Città di Panama – Un appello forte e chiaro per un cambio di rotta nella lotta alla criminalità organizzata. Il presidente di Panama, José Raúl Mulino, ha scosso il dibattito pubblico nazionale con una serie di dichiarazioni incisive rivolte al sistema giudiziario del paese. Al centro delle sue critiche, un “eccesso di garantismo” processuale che, secondo il capo di Stato, starebbe minando l’efficacia delle forze dell’ordine e proteggendo di fatto i delinquenti a scapito della sicurezza dei cittadini onesti.
La critica al “garantismo estremo”
Durante un recente intervento pubblico, tenutosi in occasione della cerimonia di graduazione di nuovi agenti della Forza Pubblica, il presidente Mulino non ha usato mezzi termini. Ha affermato che l’attuale interpretazione delle garanzie processuali si è trasformata in uno scudo per i criminali, ostacolando la lotta contro il narcotraffico e le bande armate che affliggono il paese. “De poco valen más de 60 mil aprehensiones en un año si al final los liberan. El garantismo debe ser para las víctimas, no para los asesinos, los narcos ni las pandillas”, ha sentenziato il mandatario, sottolineando la frustrazione delle forze di sicurezza che vedono i loro sforzi vanificati da decisioni giudiziarie ritenute troppo permissive.
Mulino ha esortato magistrati e pubblici ministeri ad adottare un “pugno di ferro”, abbandonando interpretazioni legali che favoriscono l’impunità. Secondo il presidente, le leggi esistenti sono sufficienti, ma il problema risiede nella loro applicazione. “Non servono più leggi contro i delinquenti, ma bisogna applicare quelle che ci sono”, ha dichiarato, evidenziando una presunta discrepanza tra il lavoro investigativo di polizia e procura e le successive decisioni dei giudici.
Un sistema giudiziario sotto accusa
Le parole del presidente riecheggiano una preoccupazione crescente nella società panamense per l’aumento della criminalità. Mulino ha puntato il dito in particolare contro i “jueces de garantía” (giudici delle indagini preliminari), accusandoli di non fare la loro parte e di applicare misure cautelari troppo blande. “Questo non è giusto, non è giustizia”, ha tuonato Mulino durante il suo discorso di insediamento all’Assemblea Nazionale, criticando una “flessibilità estrema che è stata il fallimento nella lotta contro il crimine”. Ha raccontato di casi in cui criminali arrestati vengono rilasciati dopo pochi giorni “come se si trattasse di una mancanza minore”, invitando i giudici a spiegare settimanalmente alla nazione le ragioni delle loro decisioni.
Il malcontento del presidente si estende anche alla lotta contro la corruzione. In precedenti dichiarazioni, Mulino aveva affermato che il sistema giudiziario “non sta funzionando” nel contrastare questo flagello, criticando anche il sistema bancario per il suo presunto ruolo nel riciclaggio di denaro sporco.
La strategia del “Pugno di Ferro”: il Piano Firmeza
La presa di posizione di Mulino non è solo retorica, ma si inserisce in una strategia di sicurezza più ampia e aggressiva. Il governo ha infatti lanciato il “Plan Firmeza”, un’iniziativa integrale per affrontare il crimine organizzato. Questo piano prevede un’articolazione con i governi locali, la riattivazione di programmi come “armi in cambio di cibo” e un aumento della presenza della polizia sul territorio con pattugliamenti e posti di blocco. L’obiettivo dichiarato è quello di “liberare Panama dalle bande” e restituire le strade ai cittadini onesti.
In questo contesto, il governo sta anche valutando di presentare all’Assemblea Nazionale un progetto di legge antimafia, cercando consulenza da paesi con una lunga esperienza in materia come Italia, Stati Uniti e Francia. Questa mossa legislativa, se attuata, potrebbe rappresentare una svolta significativa nell’approccio di Panama al crimine organizzato.
Contesto e implicazioni
José Raúl Mulino, avvocato ed ex ministro della Sicurezza Pubblica, è salito alla presidenza nel luglio del 2024. La sua elezione è avvenuta in un contesto politico particolare, in sostituzione dell’ex presidente Ricardo Martinelli, dichiarato ineleggibile a causa di una condanna per riciclaggio di denaro. La sua campagna elettorale e le sue prime azioni di governo sono state caratterizzate da una forte enfasi sui temi della sicurezza e della lotta alla corruzione, rispondendo a una sentita domanda da parte della popolazione.
Le sue dichiarazioni stanno generando un acceso dibattito nel paese, contrapponendo la necessità di garantire l’ordine e la sicurezza alla tutela dei diritti e delle garanzie processuali fondamentali in uno stato di diritto. La sfida per il presidente Mulino sarà quella di trovare un equilibrio tra la richiesta di fermezza contro il crimine e il rispetto dei principi democratici e costituzionali, un compito complesso che definirà il futuro della giustizia e della sicurezza a Panama.
