SANTIAGO DEL CILE – Un sospiro di sollievo percorre la comunità astronomica mondiale. La società AES Andes, sussidiaria del colosso energetico statunitense AES Corporation, ha comunicato ufficialmente la decisione di abbandonare il megaprogetto industriale ‘Inna’. Questo imponente complesso, destinato alla produzione di idrogeno e ammoniaca verdi, sarebbe sorto a una manciata di chilometri da uno dei luoghi più preziosi per la scienza del cosmo: l’Osservatorio Paranal dello European Southern Observatory (ESO), nel deserto di Atacama. La notizia, giunta il 23 gennaio 2026, pone fine a mesi di accese controversie e mobilitazioni che hanno visto scienziati, istituzioni e cittadini di tutto il mondo uniti nella difesa di un patrimonio inestimabile.

Una Minaccia Concreta al “Più Grande Occhio sul Cielo del Mondo”

Il progetto ‘Inna’, con un investimento previsto di circa 10 miliardi di dollari, si sarebbe esteso su un’area di oltre 3.000 ettari, le dimensioni di una piccola città. La sua vicinanza all’osservatorio, con alcune strutture previste a soli 5-11 chilometri dai telescopi, aveva immediatamente allarmato l’ESO e l’intera comunità scientifica. Il deserto di Atacama, infatti, non è un luogo qualunque: è universalmente riconosciuto come il miglior sito sulla Terra per l’astronomia ottica e infrarossa, grazie alla sua altitudine, all’aria estremamente secca e stabile, e soprattutto a un’oscurità quasi primordiale, libera da inquinamento luminoso.

Un’analisi tecnica dettagliata, condotta dall’ESO nel marzo del 2025, aveva dipinto un quadro a tinte fosche. L’impatto del complesso ‘Inna’ sarebbe stato, secondo gli esperti, “devastante e irreversibile”. Le principali minacce identificate erano quattro, un poker letale per l’osservazione astronomica di precisione:

  • Inquinamento luminoso: Le luci del complesso avrebbero aumentato la luminosità artificiale del cielo sopra il Very Large Telescope (VLT) di almeno il 35%, e di oltre il 55% sopra il sito del Cherenkov Telescope Array Observatory (CTAO-South), compromettendo la capacità di osservare gli oggetti più deboli e distanti dell’universo.
  • Micro-vibrazioni: Le attività industriali, in particolare le turbine eoliche, avrebbero generato vibrazioni del terreno in grado di interferire con la stabilità di strumenti ultra-sensibili come l’Interferometro del VLT (VLTI) e il futuro Extremely Large Telescope (ELT), “il più grande occhio del mondo sul cielo” attualmente in costruzione.
  • Polvere: La costruzione e l’operatività dell’impianto avrebbero sollevato grandi quantità di polvere, che depositandosi sugli specchi dei telescopi ne avrebbe ridotto drasticamente l’efficienza e la sensibilità.
  • Turbolenza atmosferica: Il calore generato dalle infrastrutture avrebbe aumentato la turbolenza dell’aria, degradando la qualità delle immagini astronomiche (il cosiddetto “seeing”) e rendendo le osservazioni meno nitide.

La Mobilitazione Globale e la Svolta di AES Andes

Di fronte a questi rischi, la reazione della comunità scientifica non si è fatta attendere. A partire dalla presentazione del progetto al Servizio di Valutazione Ambientale cileno (SEA) nel dicembre 2024, è partita una campagna di sensibilizzazione a livello globale. Astronomi di fama internazionale, tra cui il premio Nobel Reinhard Genzel, società scientifiche, dirigenti politici e innumerevoli cittadini hanno levato la propria voce per chiedere un ripensamento. Si è sottolineato come il progetto, pur lodevole negli intenti di promuovere energia pulita, mettesse a repentaglio decenni di investimenti internazionali e il futuro stesso della ricerca astronomica in Cile.

La pressione ha dato i suoi frutti. Nel comunicato ufficiale, AES Andes ha motivato la cancellazione del progetto con la decisione di “priorizzare i propri sforzi nello sviluppo e nella costruzione del portafoglio di progetti rinnovabili e di stoccaggio di energia”, in linea con le direttive della casa madre statunitense. Sebbene la compagnia abbia ribadito la compatibilità del progetto con altre attività nella zona, la scelta strategica ha di fatto accolto le istanze degli astronomi.

Un Futuro da Proteggere: La Lezione del Caso ‘Inna’

L’ESO ha accolto con grande favore e sollievo la notizia, pur rimanendo in attesa del ritiro formale del progetto dal SEA per la conferma definitiva. “Quando la cancellazione sarà confermata, saremo sollevati dal fatto che il complesso industriale INNA non verrà costruito vicino al Paranal”, ha dichiarato Xavier Barcons, Direttore Generale dell’ESO. “A causa della sua ubicazione prevista, il progetto rappresenterebbe una grave minaccia per i cieli più bui e limpidi della Terra e per le prestazioni delle strutture astronomiche più avanzate al mondo”.

Il caso ‘Inna’, tuttavia, lascia un’eredità importante. Evidenzia, come sottolineato dallo stesso ESO, “l’urgente necessità di stabilire chiare misure di protezione nelle aree circostanti gli osservatori astronomici”. La vicenda dimostra che il dialogo tra sviluppo industriale, anche quello orientato alla sostenibilità energetica, e la tutela di patrimoni scientifici e naturali unici è non solo possibile, ma necessario. La salvaguardia dei cieli bui del Cile non è solo una questione per addetti ai lavori, ma un impegno per la conoscenza e per le generazioni future, che grazie a finestre sull’universo come Paranal potranno continuare a esplorare i misteri del cosmo.

Di davinci

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