ASTI – Una piazza gremita di persone, unite nel dolore e nella rabbia. Così si è presentata piazza San Secondo ad Asti, dove l’associazione Nudm-Non Una di Meno ha organizzato un presidio per ricordare Zoe Trinchero, la diciassettenne brutalmente uccisa a Nizza Monferrato, e per protestare contro l’ennesimo femminicidio che scuote la coscienza del Paese. “C’è qualcosa che non stiamo insegnando”, è il grido d’allarme lanciato dall’associazione, che evidenzia la drammatica correlazione tra la giovane età della vittima e del suo carnefice, Alex Manna, di soli vent’anni.
Una tragedia che, secondo Non Una di Meno, non può essere derubricata a un gesto isolato di follia, ma che affonda le sue radici in un substrato culturale ben preciso. “L’autore del femminicidio ha confessato e, ancora una volta, il colpevole non è ‘l’altro’ costruito dalla propaganda razzista, ma il figlio sano del patriarcato: un uomo cresciuto in una cultura del possesso, che non insegna a riconoscere i limiti, a rispettare i confini, ad assumersi la responsabilità delle proprie azioni”, ha dichiarato l’associazione in una nota.
La cronaca di una morte annunciata
I fatti risalgono alla notte tra il 6 e il 7 febbraio, quando Zoe Trinchero, dopo il suo turno di lavoro in un bar della stazione, si è incontrata con un gruppo di amici, tra cui Alex Manna. I due si sarebbero allontanati dal gruppo per un chiarimento, probabilmente legato a un approccio respinto da parte della ragazza. È in quel momento che si è consumata la violenza. Zoe è stata colpita con pugni, strangolata e poi gettata, ancora viva, in un canale. A confessare il delitto è stato lo stesso Manna, dopo un iniziale e goffo tentativo di depistaggio in cui ha cercato di incolpare un’altra persona, un trentenne con problemi psichiatrici, che ha rischiato il linciaggio.
L’autopsia ha confermato la brutalità dell’aggressione: Zoe è morta per un “trauma da precipitazione”, il che significa che era ancora in vita quando è stata lanciata da un’altezza di circa tre metri. Un dettaglio agghiacciante che aggrava ulteriormente la posizione del ventenne, ora in carcere con l’accusa di omicidio volontario aggravato da futili motivi.
La reazione della comunità e il dibattito culturale
L’omicidio di Zoe ha scosso profondamente la comunità di Nizza Monferrato e di tutta la provincia di Asti. Il sindaco di Nizza, Simone Nosenzo, ha proclamato il lutto cittadino per il giorno dei funerali, descrivendo Zoe come una “ragazza solare, conosciuta e benvoluta”. La comunità si è stretta attorno alla famiglia della giovane, avviando anche una raccolta fondi per sostenere le spese legali.
La manifestazione di Non Una di Meno ha acceso i riflettori su una questione cruciale: la necessità di un cambiamento culturale profondo. Le attiviste hanno ribadito che il femminicidio di Zoe non è un’eccezione, ma il tragico risultato di una società che ancora tollera e, in alcuni casi, promuove una visione possessiva e violenta delle relazioni. “Siamo piene di rabbia, di dolore, ma anche di consapevolezza perché sappiamo che questa morte poteva essere evitata”, hanno gridato dal palco, invocando un’educazione affettiva e al rispetto reciproco fin dall’infanzia.
Le parole dell’associazione trovano eco nelle dichiarazioni del Vescovo di Acqui, Mons. Luigi Testore, che ha sottolineato la necessità di “investire con maggiore decisione nell’educazione all’affettività e nel rispetto dell’altro, soprattutto tra i giovani”. Un appello che interroga le istituzioni, la scuola e ogni singolo cittadino sulla responsabilità collettiva nel prevenire simili tragedie.
Un delitto che interroga le nuove generazioni
La giovane età di Zoe e Alex pone interrogativi inquietanti sulle generazioni che la nostra società sta crescendo. L’incapacità di accettare un “no”, la violenza come unica risposta alla frustrazione di un rifiuto, sono segnali allarmanti che non possono essere ignorati. La storia di Zoe, che sognava di diventare psicologa per aiutare gli altri, si è spezzata contro un muro di violenza che ha radici profonde e che richiede un impegno corale per essere abbattuto. La sua morte non deve essere vana, ma deve diventare un monito e uno stimolo per costruire una società in cui nessuna donna debba più morire per aver detto no.
