Disparità di trattamento e “colorazione” delle manifestazioni
Il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, è tornato a parlare dei recenti episodi di cronaca che hanno scosso l’Italia, esprimendo forte preoccupazione per una possibile “disparità di trattamento” nella valutazione e nella condanna di atti violenti. Ospite della trasmissione “Quarta Repubblica”, il titolare del Viminale ha messo a confronto l’assalto alla sede della CGIL con altri episodi di violenza, suggerendo che la risposta giudiziaria possa essere influenzata dalla “colorazione delle manifestazioni”. “Per l’assalto alla Cgil, ero prefetto di Roma, ci sono state condanne importanti. È evidente che c’è una disparità del trattamento almeno nella evidenza fattuale, quel fatto fu gravissimo, anche per la potenzialità evocativa”, ha dichiarato Piantedosi, aggiungendo: “ma qui hanno assaltato La Stampa e fatto quel che hanno fatto. Non vorrei che dietro ci fosse una differenziazione a seconda della colorazione delle manifestazioni”.
Queste affermazioni hanno acceso il dibattito politico, con il ministro che ha puntato il dito contro una presunta indulgenza verso certe frange violente dell’antagonismo, contrapposta alla severità mostrata in altre occasioni. Il riferimento è anche agli scontri avvenuti a Torino durante il corteo per il centro sociale Askatasuna, dove si sono registrati numerosi feriti tra le forze dell’ordine.
L’allarme attentati e la “convergenza unica” verso il caos
Un altro punto cruciale dell’intervento del Ministro Piantedosi riguarda la crescente minaccia di attentati e sabotaggi, in particolare alla rete ferroviaria. “Ci sono indagini in corso ma incidere sulla linea ferroviaria crea il rischio di deragliamenti, è uno dei temi che qualcuno di questi personaggi persegue”, ha affermato, sottolineando come tali fenomeni siano in aumento negli ultimi tre anni. Di recente, infatti, si sono verificati tre distinti danneggiamenti sulle linee ferroviarie in concomitanza con l’avvio delle Olimpiadi di Milano-Cortina, con sospetti che puntano alla matrice anarchica. Gli episodi hanno interessato le linee Bologna-Padova e Bologna-Ancona, causando notevoli disagi alla circolazione.
Piantedosi ha parlato di una “convergenza unica” di questi eventi verso un unico obiettivo, pur lasciando agli inquirenti il compito di stabilire l’esistenza di una “regia unica”. L’obiettivo finale, secondo il ministro, sarebbe destabilizzare l’ordine democratico: “l’obiettivo per qualcuno è arrivare alla resa dei conti con lo stato democratico, obiettivo realizzabile con il rovesciamento del governo Meloni”. Questa strategia del caos, secondo il titolare del Viminale, si manifesterebbe attraverso una crescente propensione alla violenza e micro-attentati alle infrastrutture.
Gli scontri di Torino e l’accusa ai manifestanti
Riguardo ai violenti scontri di Torino, che hanno visto la partecipazione di circa 20.000 persone, il Ministro ha usato parole molto dure. Ha sostenuto che i manifestanti pacifici abbiano, di fatto, protetto i violenti. “Avete fatto da scudo a dei criminali, le immagini sono documentate”, ha dichiarato in Parlamento. Secondo la ricostruzione del ministro, un gruppo di circa 1.500 persone, approfittando della massa e dell’oscurità, si è diretto verso le forze di polizia con scudi e altri oggetti contundenti. Questa narrazione ha suscitato reazioni contrastanti, con esponenti dell’opposizione e sindacati di polizia che hanno criticato la generalizzazione, sostenendo che si rischia di criminalizzare il dissenso pacifico.
La manifestazione di Torino, indetta in risposta allo sgombero del centro sociale Askatasuna, è degenerata in una vera e propria guerriglia urbana, con un bilancio di un centinaio di feriti tra le forze dell’ordine e diversi arresti. Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha espresso la sua solidarietà agli agenti feriti.
La risposta dello Stato e le misure di prevenzione
Di fronte a questa escalation di violenza, il Ministro Piantedosi ha ribadito la fermezza dello Stato e la necessità di rafforzare gli strumenti di prevenzione. Ha difeso l’operato delle forze dell’ordine, affermando che “la polizia non deve mai vivere la tentazione di mettersi sullo stesso piano dei manifestanti e dei violenti” e che dispone di strumenti che possono essere esercitati anche in un secondo momento per assicurare i colpevoli alla giustizia. Si sta discutendo, inoltre, di nuove misure di sicurezza, come il fermo preventivo, per impedire ai violenti di agire prima che si verifichino gli scontri. Lo Stato, ha concluso il ministro, è preparato a fronteggiare questo tentativo di destabilizzazione e invoca una risposta unitaria da parte di tutte le forze democratiche.
