Milano – Nel dinamico e spesso turbolento universo dei social media, una nuova rivoluzione silenziosa sta rimodellando l’esperienza di milioni di utenti. La piattaforma X, erede di Twitter, ha mandato in pensione il suo tradizionale algoritmo di raccomandazione per la sezione ‘Per Te’, sostituendolo con un sistema avveniristico, interamente governato dall’intelligenza artificiale Grok. Questo cambiamento epocale, svelato da due attenti ricercatori, segna il passaggio da una logica basata su punteggi espliciti a un calcolo puramente probabilistico, sollevando interrogativi cruciali sulla trasparenza e sul controllo umano.

La scoperta: da un sistema a punti a un modello probabilistico

L’analisi che ha portato alla luce questa trasformazione è opera di John Thickstun, docente di informatica presso la Cornell University, e Ruggero Lazzaroni, ricercatore dell’Università di Graz. Esaminando il codice dell’algoritmo, che Elon Musk ha reso parzialmente pubblico su GitHub in una mossa volta ad aumentare la trasparenza, i due esperti hanno identificato una discontinuità radicale rispetto al passato.

Come sottolineato da Lazzaroni, “nella versione precedente del social, i post avevano un punteggio assegnato sulla base dei ‘mi piace’, delle condivisioni, delle risposte generate”. Era un sistema, per quanto complesso, ancora basato su metriche di interazione dirette e quantificabili. Ora, spiega il ricercatore, “a fare la differenza è la probabilità che Grok assegna a quel post di piacere all’utente ed essere condiviso”. Non si tratta più di sommare i “like” o i “retweet”, ma di un’intelligenza artificiale che, analizzando in tempo reale ogni nostra interazione, calcola le probabilità di un nostro futuro coinvolgimento.

Questo nuovo sistema, denominato internamente Phoenix, si affida a un modello “transformer” basato sull’architettura di Grok per analizzare la cronologia delle interazioni di un utente e, su quella base, prevedere quali contenuti, sia organici che pubblicitari, potrebbero suscitare il suo interesse. L’obiettivo dichiarato è eliminare quasi del tutto le euristiche manuali, ovvero le regole fisse impostate dagli ingegneri, per lasciare che sia l’IA a “imparare” autonomamente cosa mostrarci.

Più opacità, meno controllo umano: le preoccupazioni degli esperti

Se da un lato la promessa di Musk era quella di una maggiore trasparenza, la realtà descritta dai ricercatori sembra andare nella direzione opposta. Secondo John Thickstun, questo passaggio di consegne all’IA rende l’algoritmo ancora più “opaco” di prima. “Il potere decisionale di questi algoritmi sta scomparendo e non solo dalla vista del pubblico ma dalla comprensione degli stessi ingegneri interni che lavorano su questi sistemi, perché vengono trasferiti nelle reti neurali”, ha spiegato Thickstun. In pratica, il processo decisionale si sposta all’interno di una “scatola nera” (black box), le cui logiche interne sono difficilmente interpretabili persino per i suoi creatori.

Questa opacità è fonte di preoccupazione, poiché rende quasi impossibile per ricercatori esterni e per gli stessi utenti comprendere appieno perché vedono determinati contenuti e non altri. Nonostante la pubblicazione del codice su GitHub, Thickstun sostiene che si tratti di una versione “redatta” che non consente un vero e proprio audit del sistema. Molti osservatori, infatti, hanno definito l’iniziativa una forma di “teatro della trasparenza”, un gesto più simbolico che sostanziale.

Cosa cambia concretamente per gli utenti e i creator?

Le implicazioni di questo nuovo paradigma sono profonde e toccano direttamente l’esperienza quotidiana sulla piattaforma. Una delle conseguenze più immediate è una potenziale ridefinizione del concetto di “seguire” un account.

  • Meno controllo sul feed: Secondo le analisi, con il nuovo algoritmo una percentuale che potrebbe variare dal 50% al 70% dei contenuti nel feed ‘Per Te’ potrebbe provenire da account che l’utente non segue. Il sistema Phoenix, infatti, cerca attivamente contenuti rilevanti su tutta la piattaforma, non solo nella cerchia di contatti diretti dell’utente.
  • La qualità sulla quantità: L’algoritmo sembra favorire la varietà, limitando il numero di post consecutivi dello stesso autore mostrati ai suoi follower. Questo significa che postare con maggiore frequenza potrebbe addirittura essere controproducente, riducendo la portata complessiva. La vera sfida per i creator diventa quindi quella di produrre contenuti di alta qualità che stimolino interazioni significative, piuttosto che puntare sul volume.
  • Fine delle “regole d’oro”: Le vecchie strategie basate su regole fisse (come la penalizzazione dei link esterni o il peso specifico di like e risposte) vengono meno. Ora, il fattore determinante è la capacità di un contenuto di essere giudicato “interessante” dall’intelligenza artificiale di Grok per un determinato utente.

Il contesto: tra promesse di trasparenza e controversie

La decisione di rendere l’algoritmo open source e di affidarsi a Grok arriva in un momento complesso per X. La piattaforma è sotto la lente d’ingrandimento delle autorità europee per questioni legate alla diffusione di contenuti illegali e possibili pregiudizi algoritmici. Allo stesso tempo, lo stesso chatbot Grok è stato al centro di controversie, ad esempio per la generazione di deepfake a sfondo sessuale, che hanno portato a indagini da parte di garanti della privacy e a limitazioni del servizio.

In questo scenario, la mossa di Musk può essere letta come un tentativo di rispondere alle crescenti richieste di responsabilità e chiarezza. Tuttavia, come evidenziato dagli esperti, la transizione verso un modello AI così complesso e poco interpretabile rischia di ottenere l’effetto contrario, rendendo la piattaforma un ecosistema digitale ancora più indecifrabile e potenzialmente meno controllabile.

La promessa di aggiornamenti costanti del codice su GitHub e di una maggiore interazione diretta con Grok per personalizzare il feed sono passi verso un nuovo tipo di interazione uomo-macchina. Resta però da vedere se questa “trasparenza computazionale” si tradurrà in una reale comprensione e in un maggior potere per l’utente, o se rappresenterà semplicemente un nuovo capitolo nell’evoluzione di algoritmi sempre più potenti e imperscrutabili.

Di davinci

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