SANTA CLARA, California – La sua è una parabola che sfida le leggi della fisica sociale, un’accelerazione quantistica che ha proiettato Benito Antonio Martínez Ocasio, figlio di un camionista e di una maestra di Vega Baja, Porto Rico, dall’anonimato di un supermercato all’olimpo delle superstar mondiali. Il mondo lo acclama come Bad Bunny, “El Conejo Malo”, un nome nato da una foto d’infanzia e diventato un marchio globale, simbolo di una rivoluzione culturale che ha portato la musica in lingua spagnola a dominare le classifiche globali e a conquistare il palco più ambito: l’half-time show del Super Bowl LX.

Una notte per la storia: il Super Bowl LX

Di fronte a oltre 134,5 milioni di spettatori, un record assoluto per l’evento, Bad Bunny ha trasformato il Levi’s Stadium in una vibrante celebrazione della cultura portoricana e latina. È stato il primo artista latino a esibirsi come headliner solista, cantando quasi interamente in spagnolo, una scelta audace e potente. La sua performance di 13 minuti è stata un’ode alle sue radici: scenografie che ricreavano la vita quotidiana dell’isola, dalle piantagioni di canna da zucchero ai carretti di piraguas, dai giocatori di domino alle tradizionali garitas di Old San Juan. Sul palco, con ospiti del calibro di Lady Gaga e Ricky Martin, ha mescolato tradizione e contemporaneità, rendendo omaggio a chi, come Daddy Yankee con un frammento di “Gasolina”, ha spianato la strada. Il culmine emotivo è arrivato quando, sollevando un pallone da football con la scritta “Together, we are America”, ha voluto ridefinire il concetto di “americano” come identità continentale, unendo Nord e Sud in un unico abbraccio.

L’ascesa del “Conejo Malo”: dai record di streaming ai Grammy

L’esibizione al Super Bowl è solo l’ultimo capitolo di una carriera costellata di successi senza precedenti. La sua ascesa inizia nel 2016 con il brano “Diles”, pubblicato su SoundCloud mentre lavorava ancora come cassiere. Quel pezzo catturò l’attenzione del produttore DJ Luian, segnando l’inizio di una scalata vertiginosa. Nel 2025, Bad Bunny ha riconquistato il titolo di artista più ascoltato al mondo su Spotify per la quarta volta, accumulando la cifra stratosferica di 19.8 miliardi di stream. Il suo ultimo album, “Debí Tirar Más Fotos”, non solo ha dominato le classifiche globali della piattaforma, ma ha scritto una pagina indelebile nella storia della musica.

Pochi giorni prima del Super Bowl, durante la 68ª edizione dei Grammy Awards, Bad Bunny ha trionfato, vincendo tre premi. Il più prestigioso, Album of the Year, è stato un momento storico: per la prima volta, un album interamente in lingua spagnola si è aggiudicato il massimo riconoscimento dell’industria musicale. La sua vittoria è stata un potente messaggio di inclusione e riconoscimento per milioni di artisti e fan latini in tutto il mondo.

Più di un musicista: un attivista e un’icona di stile

Ma ridurre Bad Bunny a una macchina da hit sarebbe un errore. A 31 anni, Ocasio è una figura complessa e poliedrica: un attivista senza paura, un’icona di stile che sfida le convenzioni di genere e un attore emergente. La sua voce non risuona solo dai palchi, ma anche nelle piazze e nel dibattito pubblico. Ha usato la sua piattaforma per denunciare le politiche migratorie dell’amministrazione Trump, come nel suo discorso ai Grammy dove ha dichiarato “ICE out”, e per criticare la gestione delle crisi a Porto Rico, come l’uragano Maria e la successiva gentrificazione. La sua musica, in particolare brani come “El Apagón” e l’intero album “Debí Tirar Más Fotos”, è intrisa di commento sociale, un dialogo costante con le sue radici e le lotte del suo popolo.

Questa tensione tra globale e locale è la chiave del suo successo. Più la sua fama cresce, più Benito resta ancorato alla sua isola. Ha cancellato tour negli Stati Uniti per tenere una lunga residency di 31 concerti a San Juan, per non esporre i suoi fan a potenziali minacce da parte dell’ICE. La sua musica è un melting pot di generi: salsa, reggaeton, trap, dembow, bolero, fusi con ritmi tradizionali portoricani come bomba e plena.

Il suo impatto si estende anche al mondo della moda e del cinema. Collaborazioni con marchi come Adidas, Crocs e Gucci, e un approccio fluido all’abbigliamento che lo ha visto posare in abiti femminili sulla copertina di Harper’s Bazaar, lo hanno reso un guru dello stile. Sul grande schermo, ha recitato in film come “Bullet Train” e nei più recenti “Happy Gilmore 2” e “Caught Stealing”, dimostrando una versatilità che va ben oltre la musica. Persino il mondo del wrestling lo ha visto protagonista con la WWE.

Un marchio globale con radici profonde

La parabola di Bad Bunny è la storia di come un’identità locale e orgogliosamente boricua possa diventare un linguaggio universale. Dal costume da coniglio che gli ha dato il nome alla bandiera portoricana con il suo “azul claro” indipendentista sventolata sul palco del Super Bowl, ogni sua mossa è una rivendicazione culturale. In un’epoca di divisioni, la sua musica e il suo messaggio uniscono, celebrando la ricchezza della diversità e dimostrando che, per conquistare il mondo, non è necessario rinunciare a chi si è. Anzi, è proprio da lì che bisogna partire.

Di davinci

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