Firenze – Si allarga e assume contorni sempre più definiti l’inchiesta della Procura di Firenze sul cosiddetto “cubo nero”, la controversa struttura architettonica realizzata nell’area dell’ex Teatro Comunale. Il numero degli indagati è salito a dieci e le ipotesi di reato formulate a vario titolo sono pesanti: abuso edilizio, falso ideologico e violazione delle norme urbanistiche a tutela del paesaggio. La vicenda, che da mesi infiamma il dibattito cittadino per l’impatto visivo dell’edificio sullo storico skyline fiorentino, tutelato dall’Unesco, entra così in una fase cruciale.
Le Indagini della Procura e le Ipotesi di Reato
L’inchiesta, coordinata direttamente dalla procuratrice Rosa Volpe e condotta dai Carabinieri e dalla Guardia di Finanza, si concentra sull’intero e complesso iter burocratico che ha portato al rilascio delle autorizzazioni per la costruzione del complesso immobiliare. Partita nell’agosto del 2025 come fascicolo conoscitivo senza indagati, l’indagine ha subito un’accelerazione a fine settembre con l’acquisizione di una corposa documentazione presso la Direzione Urbanistica del Comune di Firenze e la sede della Soprintendenza Archeologica, Belle Arti e Paesaggio.
Gli inquirenti stanno vagliando con la massima attenzione ogni singolo passaggio, con un focus particolare sui pareri forniti in merito al progetto di riconversione urbanistica. L’ipotesi al centro delle verifiche è che vi sia stata una discrepanza tra quanto attestato nei documenti progettuali e quanto effettivamente realizzato, soprattutto in termini di altezze, forme e colori. Il reato di falso ideologico, contestato ad alcuni degli indagati, suggerisce che le indagini si stiano muovendo proprio in questa direzione.
Chi sono gli Indagati
Massimo riserbo, al momento, sui nomi degli iscritti nel registro degli indagati. Tuttavia, dalle informazioni trapelate, emerge che si tratterebbe di figure appartenenti a diversi enti e organismi che hanno avuto un ruolo nel processo autorizzativo. Tra questi, figurerebbero dirigenti e tecnici della direzione urbanistica di Palazzo Vecchio e membri della commissione paesaggistica del Comune. Questi ultimi avrebbero avuto il compito di vigilare sull’intero processo di valutazione dell’impatto ambientale e urbanistico della nuova costruzione. Nei prossimi giorni, gli indagati saranno convocati in Procura per essere interrogati e avranno modo di chiarire la propria posizione.
La Genesi del “Cubo Nero” e le Polemiche
La vicenda del “cubo nero” affonda le sue radici nella dismissione e successiva demolizione dello storico Teatro Comunale di Firenze. L’area è stata al centro di un’importante operazione immobiliare che ha portato alla costruzione di un complesso con appartamenti di lusso e residenze per soggiorni turistici di alta gamma. Fin dalla sua comparsa, la struttura, caratterizzata da un colore scuro e da un’altezza che la fa svettare sopra i tetti circostanti, ha suscitato un’ondata di proteste da parte di cittadini, comitati e associazioni, che l’hanno definita un “pugno in un occhio” e una “ferita” inferta alla bellezza di Firenze.
Le critiche si sono concentrate non solo sull’aspetto estetico, ma anche sulla presunta violazione dei delicati equilibri paesaggistici di un’area protetta. La questione ha assunto anche una forte valenza politica, con le opposizioni in Consiglio Comunale che hanno più volte chiesto chiarezza sull’operato dell’amministrazione. Emerge, dalle prime fasi dell’inchiesta, un possibile rimpallo di responsabilità tra il Comune e la Soprintendenza riguardo le autorizzazioni e i controlli sul cantiere, in particolare per quanto concerne il colore “brunito” della struttura e le altezze.
Le Reazioni e le Prospettive Future
La notizia dell’iscrizione di dieci persone nel registro degli indagati è stata accolta con favore da chi da tempo denunciava l’impatto negativo dell’opera. L’amministrazione comunale, in una nota, ha espresso “piena fiducia nella magistratura”, auspicando che le indagini possano chiarire la vicenda in tempi rapidi. Eike Schmidt, ex direttore degli Uffizi e ora consigliere comunale, ha definito il “cubo nero” “un insulto a una città che ha costruito bellezza”, sottolineando la necessità di accertare tutte le responsabilità e auspicando non solo un cambio di colore ma anche una riduzione dell’altezza dell’edificio.
L’inchiesta è solo all’inizio e il percorso giudiziario si preannuncia lungo e complesso. Resta da vedere quali saranno gli sviluppi e se verranno accertate responsabilità penali. Al di là dell’esito processuale, la vicenda del “cubo nero” ha riacceso con forza il dibattito sulla tutela del patrimonio storico-artistico e sulla necessità di un modello di sviluppo urbano che sappia coniugare modernità e rispetto del paesaggio, un tema quanto mai cruciale per una città unica al mondo come Firenze.
