MILANO – Le nevi olimpiche di Milano Cortina 2026 si infiammano non solo per le competizioni agonistiche, ma anche per un acceso dibattito politico che vede protagonisti gli atleti del Team USA e l’ex presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. A gettare benzina sul fuoco, le recenti dichiarazioni della fuoriclasse dello snowboard, Chloe Kim, che ha preso le difese del collega freeskier Hunter Hess, duramente attaccato da Trump, lanciando un potente messaggio di unità e compassione.
L’attacco di Trump e le parole di Hess
La polemica è scoppiata in seguito a un’intervista in cui Hunter Hess, 27enne atleta dell’Oregon specialista dell’halfpipe, ha confessato di provare “emozioni contrastanti” nel rappresentare gli Stati Uniti in questo particolare momento storico. “Ci sono molte cose che non mi piacciono e che non piacciono a molte persone”, ha dichiarato Hess, precisando di sentire di rappresentare più i suoi valori, quelli della sua famiglia e dei suoi amici, piuttosto che l’interezza della situazione politica del paese. La reazione di Donald Trump non si è fatta attendere e, attraverso i suoi canali social, ha definito Hess “un vero perdente”, aggiungendo che “se è così non avrebbe dovuto nemmeno candidarsi per la squadra, è un peccato che ne faccia parte”.
La difesa di Chloe Kim: “Fiera delle mie origini, guidati da amore e compassione”
La risposta a queste dure parole è arrivata forte e chiara da una delle atlete più rappresentative e vincenti del Team USA, la due volte campionessa olimpica nell’halfpipe Chloe Kim. Durante una conferenza stampa a Livigno, sede delle gare di snowboard, la Kim ha espresso piena solidarietà a Hess, toccata personalmente dalla vicenda. “Ovviamente, essendo i miei genitori immigrati, questa cosa mi ha sicuramente toccato molto da vicino”, ha affermato la campionessa, i cui genitori sono originari della Corea del Sud.
Con la calma e l’autorevolezza che la contraddistinguono, ha poi aggiunto: “Sono fiera e orgogliosa di rappresentare gli Stati Uniti, un Paese che ha permesso ai miei genitori di stare bene. Ma abbiamo il diritto di esprimere le nostre opinioni su ciò che sta accadendo e penso che dovremmo essere guidati dall’amore e dalla compassione, e mi piacerebbe vederne di più”. Un appello all’unità e al sostegno reciproco in un momento di forte divisione politica.
Un fronte compatto: le voci degli altri atleti
Le parole di Chloe Kim non sono rimaste isolate. A farle eco sono state altre compagne di squadra, come Bea Kim, che ha sottolineato come la diversità sia la vera forza dell’America, e Maddie Mastro, che pur dicendosi orgogliosa di rappresentare il proprio paese, ha espresso tristezza per la situazione interna. Questo sentimento di disagio è condiviso da diversi membri della delegazione a stelle e strisce, che pur manifestando il loro amore per la bandiera, non nascondono le critiche verso l’attuale clima politico, in particolare su temi come l’immigrazione. Anche altri atleti, come il freeskier Chris Lillis e la pattinatrice Amber Glenn, hanno espresso preoccupazione per i diritti e la giustizia sociale negli Stati Uniti.
Il contesto: l’attivismo degli atleti e il palcoscenico olimpico
La vicenda si inserisce in un dibattito più ampio e storico sul ruolo degli atleti come figure pubbliche e sulla legittimità del loro attivismo politico. Le Olimpiadi, da sempre, non sono solo un evento sportivo, ma anche una potente cassa di risonanza per messaggi sociali e politici. Gesti come il pugno alzato di Tommie Smith e John Carlos a Messico ’68 sono entrati nella storia, dimostrando come la piattaforma olimpica possa essere utilizzata per portare all’attenzione del mondo intero battaglie per i diritti civili.
L’intervento di atlete del calibro di Chloe Kim, seguita da milioni di fan in tutto il mondo, assume quindi un’importanza cruciale. Non si tratta più solo di difendere un compagno di squadra, ma di rivendicare il diritto alla libertà d’espressione e di utilizzare la propria visibilità per promuovere valori di inclusione, rispetto e compassione, in netto contrasto con una retorica divisiva.
Verso le gare: un’atleta concentrata ma consapevole
Nonostante il clamore mediatico, Chloe Kim, che a Milano Cortina punta alla storica terza medaglia d’oro consecutiva nell’halfpipe, appare determinata e concentrata sui suoi obiettivi sportivi. Recentemente ha dovuto fare i conti con un infortunio alla spalla, ma ha assicurato di essere pronta per le competizioni. La sua forza, tuttavia, non risiede solo nelle sue incredibili doti atletiche, ma anche nella sua capacità di essere un modello positivo, una leader che non ha paura di esporsi per ciò in cui crede. Le sue parole risuonano potenti sulle nevi italiane, ricordando a tutti che lo sport, nella sua essenza più nobile, è un veicolo di unione e non di divisione.
