Una voce che, nonostante oltre due decenni di prigionia, gran parte dei quali in totale isolamento, non si è mai spenta. Anzi, ha continuato a risuonare come simbolo di unità e speranza per il popolo palestinese. È la voce di Marwan Barghouti, il leader politico e parlamentare che a ogni sondaggio risulta essere la figura più popolare e autorevole in Palestina, tanto da essere da molti definito il “Mandela della Palestina”. A questa figura iconica della lotta per l’autodeterminazione è dedicato il libro “Unbroken. Per la libertà della Palestina”, che sarà pubblicato a novembre 2026 da Rizzoli in contemporanea mondiale, offrendo al pubblico internazionale un accesso senza precedenti al suo pensiero e alla sua storia.

Un ritratto intimo e potente

L’opera si preannuncia come un evento editoriale di grande rilevanza, componendo per la prima volta un ritratto intimo e potente della vita e dell’impegno politico di Barghouti. Il volume raccoglierà una preziosa selezione di documenti: dalle lettere private inviate alla famiglia e a figure pubbliche di spicco, a interviste rilasciate ai giornali, passando per dichiarazioni pubbliche e importanti documenti storici. Saranno inoltre inclusi estratti dal suo libro “Mille giorni in isolamento”, finora disponibile solo in lingua araba, e una serie di fotografie personali che ne illuminano il percorso umano e politico. “Questa è la sua storia, raccontata con le sue parole”, una narrazione che promette di essere “non messa a tacere, non fermata”.

“Per lungo tempo, ho desiderato che il mondo potesse sentire direttamente la voce di Marwan, senza interferenze del rumore che lo circonda”, scrive la moglie, Fadwa Barghouti, nell’introduzione al libro. Un desiderio che si realizza per offrire, soprattutto alle nuove generazioni cresciute mentre lui era dietro le sbarre, una comprensione autentica di chi sia veramente Marwan Barghouti e di come incarni la lotta palestinese per la libertà e la dignità.

Dal villaggio di Kobar alla leadership politica

Nato nel 1959 nel villaggio di Kobar, in Cisgiordania, Barghouti ha vissuto fin da giovane sotto il controllo militare israeliano seguito alla guerra del 1967. Il suo attivismo politico inizia presto, a soli 15 anni entra in Fatah, e lo porta a subire ripetuti arresti. Durante la detenzione impara l’ebraico e approfondisce i suoi studi, conseguendo in carcere il diploma di scuola superiore e, successivamente, una laurea in Storia e Scienze Politiche e un master in Relazioni Internazionali presso l’Università di Birzeit. La sua formazione accademica, unita a un carisma naturale, lo impone come leader del movimento giovanile Shabiba e, in seguito, come figura di spicco durante la Prima e la Seconda Intifada.

Eletto nel Consiglio legislativo palestinese nel 1996, Barghouti si è distinto per il suo impegno nel dialogo con il movimento pacifista israeliano, partecipando attivamente ai negoziati legati agli Accordi di Oslo, pur mantenendo una posizione critica e radicata nelle istanze del suo popolo. La sua visione politica è sempre stata fondata su principi quali l’unità nazionale, il potere dell’educazione, i diritti delle donne, la giustizia e l’autodeterminazione.

L’arresto, il processo e la prigionia

Il 15 aprile 2002, nel pieno della Seconda Intifada, le forze israeliane arrestano Barghouti a Ramallah. Trasferito in Israele, viene processato con l’accusa di terrorismo e coinvolgimento in attacchi mortali. Barghouti ha sempre respinto ogni addebito, rifiutandosi di riconoscere la legittimità del tribunale israeliano e di presentare una difesa. Il processo è stato ampiamente criticato da organizzazioni per i diritti umani e giuristi internazionali per la presunta violazione delle leggi internazionali, incluse le Convenzioni di Ginevra. Nel 2004 viene condannato a cinque ergastoli più 40 anni di reclusione.

Nonostante la dura prigionia, segnata da lunghi periodi di isolamento e, secondo recenti denunce della famiglia, da violenti pestaggi, la sua influenza politica non è diminuita. Dal carcere, è stato uno dei principali promotori del “Documento dei prigionieri” del 2006, un testo che ha gettato le basi per la riconciliazione nazionale tra Fatah e Hamas, proponendo un percorso politico verso una soluzione a due Stati basata sui confini del 1967. Ha inoltre organizzato scioperi della fame per rivendicare migliori condizioni detentive per i prigionieri palestinesi.

Una campagna internazionale per la sua liberazione

La figura di Barghouti è al centro di una vasta mobilitazione internazionale che ne chiede la liberazione. Il 29 novembre 2025 è stata lanciata ufficialmente una nuova Campagna Internazionale per la Liberazione di Marwan Barghouti, con iniziative coordinate in tutto il mondo, da installazioni artistiche nella sua città natale, Kobar, a murales apparsi a Londra e manifestazioni in Europa, Stati Uniti e Sudafrica.

A dicembre dello stesso anno, oltre 200 personalità del mondo della cultura – tra cui Margaret Atwood, Annie Ernaux, Benedict Cumberbatch, Peter Gabriel, Sting e Sir Ian McKellen – hanno firmato una lettera aperta per chiederne il rilascio, sottolineando il suo ruolo cruciale per il futuro della pace. Molti analisti e leader internazionali vedono in lui l’unica figura in grado di realizzare l’unità palestinese, ripristinare la legittimità istituzionale e riaprire un serio processo di pace con Israele. La sua liberazione è considerata un passo fondamentale, un “obbligo morale” come lo ha definito la moglie Fadwa, per poter costruire un futuro di giustizia e dignità per entrambi i popoli.

Di euterpe

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