ROMA – La storia, ammoniva Cicerone, è maestra di vita. Un monito che risuona con particolare forza nelle sale del convegno “Quantum Leap”, l’evento organizzato dalla Fondazione per l’Innovazione Cotec che ha chiamato a raccolta il gotha della ricerca scientifica, i vertici delle grandi aziende e i rappresentanti delle istituzioni. Il tema, tanto affascinante quanto cruciale per il nostro futuro, è quello delle tecnologie quantistiche. L’atmosfera è carica di un senso di urgenza: l’Italia e l’Europa sono a un bivio strategico e non possono permettersi di replicare gli errori del passato, come il ritardo accumulato durante la prima rivoluzione digitale.
Il Fantasma della Rivoluzione Digitale Mancata
La disamina più lucida e, per certi versi, più severa è giunta da Marco Conti, dell’Istituto di Informatica e Telematica del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). “Se oggi l’Europa e l’Italia hanno un ritardo nei confronti degli Stati Uniti è perché non hanno saputo cogliere le potenzialità della rivoluzione digitale”, ha affermato Conti, mettendo il dito in una piaga mai del tutto rimarginata. L’errore capitale, ha sottolineato, fu una “mancata strategia politica e industriale”, una sorta di miopia collettiva che impedì di vedere oltre il semplice trasferimento di informazioni in codice binario. Non si comprese appieno che il digitale avrebbe riscritto le regole del gioco, creando servizi, mercati e paradigmi sociali fino a quel momento inimmaginabili. E tutto questo, ha aggiunto con rammarico Conti, nonostante le competenze accademiche e scientifiche non mancassero affatto nel nostro Paese.
Dal mio punto di vista di fisico prestato all’ingegneria, l’analisi di Conti è impeccabile. La transizione al digitale non fu solo un upgrade tecnologico, ma un cambio di paradigma che richiedeva una visione sistemica. Ora, con le tecnologie quantistiche, la posta in gioco è, se possibile, ancora più alta. Non parliamo di computer semplicemente più veloci, ma di macchine capaci di affrontare problemi oggi intrattabili, che operano secondo le leggi controintuitive della meccanica quantistica come la sovrapposizione e l’entanglement.
La Sfida Quantistica: Un Ecosistema Integrato
L’appello del mondo scientifico è chiaro: le tecnologie quantistiche non devono essere viste come un settore isolato. “Non dobbiamo pensarle come isole slegate dal resto ma come parte integrante e innovativa di tanti altri settori tecnologici, dal supercalcolo alla cyber security”, ha proseguito Conti. Questo è il cuore della sfida: creare un ecosistema quantistico. Il supercalcolo, già fondamentale in ambiti come la fluidodinamica per progettare auto più aerodinamiche o la ricerca di nuovi materiali, può essere potenziato in modo esponenziale. L’integrazione tra calcolo ad alte prestazioni (HPC) e quantum computing è vista come la via maestra per affrontare problemi complessi, ad esempio nel settore energetico per ottimizzare la produzione da fonti rinnovabili o sviluppare materiali per la fusione nucleare.
Allo stesso tempo, la minaccia quantistica alla sicurezza informatica è reale. Un computer quantistico sufficientemente potente potrebbe, in teoria, frantumare gli attuali sistemi crittografici che proteggono le nostre transazioni bancarie, le comunicazioni e i dati sensibili. Sviluppare una crittografia “post-quantum” non è un’opzione, ma una necessità strategica per la sicurezza nazionale e la stabilità economica.
L’Europa ha le Carte in Regola, ma il Tempo Stringe
Le preoccupazioni espresse al convegno sono state condivise da molti, a partire da Massimo Inguscio, figura di spicco di Eniquantic, la joint venture tra Eni e ITQuanta nata per sviluppare un computer quantistico a supporto della transizione energetica. Inguscio ha evidenziato la rapida evoluzione di queste tecnologie e il loro impatto sugli scenari globali, sottolineando la necessità di agire in fretta.
Tuttavia, il quadro non è solo a tinte fosche. Dario Pagani, vicepresidente di Cotec e figura chiave in Eni, ha offerto una nota di ottimismo ponderato. “A differenza di altri settori tecnologici, nel quantum l’Europa ha tutte le carte in regola per essere della partita, non abbiamo mancanze o limitazioni strutturali di nessun tipo”. Questo è un punto cruciale. La ricerca di base in Europa è di altissimo livello. La sfida, come ha rimarcato Pagani, è far dialogare e collaborare strettamente industria e ricerca: la prima per valorizzare le applicazioni concrete e generare valore, la seconda per continuare a spingere la frontiera della conoscenza.
In questo contesto, si inserisce la Strategia italiana per le tecnologie quantistiche, un documento programmatico elaborato da un gruppo di esperti sotto l’egida di diversi ministeri per delineare una roadmap nazionale. L’obiettivo è consolidare il ruolo del Paese, colmare i divari esistenti e generare nuove filiere industriali e occupazione qualificata, in linea con le iniziative europee come la European Declaration on Quantum Technologies.
Investire sui Giovani: il Capitale Umano come Asset Strategico
Un filo rosso ha legato tutti gli interventi: la centralità del capitale umano. “Parallelamente dobbiamo investire di più sui giovani”, ha chiosato Dario Pagani. Senza una nuova generazione di fisici, ingegneri, informatici e tecnici specializzati, qualsiasi strategia rimarrebbe lettera morta. La formazione di profili ad alta competenza è la leva fondamentale per attrarre investimenti, far nascere startup innovative e trattenere i talenti nel nostro Paese. L’Italia, come emerso da recenti report della stessa Fondazione Cotec, ha un buon posizionamento di partenza sulle competenze scientifiche e innovative, una base solida su cui costruire il futuro.
Il “salto quantistico”, dunque, non è solo una questione di qubit e algoritmi. È una sfida culturale, politica e industriale. Richiede visione, investimenti mirati e, soprattutto, la capacità di fare sistema. L’Italia e l’Europa hanno di fronte un’opportunità storica per posizionarsi alla guida di una rivoluzione che definirà il XXI secolo. Perdere questo secondo treno non è un’opzione contemplabile.
