetica e, come suggerito da Barbareschi e come si sta dibattendo a livello politico, il possibile ritorno a tecnologie nucleari consolidate e di nuova generazione.

Di atlante

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