Un terremoto scuote i vertici del Ministero dell’Economia e delle Finanze (Mef). Stefano Di Stefano, figura di spicco del dicastero di Via XX Settembre e attuale consigliere di amministrazione di Banca Monte dei Paschi di Siena (Mps), è stato iscritto nel registro degli indagati dalla Procura di Milano. L’ipotesi di reato a suo carico è quella di insider trading, un’accusa pesante che getta un’ombra sulla gestione delle partecipazioni statali e sulla trasparenza dei mercati finanziari.
Al centro dell’inchiesta, coordinata dal procuratore aggiunto Roberto Pellicano e dai pm del pool reati economici, vi sarebbe l’acquisto di azioni di Mediobanca e della stessa Mps per un valore complessivo di circa 100mila euro. Le operazioni sarebbero state effettuate a cavallo dell’offerta pubblica di scambio lanciata da Mps sull’istituto di Piazzetta Cuccia, un periodo denso di movimenti strategici nel cosiddetto “risiko bancario”. Secondo gli inquirenti, Di Stefano avrebbe sfruttato informazioni privilegiate, di cui era in possesso grazie al suo doppio ruolo di dirigente ministeriale e consigliere della banca senese, per realizzare un profitto personale, seppur apparentemente esiguo, stimato in poche migliaia di euro.
Il ruolo chiave e l’accesso a informazioni sensibili
Stefano Di Stefano ricopre una posizione di assoluto rilievo all’interno del Mef, essendo a capo della Direzione “partecipazioni societarie e tutela degli attivi strategici”. Questo incarico gli conferisce la responsabilità diretta sulla gestione e valorizzazione della fitta rete di società partecipate dallo Stato. Inoltre, detiene la delega per le “attività propedeutiche all’esercizio dei poteri speciali”, il cosiddetto golden power, lo strumento con cui il governo tutela gli asset strategici nazionali da scalate ostili o influenze esterne. Tale posizione gli garantisce l’accesso a un flusso costante di informazioni riservate e strategiche, elemento centrale nell’ipotesi accusatoria della Procura milanese.
Nominato nel consiglio di amministrazione di Mps nell’aprile del 2022 in rappresentanza del Tesoro, Di Stefano è anche membro del Comitato rischi e sostenibilità della banca. Il suo ruolo era fondamentale nei rapporti tra l’istituto di credito, salvato con fondi pubblici, e il suo principale azionista, lo Stato, che tuttora detiene una quota del capitale. È proprio in virtù di questa poltrona che, secondo l’accusa, avrebbe avuto accesso anticipato a notizie riservate sull’operazione Mps-Mediobanca.
Le origini dell’indagine e il sequestro del cellulare
L’indagine che coinvolge Di Stefano nasce come una costola di un’inchiesta più ampia della Procura di Milano sull’acquisizione di Mediobanca da parte di Mps. In quel filone principale, che vede indagati per ostacolo alla vigilanza e aggiotaggio figure di primo piano della finanza italiana come Francesco Gaetano Caltagirone, Francesco Milleri e l’amministratore delegato di Mps Luigi Lovaglio, Di Stefano non risultava inizialmente coinvolto.
La svolta è arrivata lo scorso novembre, quando la Guardia di Finanza ha sequestrato il suo telefono cellulare. Dall’analisi del dispositivo sarebbero emersi gli elementi che hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati per insider trading. Già in precedenza, il suo nome era comparso in alcune intercettazioni. In una telefonata con il vicedirettore di Cassa Depositi e Prestiti, Alessandro Tonetti (non indagato), Di Stefano chiedeva informazioni sui rapporti commerciali tra Cdp e Mediobanca, definendo l’approccio di quest’ultima “molto antigovernativo” nel contesto dell’operazione con Mps.
L’ipotesi di reato si sarebbe ulteriormente consolidata a seguito di una segnalazione all’Unità di Informazione Finanziaria (UIF) di Bankitalia da parte dell’intermediario attraverso cui Di Stefano avrebbe effettuato le operazioni di compravendita dei titoli.
Una carriera di peso tra pubblico e privato
L’indagine colpisce un dirigente con un curriculum di altissimo profilo. Laureato in Economia presso l’Università Luiss di Roma, Stefano Di Stefano ha costruito la sua carriera nel corso di decenni, maturando esperienze significative sia nel settore privato che in quello pubblico. Tra le tappe principali del suo percorso professionale si annoverano incarichi in Bnp, Sofipa (Mediocredito Centrale), Iri e, dal 2000 al 2009, in Invitalia, prima del suo approdo al Ministero dell’Economia. La sua carriera è stata caratterizzata da ruoli di crescente responsabilità nella gestione finanziaria e delle partecipazioni societarie, che lo hanno reso uno dei più influenti dirigenti di Via XX Settembre.
Al momento, il Ministero dell’Economia non ha rilasciato commenti ufficiali sulla vicenda. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato avviato un confronto con il diretto interessato, che potrebbe portare a decisioni riguardo alla sua posizione lavorativa già nelle prossime ore. La vicenda solleva interrogativi cruciali sull’adeguatezza dei presidi a tutela della riservatezza delle informazioni strategiche e sull’etica di chi, ricoprendo ruoli pubblici di tale delicatezza, si trova a gestire il confine tra interesse dello Stato e opportunità personali.
